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Carceri italiane: il degrado continuo

Prosegue la drammatica situazione delle carceri italiane che, più di una volta, abbiamo raccontato dalle pagine di questo giornale tra suicidi, assistenza sanitaria scarsa e morti per cause non del tutto chiare. Dall’inizio del 2010 infatti sono stati 33 i detenuti ad essersi tolti la vita, 29 quelli che si sono impiccati, 7 sono morti per asfissia da gas, 61 per malattia o «altre cause» da accertare.
Facendo un consuntivo dal 2000 ad oggi, i suicidi sono stati in tutto ben 590 con il picco più alto, 69, registrato nel 2009; più di 1500 invece i detenuti morti nel totale sempre prendendo in esame il periodo degli ultimi 10 anni.
Numeri drammatici, da leggere anche in funzione di quello che è il problema maggiore delle carceri italiane e che oramai sembra essere una realtà acquisita; il sovraffollamento.

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Sovraffollamento e degrado delle carceri italiane:

Circa 67.000 detenuti in tutta Italia a fronte di 42.000 posti disponibili. Pistoia, San Vittore, Bologna ma anche Rebibbia, Lecce e Bari tanto per fare alcuni nomi di istituti più esposti a questo fenomeno.
Problema che risulta ancor più evidente se rapportato al contemporaneo assottigliamento del personale di Polizia Penitenziaria il cui organico è da tempo ridotto all’osso; un recente fatto di cronaca accaduto nel carcere di Ivrea ha visto un detenuto aggredire alcuni agenti di polizia penitenziaria che, nella suddetta struttura, risultano essere molto meno di quanti dovrebbero, vale a dire 160 anziché 239.
Tornando a parlare di condizioni al limite dell’umano delle carceri, uno studio recente durato un anno realizzato dalla ”Agenzia regionale di sanità” della Toscana ha evidenziato come solo il 27% dei detenuti nei 18 istituti penitenziari del territorio toscano risulti sano, ovvero ”’senza alcuna patologia in atto”’. Il dato emerge da 2.985 reclusi presi in esame, il 71,6% dei 4.169 presenti nelle carceri toscane al giugno 2009. E’ emerso inoltre che il 4,3% dei detenuti ha tentato il suicidio, il 10,6% ha compiuto atti di autolesionismo, il 44% ha ammesso di fare uso di sostanze illegali.
E la situazione non appare migliore scorrendo le altre realtà della penisola; è stata diramata soltanto da poche ore la notizia di un fatto in realtà accaduto qualche giorno fa nel carcere di Lecce dove sembrerebbe che sia esplosa una bombola di gas, di quelle usate per cucinare, ferendo tre detenuti, due dei quali sarebbero stati trasferiti presso l’Ospedale Perrino di Brindisi al reparto grandi ustionati.
La situazione dopo la lieve esplosione sarebbe degenerata perché, secondo quanto è trapelato, non è stato possibile rintracciare l’infermiere che si trovava in altre parti, e questo potrebbe aver ritardato la partenza dell’ambulanza verso l’ospedale. 
Nello specifico, il carcere di Lecce è una struttura piuttosto grande che dovrebbe ospitare circa 660 detenuti ma che in realtà conta oltre 1400 presenze tra cui moltissimi affetti da patologie abbastanza gravi di natura anche psichiatrica. E nonostante questo, risulta essere ancora fermo presso l’Assessorato alla Regione Puglia, secondo quanto dichiarato dalla direzione del carcere, un protocollo firmato con l’ ASL di Lecce inerente l’incremento di personale specialistico e parasanitario da impiegare  presso il penitenziario del capoluogo.

 

Bari: la protesta delle Forze dell’Ordine

Mentre si susseguono questi episodi senza che nessuno riesca a porvi rimedio, da Bari arriva la protesta anche da parte degli appartenenti alle Forze dell’Ordine (più di 100 tra Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri, Poliziotti Penitenziari, Forestali, Vigili del fuoco) che non riescono ad entrare negli alloggi ad edilizia sovvenzionata a loro riservati; le case, situate in località Stadio San Nicola, furono terminate nel Dicembre 2008 e subito dopo furono stilate le graduatorie da parte della Prefettura di Bari di assegnazione di tali alloggi agli appartenenti alle Forze dell’Ordine. Da allora l’iter si è bloccato, probabilmente a causa della mancanza di un certificato di abitabilità rilasciato dal Comune di Bari in mancanza del quale le case sono rimaste vuote.
Uno dei maggiori sindacati di Polizia Penitenziaria, il Sappe, comunica di esser pronto ad attivare un presidio permanente sotto il Municipio di Bari sino a quando il problema non verrà affrontato e risolto; a fargli da eco vi sono gli appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria, ovvero coloro che dovrebbero vigilare sui detenuti, i quali sbandierano la drammaticità della situazione abitativa in cui versano, tra sfratti esecutivi in corso e precarie condizioni abitative. Come dire; se Atene piange, anche Sparta non ride.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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