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Immunità parlamentare e autorizzazione a procedere

La questione dell’immunità parlamentare torna prepotentemente al centro del dibattito politico e viene agitata con vigore dai diversi schieramenti; se questo avvenga solo in nome del populismo o per altre ragioni non è dato sapersi, certo è che, in tempi di antipolitica e di più o meno ventilate rivoluzioni, è indubbiamente un argomento succulento da spolpare e da cavalcare all’occorrenza.
Con l’inaugurazione (piuttosto burrascosa) del nuovo Parlamento e con la conseguente fine della legislatura precedente, è venuta meno l’immunità parlamentare per quattro ex onorevoli per i quali si aprono ora prospettive di giustizia simili a quelle dei cittadini normali.

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Parlamentari alle prese con la giustizia:

Si tratta di Cosentino (Pdl), attualmente detenuto nel  carcere di Secondigliano in provincia di Napoli in virtù di provvedimenti di arresto emessi a suo carico nel 2009 e nel 2011 per i reati di concorso esterno in associazione camorristica; Sergio De Gregorio, anche egli del Pdl, che si è consegnato alla giustizia dopo che la Guardia di Finanza gli aveva notificato un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti al quotidiano ‘L’Avanti’ che lo vede accusato di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, riciclaggio ed estorsione. De Gregorio si trova ai domiciliari ed al centro di un’altra inchiesta di corruzione per  la presunta nota compravendita di senatori che fece cadere il governo Prodi nel 2006.
Come non ricordare anche l’ex senatore Pd Alberto Tedesco, ai domiciliari su ordine del Tribunale di Bari con l’accusa di concussione in relazione a due inchieste sulla sanità pugliese; e Vincenzo Nespoli (Pdl), ex sindaco di Afragola cui è stata notificata l’ordinanza ai domiciliari dopo essersi costituito a seguito di due differenti inchieste per bancarotta e riciclaggio.
Insomma, l’inaugurazione della nuova legislatura che ci è stata presentata all’insegna della discontinuità con la politica precedente ha coinciso con la caduta di molti ex parlamentari alle prese con grane giudiziarie; questo vale naturalmente solo per chi non è stato rieletto o non è stato ripresentato alle elezioni nelle liste del proprio partito di appartenenza (vedi Cosentino).

La vecchia immunità parlamentare:

Già, perché per gli attuali parlamentari che dovessero avere eventuali future beghe giudiziarie, la situazione resterà pressoché immutata; a meno dell’approvazione di provvedimenti rivoluzionari o di barricate in aula da parte di qualche schieramento (il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al riguardo, ha più volte assicurato che darà battaglia) qualora ci si troverà a dover votare per l’arresto di un appartenente ad una delle due camere. Perché il meccanismo che sta alla base prevede esattamente questo.
I padri costituenti, bontà loro, avevano previsto una immunità parlamentare che metteva al riparo i membri delle camere laddove vi fosse stata una notizia di reato che riguardava uno di loro; in quel caso non sarebbe stato possibile mettere in atto le disposizioni suddette e neanche dare inizio al procedimento penale senza autorizzazione. In sostanza, i membri del Parlamento erano al di sopra della legge.
Si trattava dell’articolo 68 della Costituzione, successivamente modificato nell’impeto di voglia di pulizia (presunta o meno) che fece seguito a Tangentopoli; con quella modifica si volle dare un segnale alla società di voler cambiare le cose per evitare che i parlamentari potessero continuare ad agire in massima libertà dando vita allo scenario di corruzione e ruberie che fece crollare la Prima Repubblica.

L’ autorizzazione a procedere:

L’attuale formulazione dell’articolo 68 della Costituzione è in vigore dal 14 novembre 1993 (dopo esser stato modificato con la legge costituzionale n. 3 del 29 ottobre 1993) ed in parte doveva modificare la vecchia versione carica di privilegi; in parte perchè, nei fatti, molti di quei privilegi della casta politica sono rimasti intatti.
A seguito della riforma del 1993 infatti, un parlamentare nel periodo in cui svolge le sue funzioni non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e dei voti che avrà dato (come anche prima della riforma); inoltre per essere perquisito, arrestato o processato è necessaria l’autorizzazione della Camera di appartenenza.
L’unica novità sostanziale della nuova formula dell’articolo 68 è quindi il fatto che tale autorizzazione non sia più richiesta per condurre indagini nei confronti di un parlamentare. Verso il quale la Magistratura può quindi condurre indagini, ma per far si che si possa procedere in qualsiasi modo sarà sempre necessaria l’autorizzazione della Camera di appartenenza dell’indagato (la nota autorizzazione a procedere).
È tuttavia possibile procedere all’ arresto di un parlamentare in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna (la riforma del 1993 escluse dall’immunità i deputati con una sentenza di condanna passata in giudicato) o nel caso in cui sia colto nell’atto di commettere un reato per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Immunità parlamentare ‘mascherata’:

Come si capisce, un’ immunità mascherata, creata ad arte e giustificata dalla necessità di verificare la sussistenza del cosiddetto fumus persecutionis, ossia evitare che la Magistratura voglia arrestare il parlamentare per questioni di persecuzione politica. Cosa che, rapportata all’attualità, fa subito venire in mente la vicenda giudiziaria di Berlusconi ed il suo rapporto tutt’altro che idilliaco con la Magistratura stessa.
La inviolabilità è garantita dal secondo comma dell’articolo 68 della Costituzione, mentre il primo comma parla di insindacabilità, ovvero del fatto che i membri del Parlamento non possano essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Questa in estrema sintesi la legislazione italiana attuale relativa all’immunità parlamentare e all’autorizzazione a procedere; proprio in questi giorni a cavallo della nascita del nuovo Governo si fa un gran parlare della possibilità di tornare alla formula precedente la modifica del 1993 (che poi come abbiamo visto, ha mutato ben poco). Il tutto per rendere più stringente la ‘protezione’ verso i parlamentari aiutandoli a difendersi da eventuali persecuzioni politiche. Che detta così farebbe anche ridere, ma ciascuno è libero di farsi il proprio pensiero.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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