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Bonus Bebè: quando lo Stato rivuole i soldi

“Felicitazioni per il tuo arrivo: lo sai che la nuova legge Finanziaria ti assegna 1000 euro? Un grosso bacio.” Recitava testuali parole la lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi inviò a quelle 600 mila famiglie italiane che avevano avuto o adottato un bambino tra il 2005 e il 2006.
Stiamo parlando del cosiddetto “bonus bebè”: un’agevolazione economica introdotta dalla legge 266/2005 e dal forte impatto sociale pensata per facilitare la vita dei genitori meno abbienti. Tuttavia 8 mila famiglie italiane ora dovranno rispedire il regalo al mittente.
Dopo ben sei anni, infatti, il ministero dell’Economia sta contestando l’incasso dell’assegno a chi ha certificato in maniera sbagliata il proprio reddito, intimando la restituzione della somma percepita e, nei casi in cui il giudice penale accerterà la falsa autocertificazione, il versamento di 3 mila euro come sanzione amministrativa. Cerchiamo di capire meglio cosa sta succedendo.
I requisiti per accedere al bonus in questione non sono stati indicati, all’epoca, in maniera precisa. Si richiedeva, infatti, soltanto il possesso della cittadinanza europea con l’obbligo di non superare i 50 mila euro di reddito complessivo, senza cioè specificare se al netto o al lordo.
Da qui sono scaturiti i malintesi: nella maggior parte dei casi è stato considerato dalle famiglie il compenso netto e non, come sarebbe stato corretto, quello lordo.

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Requisiti per il bonus bebè:

In molti hanno così commesso alcuni errori nell’autocertificazione dei requisiti, indicando ad esempio il reddito “netto” o includendo fra i componenti del nucleo anche familiari non a carico. Sta di fatto che chi non aveva i requisiti di reddito richiesti ora dovrà restituire, anche con una certa fretta, i 1000 euro del bonus ingiustamente incassato: lo stabilisce un emendamento della manovra arrivata nell’imminenza delle vacanze estive e, secondo quanto previsto, i genitori che hanno ricevuto il bonus bebè senza averne diritto avranno tempo tre mesi per restituire le somme che hanno incassato, soprassedendo sulle sanzioni.
In sostanza, non si applicano le conseguenti sanzioni penali e amministrative se essi restituiranno le somme indebitamente percepite entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge: una sorta di condono con tutti i crismi del caso.
C’è da dire che molte famiglie (non tutte, ovviamente) hanno sbagliato in buona fede, pensando cioè che le verifiche fossero state fatte prima dell’invio della lettera personalizzata da parte del Premier; naturalmente ci sarà anche chi ne avrà approfittato dichiarando ad arte un reddito che consentisse di ottenere ugualmente i mille euro di bonus.

 

Restituzione del bonus bebè:

Ad ogni modo l’Aduc (l’Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori) sostiene che, nei casi in cui siano passati cinque anni esatti dalla riscossione del bonus, la richiesta sarebbe ormai finita in prescrizione. Per evitare cioè la restituzione del denaro sarebbe opportuno inviare al ministero una raccomandata con cui eccepire la prescrizione della richiesta, senza aggiungere altri dettagli, ma solo se si è assolutamente sicuri che siano passati effettivamente i famosi cinque anni.
Nel caso poi della sanzione amministrativa di 3000 euro per falsa autocertificazione, ovvero per coloro che hanno ‘volontariamente’ falsato le carte per accedere al bonus senza averne i requisiti, l’associazione raccomanda di pagare soltanto dopo la pronuncia del giudice, e non in modo immediato come sembrerebbe esortare la lettera del Ministero. Questa volta, a differenza di quella del 2006, tutt’altro che zuccherosa.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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