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La fuga dei Talenti: i giovani italiani che emigrano

La questione dei giovani talenti e della loro fuga all’estero è un argomento di fondamentale importanza per prospettare quello che sarà il futuro del nostro paese sotto tutti i punti di vista.
Se ne discute spesso, sconfinando talvolta nell’ovvio e nel banale, e perdendo probabilmente di vista la centralità del tema, il fulcro sul quale focalizzare l’attenzione affrontando la questione come reale, tangibile e non soltanto come l’ennesimo problema che affligge la nostra società.
La domanda è più che mai semplice e diretta: ci si renda effettivamente conto della complessità del problema e di quelle che potrebbero essere le conseguenze per il futuro di un paese se non viene posto un rimedio efficace?
Un‘ intera generazione di talenti destinata ad espatriare in cerca di migliori e più favorevoli condizioni di vita condurrebbe inevitabilmente al collasso della nostra già povera Italia nel giro di qualche anno portando a gravissime ripercussioni sul sistema produttivo tutto intero.

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Il blog che racconta le storie dei cervelli in fuga:

Per dar voce alle migliaia di giovani italiani sparsi nel mondo, che hanno preso la decisione di abbandonare la patria natìa allo scopo di trovare un contesto migliore nel quale inserirsi, è nato da tempo un progetto che si pone come obiettivo proprio il far prendere coscienza di questa realtà; un blog di riferimento, il cui nome abbastanza esplicativo è “La Fuga dei Talenti”, nel quale convogliano esperienze, storie ed idee di tanti giovani talenti italiani che hanno deciso di emigrare perché non abbastanza apprezzati e valutati qui da noi. Incontriamo l’autore del blog, Sergio Nava, giornalista classe 1975, per parlare di questo progetto.
Come nasce questo progetto “La fuga dei talenti”?
“Il progetto nasce da una sperimentazione in prima persona di quello che ho toccato con mano vivendo all’estero. Voglio sottolineare che il giovane italiano se ne va spesso con l’amarezza di essere costretto a farlo; una volta emigrato si ritrova in un altro contesto dove, superate le iniziali difficoltà di adattamento, si trova ad essere valutato e selezionato per quelli che sono i suoi reali meriti. A quel punto si pone domande sul perché in Italia ciò non sia possibile e sui motivi per i quali, qui da noi, esser giovani, meritevoli e qualificati è più spesso un impedimento che un vantaggio.”
Quindi la fuga all’estero appare quasi come una necessità?
“Chiaramente nessuno ti obbliga a partire, però è una presa di coscienza. Se hai un minimo di ambizione devi andare via. Ciò vale per molti settori; dalla ricerca all’ università, passando per molte professioni, tirocini, per il campo dell’impresa. Il clichè che a fuggire sono solo i ricercatori andrebbe assolutamente smontato. Per non parlare poi del futuro, inteso come investimenti in progetti, ricerche, tutti temi fuori dall’ agenda politica. E ci tengo a sottolineare che questo non riguarda soltanto l’attuale momento, facilmente giustificabile con la crisi attuale, ma in Italia è una costante.”

Perchè i giovani cervelli di valore emigrano:

Quali potrebbero essere secondo lei le cause che spingono a questa fuga dei migliori?
“Voglio fare una premessa: l’istruzione non è per niente male in Italia, anzi le vecchie lauree quadriennali e quinquennali erano addirittura percorsi formativi molto più completi rispetto a quelli di altri paesi che adesso vengono visti come maggiormente progrediti rispetto a noi, paradossalmente a livello di formazione l’italiano è messo meglio di altri, e questo nonostante i baroni che dominano incontrastati negli atenei. Tutto parte dallo step successivo; il problema è di selezione, qui non c’è mercato. Per capirci, in Italia difficilmente trovi bandi sul giornale od offerte di lavoro di alto livello, come avviene ad esempio in Inghilterra per le grandi aziende e posti prestigiosi. Ciò vale per tutti i campi, dall’impresa all’università, alla medicina dove i posti sono sempre pochi e magari distribuiti dal primario di turno.”
Qual è lo step successivo?
“Superati questi problemi, che già appaiono alquanto insormontabili, ne subentrano altri di egual livello quali salario e prospettive; il salario di un neo laureato italiano è circa 600 / 700 euro più basso rispetto alla media dell’ Europa centro settentrionale. Di prospettive di carriera non ne parliamo proprio; c’è un grosso problema di mentalità in Italia, quello di dire sempre e comunque signorsì per cercare di evitare conflitti, o peggio ancora del rischio di vedersi rubate le migliori idee perche ci sono persone che dirigono ed hanno ruoli di potere che non hanno idee da 40 anni e che hanno instaurato un metodo gerontocratico.”
Questo progetto che ha creato nasce da lei in prima persona? Quante testimonianze raccoglie?
“Si è nato da me e si è rafforzato con l’esperienza all’estero che ha aumentato le mie convinzioni; qui c’è un grosso problema strutturale,  un soffocamento della realtà giovanile. Da ciò è nata l‘ idea di creare un blog (fugadeitalenti.wordpress.com ) per portare avanti questo discorso, e da li sono nate tutta una serie di iniziative proposte sul sito. Tra le più importanti cito ad esempio la lettera di 16 espatriati rivolta al Presidente della Repubblica, alla quale Giorgio Napolitano ha dato risposta. L’ idea centrale del sito è proprio quella di pubblicare settimanalmente le storie di giovani che se ne sono andati per i motivi sopra elencati. Abbiamo intenzione di continuare a tenere acceso questo filo diretto e ci sono altre idee in fase di studio che in futuro proporremo.”

Storie di giovani italiani espatriati:

Ci sono anche proposte concrete che vi sentire di fare per  tentare di migliorare la situazione?
“Concretamente non c’è una proposta vera e propria da fare, diciamo che non ci prefiggiamo questo come scopo. L’obiettivo è semmai quello di raccontare storie, e sul nostro sito ne sono arrivate parecchie. Il nostro ruolo è quello del messaggero, di colui che fa da tramite; a dare questo messaggio non devo essere io, ma i moltissimi giovani espatriati che decidono di raccontare le loro storie, dalle quali si può capire il perché di questa decisione e si può di conseguenza tentare di evincere cosa si dovrebbe fare per evitare la fuga. Una sorta di messaggio in bottiglia, con l’auspicio naturalmente che chi deve recepirlo lo faccia.”
In conclusione vuole lanciare un ultimo appello?
“Certamente. Vorrei far notare che c’è un’elite generazionale che se ne sta andando. Chi se ne va, spesso, avrebbe le carte in regola per far bene qui nel nostro paese; chi resta, talvolta, lo fa o perché ha i canali per entrare, pur essendo un mediocre, o perché, anche se talentuoso, accetta questa mancanza di meritocrazia. Occorre una presa di coscienza generazionale, ci si deve convincere che non è scritto da nessuna parte che le cose debbano andare necessariamente cosi. L’Italia avrà un futuro solo se sposterà veramente il baricentro decisionale verso i giovani, non come adesso che si trova a quota cinquanta, sessanta ed in alcuni casi addirittura settanta anni. Finchè non avverrà questa presa di coscienza il rischio declino sarà assolutamente concreto.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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