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Carcere di Bari: chiudere la sezione “lager”

Gli agenti di sicurezza della Polizia Penitenziaria ed i detenuti lo chiamano lager, il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) maggior sindacato di categoria, conosce bene quei locali della II° Sezione, così come sono ormai note le celle con detenuti stipati in condizioni di degrado ed al limite del disumano per non parlare dei servizi igienici.
Stiamo parlando della II° sezione del carcere di Bari, oltre 270 detenuti a fronte di una capienza di non più di 110/120, una struttura fatiscente malgrado i diversi milioni di euro che si continuano a spendere per questo carcere e, soprattutto, ancora in funzione nonostante il fatto che il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) ne avesse disposto la chiusura con documento scritto lo scorso Settembre.
La documentazione, che abbiamo avuto modo di consultare, invitava il Provveditorato Regionale a disporre lo sfollamento dei detenuti presenti nella seconda sezione destinandoli in altre sedi penitenziarie del distretto.
Il problema, evidente e riscontrabile in tutta Italia con 67.000 detenuti a fronte di 42.000 posti disponibili, è che sarebbe impensabile che i detenuti sfollati da Bari possano trovare sistemazione nelle altre carceri pugliesi ormai al collasso per il grave sovraffollamento.
Una situazione ingarbugliata, specchio di quella che è la drammatica realtà delle carceri italiane da qualche anno a questa parte, come ci conferma il Segretario Nazionale Sappe, Federico Pilagatti.

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La situazione del carcere di Bari:

Segretario, qual è la situazione della II° Sezione del carcere di Bari?
“Il carcere di Bari è una struttura per la quale vengono spesi da diversi anni molti soldi senza che tuttavia ciò serva a migliorare la condizione dei detenuti; all’interno del carcere è ormai nota a tutti la famigerata II° sezione che noi, da circa 4 anni, stiamo cercando di far chiudere. L’anno scorso eravamo quasi riusciti nell’impresa, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) aveva preso una decisione in merito. C’è un documento ufficiale del DAP protocollato e sottoscritto, nonostante questo provvedimento l’amministrazione ha fatto finta di niente, il carcere è stato lasciato aperto continuando anzi ad inserire nuovi detenuti.”
A quale spreco di soldi fa riferimento?
“Per questo carcere sono stati spesi in passato, e si continua tutt’ora, molti soldi; la situazione è tuttavia riscontrabile a livello generale. Basti pensare che in 30 anni sono stati spesi ben 3 miliardi di euro ed abbiamo strutture fatiscenti e con problemi strutturali; l’importante sembra essere soltanto prendere appalti, fare affari, poi si lascia marcire tutto.”
Come si sopravvive all’interno della II° Sezione del carcere di Bari?
“Teniamo presente che in cinque o sei metri quadrati di celle vivono, più o meno, cinque detenuti; i servizi igienici  sono pessimi, non nelle condizioni di poter essere fruibili da persone umane; in totale, a dispetto di una capienza di 110 / 120 posti  sono ospitati circa 270 detenuti. Inoltre, agenti che sono costretti a lavorare in condizioni precarie, con calcinacci che cadono dai muri, sorvegliano da soli centinaia di detenuti; non è francamente una situazione sostenibile se consideriamo anche il fatto che in mezzo ai detenuti stessi vi sono tossicodipendenti, sieropositivi, malati vari; immaginiamo quindi quale possa essere, in questo ambiente, la situazione igienico sanitaria.”

La sezione lager: sovraffollamento, sporcizia e rischi di salute

Nessuno ha mai cercato di fare qualcosa per porre rimedio a questa situazione?
“Il Direttore del carcere di Bari ha scritto più volte all’amministrazione, anche a quella centrale ed a quella penitenziaria, per avere risposte; era stato in un primo momento preso questo provvedimento di chiusura, poi si è fatto finta di niente.”
Qual è la situazione nelle altre carceri pugliesi?
“La II° sezione di Bari è solo la punta di un iceberg; se noi ci spostiamo a Lecce, un carcere relativamente nuovo costruito 30 anni fa, vediamo che già cade a pezzi, ci piove dentro; i reparti sono in preda al degrado e all’abbandono più totale per la carenza di personale. Identico discorso si potrebbe fare per il carcere di Taranto, che in pochi anni è stato colpito da enormi problemi strutturali causandone la chiusura di intere sezioni per ragioni di sicurezza. Condizioni fatiscenti si trovano anche in altre carceri Pugliesi a partire da Foggia, Lucera, San Severo, Turi, Altamura; tutto ciò a causa della carenza di fondi per la manutenzione. E’ una situazione comune a tutte le carceri pugliesi e probabilmente anche nazionali; la settimana prossima, a questo proposito, faremo un giro all’interno delle carceri della Puglia per documentare e denunciare tutto quello che vedremo.”
Quale proposta vi sentite di portare avanti per ovviare al problema?
“Iniziamo dicendo che con il piano carceri che è stato approvato a Gennaio dal Governo si sarebbero dovuti risolvere alcuni problemi e che a tal riguardo erano stati investiti 500 milioni di euro. Mi chiedo, dove sono andati a finire? Per costruire un carcere in cemento armato ci vogliono almeno tre o quattro anni; la soluzione potrebbe venire da una società americana che costruisce da anni carceri modulari supersicure in mezzo mondo, ma non in Italia; carceri che costano meno, che non hanno pressoché manutenzione, che possono essere costruite in pochi mesi. Prendiamo sempre ad esempio gli Usa, perché non lo facciamo anche in questa situazione?”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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