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Referendum 4 Dicembre: perché votare Si

Il 4 dicembre 2016 si tiene il referendum costituzionale sulla base del ddl Boschi. Un appuntamento atteso da tempo e che sta dividendo in modo piuttosto netto i sostenitori dei diversi schieramenti.
Dopo avere cercato di spiegare per cosa si vota il 4 dicembre e cosa andrebbe a cambiare nel caso di vittoria delle rispettive parti, andiamo a fornire uno spazio equo all’interno del quale spiegare le ragioni dei si e le ragioni del no.
Di seguito diamo spazio a chi sostiene il si: a rispondere alle nostre domande è il Comitato Basta un Si.

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Perché votare Si al referendum?

Quali sono i punti che tocca la riforma costituzionale?
“La riforma semplifica le istituzioni, le rende più rapide, più efficienti, meno costose. Solo la Camera potrà approvare circa il 95% delle leggi, mentre il nuovo Senato porterà la voce dei territori all’interno dello Stato centrale. I rapporti tra Stato e Regioni saranno più chiari, con competenze distinte e ben definite. Tutti i cittadini, ovunque abitino, potranno contare su un diritto alla salute finalmente uguale per tutti, su una burocrazia più trasparente, più snella e meno frammentata in materia di lavoro, formazione, trasporti, grandi infrastrutture e altri importanti temi. I cittadini conteranno di più, grazie alla possibilità di abbassare il quorum per il referendum abrogativo, l’introduzione dei referendum propositivi e di indirizzo, l’obbligo per il Parlamento di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare.”
Perché i cittadini dovrebbero votare Si al referendum?
“Scegliere Sì oggi è importante non solo per gli effetti positivi della riforma. Il voto del 4 dicembre segnerà anche una rottura con la politica del passato, che non è riuscita a rendere più moderno il Paese ed è rimasta sempre uguale, con gli stessi costi, gli stessi metodi, gli stessi protagonisti. Quei protagonisti che oggi, schierandosi per il No, sperano di poter rientrare sulla scena, incuranti dei fallimenti del passato.”

Comportamento dei media in campagna elettorale:

Qual è l’aspetto più critico che riscontrate se dovesse vincere il No?
“Qualunque risultato uscirà dalle urne il 4 dicembre, l’Italia, che è un grande Paese, saprà andare avanti. Ma sarà più difficile farlo, se una vittoria del No aprirà gli scenari che leggiamo in questi giorni sui giornali: larghe intese, avanzata del populismo inconcludente, istituzioni che rimangono non al passo con i tempi e che continueranno a costare troppo.”
Dal punto di vista della campagna elettorale, c’è stata una comunicazione equa? O i media hanno spinto per una parte piuttosto che per un’altra?
“In tutte le campagne elettorali ci sono polemiche sul comportamento dei media. Quello che mi interessa di più è vedere come si sono comportati i protagonisti: da parte nostra, c’è stata grande correttezza e un linguaggio sereno e rivolto soprattutto a far conoscere i contenuti della riforma. Purtroppo dall’altra parte non sempre è stato così, soprattutto per quanto riguarda alcuni. Sentirsi paragonati a dei serial killer, o essere accusati di voler aiutare la mafia lascia increduli: ci sono limiti che non vanno superati e chi lo fa non si dimostra all’altezza di un confronto democratico.”

Cosa succederà se vince il si e cosa se vince il No?

Cosa succederà se vincerà il Si e cosa se, invece, vincerà il No?
“Se vincerà il Sì, il prossimo Governo e il prossimo Parlamento potranno lavorare più rapidamente e con maggiore efficacia e ci saranno più diritti per i cittadini. Se invece vincerà il No, rimarrà tutto così com’è adesso: continuerà ad aumentare il divario con gli altri grandi Paesi, continueremo a spendere soldi per enti inutili, continuerà l’instabilità che ci ha visto cambiare 63 governi in 70 anni. Chiunque vincerà le prossime elezioni, in definitiva, non avrà gli strumenti per fare bene e rapidamente le riforme che servono.”

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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