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L’importanza della lotta al dissesto idrogeologico

Il decreto Sblocca Italia presentato dal governo Renzi a cavallo dell’estate 2014 contiene una serie di misure volte a rilanciare alcune opere pubbliche tramite finanziamento; è il caso di molte strade e autostrade strategiche, di grandi opere delle quali si parla da tempo o che, ad troppo, risultano incomplete. In sostanza, una serie di provvedimenti che per il paese sono di importanza strategica e che necessitano di interventi.
In concomitanza con il dibattito sul decreto Sblocca Italia sono andate di pari passo le polemiche; che sono arrivate da più parti ma, in alcuni casi, focalizzate su obiettivi comuni. Come ad esempio il rischio di un cementificazione selvaggia, sbandierato (come sempre) da alcune associazioni ambientaliste; o come il non aver stanziato fondi adeguati per la manutenzione del territorio ed in particolare per la lotta al dissesto idrogeologico.

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Cosa dice la legge in materia di dissesto idrogeologico

Una piaga, quella relativa al dissesto idrogeologico, per il nostro paese che sempre più, in occasione di eventi climatici sfavorevoli come le piogge, finisce per pagare dazio tanto in termini sociali quanto in termini economici. Nel decreto Sblocca Italia approvato in data 29 agosto 2014 si parla proprio di dissesto idrogeologico in questi termini:
Parte l’opera di prevenzione e messa in sicurezza dell’Italia più fragile colpita da frane e allagamenti. Gli articoli prevedono misure per il superamento delle procedure di infrazione, accelerazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico e per l’adeguamento dei sistemi di fognatura e depurazione degli agglomerati urbani nonché il finanziamento di opere urgenti di sistemazioni idraulica dei corsi d’acqua nelle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione.”
Che così può significare tutto o niente perché, nel concreto, quello che conta sono poi i fondi stanziati per questa voce.

Il rischio dissesto idrogeologico in Italia

Il dissesto idrogeologico è l’insieme di tutti quei processi ambientali, dall’erosione alle frane, che vanno a modificare il territorio in tempi relativamente rapidi e con effetti spesso deleteri.
Ad influire sul ripetersi di questi eventi vi sono anche fattori quali abusivismo edilizio, disboscamenti, cementificazione selvaggia, agricoltura intensiva ecc..in sostanza, tutte opere che l’uomo mette in atto per averne un proprio vantaggio ma causando, al contempo, danni alla natura in termini di equilibrio idrogeologico compromesso.
Secondo Legambiente, in Italia il rischio frane e alluvioni andrebbe a riguardare sostanzialmente tutto il paese, con alcune regioni come Calabria, Umbria, Valle d’Aosta, Toscana e Marche che risulterebbero più minacciate di altre. Un territorio ad alto rischio geologico, dal nord al sud, ma con diverse connotazioni dei fenomeni scatenanti: se al nord il pericolo arriva soprattutto da interventi di gestione dei fiumi, al sud le cause principali sono da ricercare nell’abusivismo edilizio.
In entrambi i casi, le opere di messa in sicurezza sono del tutto assenti o, quando intraprese, sono una scusa per un’ulteriore cementificazione selvaggia. Dando uno sguardo ai numeri, in Italia vi sarebbero circa 6.000 comuni e oltre 6 milioni di abitanti che vivono in aree a rischio idrogeologico.

Dissesto idrogeologico e danni economici

Una piaga che influisce anche a livello economico se è vero che, sempre secondo Legambiente, negli ultimi anni sono stati spesi circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni mentre per la prevenzione si è investito 1/3 di questa cifra.
E ad aggirarsi come uno spettro vi è la solita questione, tipicamente italiana, di fondi destinati a questa finalità che non sono stati spesi. Si parla di un budget di 4 miliardi di euro, frutto di 2miliardi e mezzo circa di fondi già previsti e non spesi, dal 98 ad oggi, tra fondi dal bilancio di Stato, regioni, e fondi Ue; e di un altro miliardo e mezzo di euro proveniente dal fondo per le infrastrutture idriche del Sud, per cui l’Italia è sotto procedura di infrazione (Dissesto idrogeologico, parte la missione “Italia sicura”).
La questione è capire se questa cifra può essere spesa, come vorrebbe il premier Renzi, al di fuori del patto di Stabilità. Un intervento, quello atto a limitare il dissesto idrogeologico, che è più che mai necessario; dopo ogni emergenza si finisce per ripetere sempre le stesse cose e, purtroppo, andando a scorrere la storia del nostro paese i disastri naturali occorsi non sono stati poi così rari.

Eventi di dissesto idrogeologico in Italia

Sono stati molteplici gli eventi di dissesto idrogeologico nel nostro paese; si parla soprattutto di calamità naturali quali frane e alluvioni. Tra i principali eventi ricordiamo: Firenze (1966), Genova (1970), Ancona (1982), Val di Fiemme (1985), Valtellina (1987), Piemonte (1994), Versilia (1996), Sarno (1998), Soverato (2000), Nord- Ovest dell’Italia (2000), Valbruna (2003), Varenna, Nocera Inferiore (2005), Cassano delle Murge (2005), Ischia (2006), Vibo Valentia (2006), Messina (2009), Laces (2010).
Un incremento che è andato di pari passo con l’espandersi dell’urbanizzazione e della cementificazione.

Un Paese morfologicamente malato

Ad ogni pioggia di forte intensità si rischia ormai una calamità naturale: anni di incuria, cementificazione, fondi non spesi o spesi male ecc… hanno portato a questa condizione. Che negli ultimi 60 anni ha prodotto oltre 3500 vittime e circa 50 miliardi di euro di danni.
Per questo la situazione risulta insostenibile. “Il nostro è un Paese morfologicamente malato: il dissesto è uno dei principali problemi italiani e il suo contrasto è stato messo fin dal primo giorno tra le priorità del governo.” Queste le parole con le quali Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, aveva commentato una delle ultime tragedie di questo tipo, ovvero la bomba d’acqua che si è abbattuta nella zona di Refrontolo, nel Trevigiano, ad inizio agosto.

Come intervenire

Parole che fanno eco a quelle di molti suoi predecessori; come Andrea Orlando, attuale ministro della Giustizia e in passato ministro dell’Ambiente nel governo Letta, il quale a novembre 2013 dichiarava: “Sul dissesto idrogeologico stiamo ripetendo l’errore fatto in passato con la finanza pubblica.
Si accumula un debito che viene scaricato sulle generazioni future. A livello nazionale dobbiamo far sì che la lotta al dissesto idrogeologico diventi una priorità. In questo momento tra la realizzazione di una piazza e gli interventi di sistemazione di un fiume, sono più importanti quest’ultimi.” (La lotta al dissesto idrogeologico diventi una priorità). Parole che spesso finiscono per restare vuote o non seguire da atti concreti e che portano a risultati tragici che sono sotto l’occhio di tutti.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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