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Energie rinnovabili: la situazione in Italia

In Italia le energie rinnovabili sono in forte espansione; secondo il “Rapporto Comuni Rinnovabili” di Legambiente, giunto quest’anno alla quinta edizione e curato dall’Ufficio Energia e Clima di Legambiente sono decine di migliaia gli impianti installati negli ultimi anni ed altrettanti i progetti in corso di realizzazione.
Impianti solari fotovoltaici, solari termici, idro-elettrici, geotermici, da biomasse e biogas, tutti nomi entrati orami di diritto nel linguaggio corrente e ritenute ormai tecnologie affidabili e risposte efficaci ai fabbisogni energetici in virtù anche della strategia di lotta ai cambiamenti climatici.
Tuttavia a fronte di questa crescita interna degli ultimi anni l’Italia presenta ancora gravi fattori di ritardo in tema di energie rinnovabili verso altri paesi dell’ Ue nonché contraddizioni ed aspetti ancora poco chiari da migliorare se si vuol raggiungere un buon livello di efficienza energetica guardando anche al traguardo del 2020, data entro la quale in base agli obiettivi europei il 20% dell’energia totale dovrà essere prodotta da fonte rinnovabile.
A che punto è l’Italia in questa corsa verso una maggiore efficienza energetica? E qual è ad oggi la situazione delle energie rinnovabili nella nostra penisola? Per avere un quadro più chiaro ci siamo rivolti proprio all’ Ufficio Energia e Clima di Legambiente che ha curato il “Rapporto Comuni Rinnovabili 2010” da poco presentato al pubblico: a rispondere alle nostre domande è Katiuscia Eroe.

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I Comuni con più energia rinnovabile:

Ci parla di questo progetto “Comuni Rinnovabili” e della situazione energia rinnovabile in Italia?
“Comuni Rinnovabili” è un rapporto ormai arrivato alla quinta edizione;  la situazione rispetto alle tecnologie rinnovabili è in forte crescita se pensiamo che quando siamo partiti, ovvero nel 2006, avevamo censito circa 356 comuni sugli 8103 presenti in Italia. Nel 2010 siamo arrivati a censirne ben 6993; una crescita impressionante. In base ai dati raccolti quello che possiamo dire è che nell’86% dei comuni italiani esiste almeno un impianto da fonte rinnovabile. Inoltre la produzione delle rinnovabili in un unico anno cresciuta più del 13%. Sono numeri importanti che testimoniano una grande crescita, qualche anno fa nessuno avrebbe scommesso su cifre di questo genere.”
Qual è la situazione dell’Italia rispetto al resto dell’ Europa?
“Pur essendo molto cresciuti in materia di rinnovabili bisogna dire che, rispetto ad altri paesi europei, siamo ancora parecchio indietro; se prendiamo come esempio la Germania sulla tecnologia del solare termico, scopriamo che loro hanno oltre 11 milioni di mq di questa tecnologia e che il ritardo italiano è eclatante soprattutto se consideriamo il nostro potenziale solare rispetto ai tedeschi. Il paese del sole siamo noi, non loro. Anche confrontandoci con paesi come la Grecia, che magari ha un potenziale più simile rispetto al nostro, siamo comunque molto indietro poiché possiedono circa il doppio dei nostri pannelli solari.  Stesse considerazioni  possono esser fatte per il fotovoltaico; in questo settore è vero che l’ Italia è il terzo paese in Europa come potenza assoluta, ma, proseguendo sugli esempi di prima, paesi come la Germania possiedono oltre 5000 megawatt, mentre in Italia arriviamo a 700.  Anche  nell’ eolico la differenza è esorbitante nei confronti di altri paesi.”

Regioni più virtuose in tema di rinnovabili:

E’ possibile invece stilare una classifica per quanto riguarda le singole regioni italiane?
“Fare un quadro delle regioni più virtuose è difficile poichè ognuna ha le sue caratteristiche territoriali; ad esempio in Puglia ci sarà sicuramente più vento che non in Piemonte o in Lombardia. Ciò che si può affermare senza dubbio è che le rinnovabili si stanno sviluppando in ogni regione, sono in crescita un po’ovunque. A fronte di questo, tuttavia, qualche stranezza si riscontra; ad esempio il solare termico che presenta grandi discrepanze tra nord e sud Italia nonostante il fatto che il sud abbia potenzialità solare molto più alte del nord. Allora è importante cercare di capire il perchè di questa situazione per porvi rimedio. Le cause potrebbero essere culturali o derivanti da politiche territoriali.”
E’ importante il ruolo dei singoli comuni?
“Riteniamo che il contributo che i comuni possono dare rispetto alle rinnovabili sia fondamentale, ecco perchè il nostro rapporto è basato proprio sui comuni; essi possono svolgere un ruolo importante in materie delicate come regolamenti, informazione, incentivi. Questa è la chiave per lo sviluppo futuro delle rinnovabili, noi dovremmo iniziare a pensare ad un sistema energetico diverso: adesso siamo abituati ad un sistema centralizzato fatto da grandi centrali come ad esempio quelle a carbone dalle quali si produce una gran quantità di energia che deve esser poi diffusa più o meno in tutto il territorio nazionale.”
Cosa proponete voi?
“Quello che noi proponiamo è un sistema di generazione distribuita, ossia tante piccole centrali alimentate da un mix di rinnovabili che riescano a soddisfare il fabbisogno locale di energia. Uno di questi modelli è quello che si è sviluppato nei 15 comuni 100% rinnovabili. (tutti e 15 divisi tra le province di Bolzano, Aosta, Trento. ndr) Un mix di rinnovabili che riesca a coprire piccole porzioni di territorio; se ciò accadesse avremmo meno bisogno delle grandi centrali di adesso.”

Il ritorno al nucleare serve?

Per giungere a questo è necessaria una grande concertazione a livello territoriale e politico?
“Per fare questo serve una collaborazione per stabilire prima tutto le famose linee guida: non è possibile che in una regione ad esempio si abbia la possibilità di installare pannelli solari ovunque mentre in altre ciò non sia possibile. O che in alcuni comuni devi presentare la Dia, mille documentazioni e passare per burocrazie varie mentre in altri sia tutto più semplice. In Puglia è stato fatto un piano regionale di sviluppo energetico, in altre regioni sono lontani anni luce da questo obiettivo. Equesto comporta inoltre che vi siano investimenti maggiori da parte di aziende in alcun regioni piuttosto che in altre. Ogni regione dovrebbe avere il suo regolamento basato su quelle che sono linee guida nazionali.”
Qual è la vostra posizione su un eventuale ritorno all’energia nucleare?
“Per quanto riguarda il nucleare siamo assolutamente contrari ad un suo potenziale ritorno; costituirebbe una perdita di occasioni per l’ Italia su molti campi. Al di là delle problematiche ormai note in termini di sicurezza, abbiamo altri fattori legati a quelli che sono i famosi obiettivi europei; noi dobbiamo raggiungere entro il 2020  una certa produzione da energia rinnovabile ed abbattere una quota di emissioni di Co2; se non partiamo da subito con una produzione diversa questi obiettivi difficilmente saranno raggiunti. E’ vero che il nucleare, una volta fatta la centrale, non emette gas alteranti; ma presenta tutte le problematiche del ciclo della centrale stessa,del reperimento dell’ uranio, dello stoccaggio delle scorie; senza contare fattori sociali come la stessa accettabilità da parte dei cittadini.
Si possono raggiungere gli stessi risultati del nucleare solo con le rinnovabili?
“Si può fare la stessa cosa usando le rinnovabili, in questo modo vanno a risolversi due problematiche. Prima di tutto quella del bilancio energetico se consideriamo che il 70% circa dei consumi in bolletta di una famiglia viene dall’energia termica e che con il nucleare non si produce energia termica ma solo elettrica. Altro fattore fondamentale è che con le 8 centrali previste in Italia si riuscirebbe a coprire solo il 25% del fabbisogno energetico nazionale, quindi non si andrebbe a  risolvere il problema nella sua interezza. A questo aggiungiamo che si rischierebbe di far morire tutte quelle aziende, e sono numerose, che si stanno specializzando nel settore delle energie rinnovabili; mentre per quanto riguarda il nucleare, solo poche grandi aziende potrebbero permettersi di entrare nel businness. Il nucleare è un sistema poco democratico, le rinnovabili sono una grande opportunità per tutto il paese.”

Pro e contro delle rinnovabili:

L’Italia In passato ha già sperimentato con successo alcune di queste tecnologie?
“Circa 30 anni fa l’Italia era leader nel settore dell’ eolico e del solare termico, dopodichè ha abbandonato questa strada ed oggi siamo uno di quei paesi che importa tecnologie, non siamo assolutamente competitivi, non offriamo posti di lavoro, formazione, qualifiche, non facciamo ricerca.”
Per concludere, le rinnovabili non presentano aspetti negativi o fattori critici?
“Le rinnovabili devono esser fatte bene, nel modo più opportuno. Ad esempio analizzando il problema delle grandi centrali a biomassa, noi in Calabria abbiamo tutta una serie di centrali da 20, 30 ,40 megawatt; per poter mandare a regime una centrale di queste dimensioni è necessario avere imponenti quantitativi di legna. Quello che succede a Crotone è che, non avendo grande potenziale di biomasse, si importa legname da Australia o Canada: ciò vuol dire che quella centrale di sostenibile ha ben poco. Per sviluppare al meglio le tecnologie rinnovabili vanno dimensionate le centrali in base a quello che è il potenza locale. Ci sono tutta una serie di accortezze che vanno tenute in considerazione; le rinnovabili vanno sviluppate ma in base alle caratteristiche territoriali, questo è alla base di tutto. Altrimenti si rischia di creare più danni di quelli che si vorrebbero risolvere.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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