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Avvocato Rametta

Sovraindebitamento come fenomeno sociale: la funzione degli addetti ai lavori

Prima ancora che una categoria giuridica, il sovraindebitamento è un fatto sociale. Ridurlo a una questione di procedure, soglie o requisiti significa perderne la dimensione più reale, ossia quella che riguarda famiglie, imprenditori, professionisti che, a un certo punto del loro percorso, smettono di riuscire a governare i propri numeri.

È da questa consapevolezza che parte la riflessione di Sebastiano Rametta, avvocato e fondatore dello Studio Legale Rametta, che invita a leggere il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) non solo come un insieme di strumenti tecnici, ma come la risposta del diritto a una trasformazione profonda della società.

La possibilità di ripartenza

L’introduzione del CCII nasce infatti da una pressione che è insieme economica e culturale, alimentata da dinamiche sovranazionali ma particolarmente evidenti nel contesto italiano. “In un Paese fondato sul risparmio e sulla piccola impresa, quando il singolo va in crisi, la crisi non resta mai individuale – spiega Rametta – Si propaga, lentamente ma inesorabilmente, al tessuto economico nel suo complesso”.

Il dato è noto, ma spesso sottovalutato. “Oltre il 95% delle imprese italiane è costituito da micro e piccole realtà, molte delle quali a carattere familiare”, racconta. È qui che le procedure di sovraindebitamento “minori” assumono un peso sistemico. “Se guardiamo solo alle grandi procedure, perdiamo di vista il cuore dell’economia reale”, sottolinea Rametta. “Il vero banco di prova del sistema sono i piccoli debitori”.

Il CCII ha segnato un cambio di paradigma rilevante, introducendo una logica di ripartenza, della seconda chance, che ha progressivamente spostato il fallimento ai margini del sistema. Non è solo una questione terminologica. “La sostituzione del concetto di fallimento con quello di liquidazione giudiziale non è un maquillage linguistico – chiarisce Rametta – È il tentativo di liberare l’insuccesso economico da una condanna morale che per anni ha bloccato persone e imprese”.

L’importanza della prevenzione e la seconda possibilità

Preso atto della preoccupante diffusione del sovraindebitamento come fenomeno sociale, occorre interrogarsi sullo stato dell’arte, ossia sui risultati che gli strumenti di composizione della crisi stanno ottenendo. “Un sistema giuridico funziona solo se è accessibile ed efficiente – afferma Rametta – Altrimenti resta una costruzione teorica”.

Oggi, il sistema del sovraindebitamento interviene prevalentemente sul sintomo, l’incapacità di adempiere alle obbligazioni, ma fatica a incidere sulle cause strutturali, come la mancata intercettazione dei segnali di crisi.

“Prima ancora di parlare di ristrutturazione dei debiti del consumatore, concordato minore o di esdebitazione dell’incapiente – osserva – dovremmo insegnare a consumatori e imprese a leggere i propri numeri. La crisi, nella maggior parte dei casi, non arriva all’improvviso ma manda segnali, spesso ignorati o fraintesi. E quando la prevenzione non è più possibile, occorre far comprendere ai medesimi soggetti che esiste una seconda possibilità”.

Perché la crisi richiede comprensione, non solo procedure

Ma anche qui la distanza tra norma e realtà è evidente. “Personalmente, ritengo che non basti la semplice preparazione sulla materia, sebbene quest’ultima sia requisito indispensabile per il quale, mi permetto di aggiungere, non è sufficiente un corso di 40 ore. L’estrema complessità delle procedure non può essere del tutto governata nemmeno dagli addetti ai lavori e, a maggior ragione, genera diffidenza nei soggetti che ne sono i veri destinatari, i debitori, i quali hanno sin dall’inizio un estremo bisogno di capire come funzionano le procedure e, soprattutto, se funzionano”.

Ed è proprio in questo spazio che il ruolo del professionista diventa decisivo. Non basta conoscere la legge, serve un’etica della prestazione professionale che tenga conto della fragilità economica e psicologica di chi chiede aiuto. È ciò che Rametta definisce “etica dell’empatia”: un approccio che richiede chiarezza, responsabilità e capacità di tradurre la complessità in scelte comprensibili. “È per questo che nella mia neonata esperienza da consulente nelle procedure di sovraindebitamento sono alla continua ricerca di chiarezza. Attraverso lo studio, l’approfondimento, la sperimentazione, cerco di fornire a chi mi affida la propria situazione, a chi ripone in me la propria fiducia, un servizio che sia il più possibile orientato al valore”.

Il contesto operativo, però, resta complesso. Procedure frammentate, prassi diverse da professionista a professionista, orientamenti giurisprudenziali non uniformi, tempi spesso incompatibili con l’urgenza dei casi concreti. “Il debitore si trova incastrato in una filiera complessa, che coinvolge svariati professionisti – spiega Rametta – E ogni passaggio aggiunge tempo, costi e incertezza”.

Semplificare la complessità

Ridurre questa complessità non è solo un’esigenza tecnica, ma una responsabilità. “Ognuno di noi professionisti deve contribuire”, sostiene. “Il mio contributo deriva dalla creazione di uno strumento che si propone di semplificare il governo dei numeri che caratterizzano il sovraindebitamento, numeri con cui noi avvocati, in particolare, non sempre abbiamo la necessaria confidenza, numeri che, a volte, non si sa nemmeno dove andare a cercare dal punto di vista documentale – afferma l’avvocato – lo strumento si propone di essere “user friendly” per tutte le categorie di addetti ai lavori, con l’obiettivo di contrarre i tempi di predisposizione e istruzione delle pratiche e liberare tempo per ciò che conta davvero per i destinatari finali, cioè risolvere la propria crisi da sovraindebitamento in modo sostenibile, efficace e in tempi accettabili, in altre parole, liberare tempo per la strategia”.

Il percorso è ancora aperto, ma la direzione è tracciata. “Il sovraindebitamento non è un incidente individuale – conclude Rametta – È un fenomeno sociale. E come tale va affrontato, con strumenti adeguati, competenza e una forte assunzione di responsabilità da parte di chi opera nel sistema”.

Claudia Barbara

Giornalista ed esperta di Digital Marketing