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Nuovo Senato e differenze con il funzionamento attuale

Prosegue la riforma del nuovo Senato tra frondisti, rinvii, dibattiti e proposte: nelle prossime ore è previsto un giro di vite decisivo per la riforma in questione e, forse, sapremo finalmente che aspetto avrà il nuovo Senato. Dissidenti permettendo.
La questione relativa alla modifica è infatti sulle prime pagine dell’agenda politica già da diverse settimane ma ancora non si è riusciti a mettere tutti d’accordo: d’altra parte quando si parla di un argomento così importante è assai improbabile riuscire a essere ecumenici. Soprattutto perché in ballo ci sono, come sempre, interessi personali ed economici. Che la politica come vocazione per il bene comune è una favoletta a cui, chiaramente, non crede più nessuno.
Alla riforma del Senato mancano alcuni ritocchi intorno ai quali si sta discutendo; ci sono questioni aperte quali quelle relative alla composizione dell’aula, all’elezione dei senatori, alle competenze, alle eventuali ricadute che una modifica potrebbe avere sui rapporti Stato – enti territoriali ecc…
Una serie di aspetti sui quali sarà necessario raggiungere una convergenza per dare il via libera alla modifica, tenendo anche conto del fatto che si tratta di una legge di revisione della Costituzione e che l’iter da seguire è quindi piuttosto stringente. Oltre a richiedere una certa concertazione.

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Il bicameralismo perfetto italiano:

La riforma mira a mettere da parte il bicameralismo perfetto, perno sul quale ruota l’attuale funzionamento del Parlamento italiano. Il bicameralismo perfetto o paritario altro non è che un’impostazione in base alla quale entrambe le camere che compongono il Parlamento, Camera dei deputati e Senato della Repubblica nel caso italiano, hanno pari poteri.
L’impostazione opposta prende il nome di bicameralismo imperfetto e prevede due camere con funzioni distinte e separate: solitamente nel bicameralismo imperfetto una delle due camere (il Senato) è espressione delle entità territoriali che costituiscono lo Stato mentre l’altro ramo del Parlamento è espressione della maggioranza di governo.
Anche di queste modifiche si sta parlando in tema di riforma del Senato: ovvero di introdurre una camera che rappresenti le entità territoriali e che abbia funzioni distinte rispetto all’altra.

Numero dei senatori e modalità di elezione

La prima questione da risolvere è quella relativa al numero dei senatori che dovrebbero far parte del nuovo Senato e alla loro modalità di elezione: attualmente i senatori sono 315 più i senatori a vita. Che sono 7, anche se attualmente cene sono in carica solo 5.
L’ipotesi al vaglio è quella di ridurre il numero a 100 senatori; dato che il nuovo Senato dovrà essere espressione delle entità territoriali e svolgere funzioni relative a queste, il progetto è di nominare i 100 senatori nel seguente modo:

  • 5 nominati dal Colle
  • 21 sindaci
  • 74 rappresentanti delle regioni in numero proporzionale agli abitanti

Dunque Senato composto da rappresentanti delle entità territoriali, quali regioni e comuni, e in minor parte da membri indicati dal Presidente della Repubblica. Attualmente i senatori vengono votati dal popolo come i deputati, pur non potendo scegliere direttamente i nomi in virtù delle liste bloccate del Porcellum.

Competenze del nuovo Senato

Per quanto riguarda le competenze, come detto ad oggi in virtù del bicameralismo perfetto Camera e Senato hanno medesimi compiti. Il testo in discussione vorrebbe che il nuovo Senato avesse esclusivamente poteri in materia di entità territoriali. Come accade in Germania per il Bundesrat, la seconda camera del parlamento tedesco.
La questione più delicata resta quella delle immunità per gli esponenti del nuovo Senato: oggi per i parlamentari italiani, tanto senatori quanto deputati, vale una sorta di immunità (pur se questo nome non viene più considerato attuale dato che l’immunità totale fu abolita nel 1993) in base al quale un parlamentare non può essere intercettato e può essere arrestato esclusivamente tramite approvazione della camera di appartenenza: la cosiddetta autorizzazione a procedere.
Il dibattito più acceso si sta focalizzando proprio su questo punto: inizialmente era stato previsto di cancellare l’immunità per i nuovi senatori, dopodiché la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato un emendamento che andava a ripristinare l’attuale immunità tanto per i deputati quanto per i senatori.

L’immunità dei senatori

In sostanza l’immunità rimane e, salvo sorprese, continuerà a far fede l’articolo 68 della Costituzione così come è oggi che dice:

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Se le cose dovessere andare come sembra e l’immunità dovesse essere confermata così come è strutturata adesso, non ci sarebbe nessun segno di discontinuità con il passato. Come dire, nuovo Senato, ma vecchia immunità.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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