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Immigrati e agricoltura: ad un mese da Rosarno

Com’era stato preannunciato all’indomani dei fatti di Rosarno, il consiglio dei ministri si è effettivamente riunito a Reggio Calabria per approvare il cosiddetto “piano straordinario contro le mafie”.
Tra le misure del piano figurano l’istituzione dell’agenzia per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata e l’intensificazione delle attività ispettive nelle aziende agricole contro il lavoro nero, il caporalato e le truffe ai danni dell’ INPS realizzate mediante l’instaurazione di fittizi rapporti di lavoro.
L’agenzia dovrà censire, amministrare, custodire e destinare i beni sequestrati e confiscati alle mafie e avrà la sede principale a Reggio Calabria. Per quanto riguarda, invece, l’azione di vigilanza nei territori del Mezzogiorno più coinvolti nei problemi del lavoro irregolare in agricoltura, l’ obiettivo è quello di verificare circa 10 mila aziende agricole.
Queste misure potrebbero anche avere un senso se vi fosse un minimo di coerenza nei comportamenti  del governo e della maggioranza. Un’agenzia nazionale dei beni confiscati si istituisce, infatti, per accorciare i tempi di assegnazione degli immobili alle cooperative che ne fanno richiesta per scopi sociali; ma il governo continua imperterrito sulla strada della vendita all’ asta delle proprietà sottratte alle mafie. E allora a cosa serve l’agenzia se si agevolano i boss a riappropriarsi dei beni confiscati?

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Agricoltura e lotta al lavoro nero

Forse a snellire le procedure di recupero da parte delle mafie dei beni ad esse confiscati in precedenza? Il dubbio è legittimo. Paradossale appare anche l’atteggiamento nei confronti della lotta al lavoro nero in agricoltura. Da una parte, si programmano 10 mila ispezioni  e, dall’ altra, si stralcia in Senato, su richiesta del governo, l’art. 48 della legge comunitaria, che contiene la delega all’esecutivo per l’attivazione della direttiva 2009/52/ce, la quale introduce norme minime per la tutela dei lavoratori dei paesi terzi irregolari e sanzioni per i datori di lavoro che li sfruttano.
Ma anche qui, se si vedono a fondo le cose, traspare subito il vero obiettivo del governo. L’azione di vigilanza che interessa al centrodestra è solo quella che permette di rispedire nei propri paesi d’origine gli extracomunitari irregolari.

Lavoratori che denunciano violazioni del datore

L’Unione europea ci invita, invece, a favorire quei lavoratori stranieri che denunciano le condizioni di violazione delle norme sul lavoro, dotandoli di un permesso di soggiorno temporaneo. Una modalità che appare la più efficace per far emergere quote rilevanti di lavoro nero diffuse in agricoltura, in particolare nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli.
Ma questo strumento non interessa al governo italiano perché contraddice il suo vero intento: mostrare i muscoli contro gli immigrati senza affrontare in alcun modo le cause che hanno scatenato i fatti di Rosarno. Vediamo ora cosa ha fatto l’opposizione. La presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, che è anche a capo della Fondazione Cloe, ha organizzato un dibattito su “Immigrazione e agricoltura”.
In tale iniziativa, la posizione dei senatori democratici è stata espressa da Colomba Mongiello. A suo giudizio “è necessario un approccio multilivello, un’ azione che comprenda da un lato il rafforzamento o l’effettivo utilizzo degli strumenti già esistenti e dall’altro un mix di nuove proposte e nuove linee di intervento”.
Fra le proposte premiali e gli incentivi che dovrebbero accompagnare l’intensificarsi dei controlli e delle sanzioni, la senatrice  Mongiello ha fatto riferimento “alla tracciabilità occupazionale, alla certificazione etica e al supporto agli accordi fra produttori e grande distribuzione”.

I fatti di Rosarno

Ottimi propositi ma non si sa chi dovrebbe realizzarli in territori abbandonati dalla Repubblica. Sono poi intervenuti i rappresentanti delle organizzazioni agricole che hanno parlato della crisi del settore e dei problemi di redditività che affliggono gli agricoltori italiani. I fatti di Rosarno, a loro dire,  sono un aspetto del fenomeno mafioso che non riguarda affatto la rappresentanza agricola; le aziende associate rispettano le leggi e non sfruttano la manodopera straniera. Ci pensi lo Stato a risolvere i problemi senza esagerare coi controlli per non mettere ulteriormente in difficoltà gli agricoltori.
C’era anche il governo rappresentato dal sottosegretario alle politiche agricole Buonfiglio, che ha proposto di destinare i sussidi comunitari solo alle aziende agricole che hanno una partita IVA e sono in regola con le leggi sul lavoro. Ma non ha spiegato se si tratta di una sua opinione personale o di un orientamento del governo da tramutare in un provvedimento legislativo.
Alla fine la presidente Finocchiaro ha rinviato il tutto ad un’indagine sul fenomeno che la commissione agricoltura del Senato dovrebbe aprire formalmente per studiare le misure più appropriate per fronteggiarlo. Non c’erano né le associazioni degli immigrati né le organizzazioni di volontariato che operano nei luoghi dello sfruttamento e dello schiavismo. Non erano state invitate.
E dunque al termine dell’incontro la sensazione era di aver partecipato ad un convegno diverso da quello annunciato: il tema era stato infatti solo sfiorato. Un’occasione mancata da parte del maggior partito del centrosinistra per avviare un minimo di lavoro politico.

Reazioni dei sindacati:

Infine, vediamo cosa hanno fatto i sindacati. Un comunicato delle organizzazioni agricole aderenti a Cgil, Cisl, Uil ha annunciato uno sciopero di 8 ore in agricoltura. Ma il motivo della protesta non era il ritiro della norma che dà la possibilità al lavoratore extracomunitario irregolare di ottenere un permesso di soggiorno provvisorio quando denuncia le proprie condizioni di sfruttamento, bensì la minaccia di un parlamentare leghista di presentare un emendamento che sopprime gli elenchi anagrafici dei braccianti agricoli. E si capisce il motivo dell’agitazione.
Migliaia di falsi lavoratori agricoli sono iscritti in questi elenchi e ruffano l’INPS percependo sussidi di disoccupazione e assegni familiari senza averne titolo. Bastano 51 giornate in un anno attestate da un proprietario di terreni per ottenere le prestazioni. E ne bastano solo 5 quando accadono calamità atmosferiche. Un diritto che i disoccupati meridionali dovrebbero esercitare senza dover ricorrere a sotterfugi e senza coinvolgere il settore agricolo proprio per la gravità dei problemi che si trova ad affrontare.
Ma c’è una delega sindacale che le associazioni riscuotono anche quando non si percepisce una paga ma solo il sussidio di disoccupazione; e le organizzazioni di categoria non sono disponibili a rinunciarvi.

Immigrazione, agricoltura e malavita:

In realtà, i problemi dell’immigrazione agiscono sull’agricoltura (e sull’ intera società) come uno specchio, mettendone in evidenza le contraddizioni. I fatti di Rosarno segnalano che quando queste contraddizioni incrociano un tessuto sociale estremamente disgregato e invecchiato, una sostanziale assenza dei partiti e delle organizzazioni sociali e un proliferare dei poteri malavitosi, è più facile che riemergano i venti di violenza che hanno caratterizzato anche in altre epoche storiche i rapporti sociali nelle campagne e che solo con un impegno diffuso di edificazione di strutture democratiche si sono potuti ricondurre in un alveo di civilizzazione.

Ricostruire una rappresentanza politica e sociale

C’è, dunque, bisogno di avviare un’inchiesta militante per conoscere la realtà e un processo di lunga lena per ricomporre legami sociali in territori ormai privi di comunità, di ricostruire una nuova rappresentanza politica e sociale, di riprogettare il futuro partendo dal senso dei luoghi che si è andato smarrendo.
Si tratta di riflettere sulle politiche pubbliche (PAC, previdenza agricola, welfare locale, ecc.) per verificare il loro impatto nei territori a rischio di esplosione e i possibili percorsi di riforma, nell’ambito del dibattito nazionale ed europeo sulle prospettive finanziarie dell’UE 2013-2020 e sulla transizione dal welfare state al welfare community (Libro Verde Sacconi). Vanno, inoltre, avviati progetti territoriali per sperimentare buone pratiche di agricoltura multifunzionale e di integrazione sociale degli immigrati.
Questi sono compiti che possono assolvere solo soggetti politici che hanno l’ ambizione di rappresentare effettivamente le realtà territoriali e di guidarne l’evoluzione. Dove sono?

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Alfonso Pascale

Presidente dell’associazione "Rete Fattorie Sociali", vice presidente dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, autore e scrittore.

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