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Il lavoro di uno psicologo sulle donne vittime di violenza

Il lavoro di uno psicologo è estremamente importante nel percorso di una donna vittima di violenza. Deve essere mirato ad aiutare la donna nel superare questo trauma e riacquistare fiducia negli altri.
Essere di sostegno e di aiuto ma soprattutto di conforto quando le cose non vanno come dovrebbero e alla violenza si uniscono una serie di dinamiche collaterali.
Lo sa bene la dottoressa Elena Giulia Montorsi che nel 2010, insieme all’Avvocato Lorenzo Puglisi, inizia a occuparsi di stalking, atti persecutori e del sostegno psicologico alle vittime di tali reati, collaborando attivamente con l’organizzazione non profit “Sos-Stalking”.
L’associazione ha una squadra di psicologi e di legali che in base alle esigenze accolgono le donne che decidono di denunciare. In questa squadra lavora anche la dottoressa Montorsi, Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport. Esperta in Psicologia della famiglia e dell’adolescenza. Abbiamo parlato con lei per capire cosa succede quando una donna le chiede aiuto.

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Il percorso psicologico delle donne che subiscono violenza:

Dottoressa, come è articolato il percorso psicologico per le donne che subiscono violenza?
“Il percorso cambia rispetto alle esigenze della donna. Se chiede prima aiuto psicologico o legale. In base a questo noi capiamo come gruppo di lavoro, avvocati e psicologi insieme, quale è la strada migliore da seguire. Perché ci sono donne che non sono pronte psicologicamente a denunciare una violenza che può essere fisica, psicologica o economica. Ed esempio: il marito o compagno non ha voluto che la moglie lavorasse e giustamente lei non sa come agire. Come muoversi. Non riesce ad andar via di casa. È una violenza di cui si parla poco ma esiste.”
Qual è lo stato emotivo delle donne che le chiedono aiuto?
“Dipende dalla situazione in cui si trova la donna quando viene da noi e come possiamo lavorare. Ad esempio se la donna è ancora in casa, se è andata via o se vive dai genitori, presso qualche Onlus o da amiche. Sicuramente l’emozione ricorrente è di paura e terrore. C’è scarsa speranza verso il futuro. È vero anche che quando si va dallo psicologo, in fondo in fondo in fondo, un mimino di speranza c’è. Perché altrimenti non si chiederebbe aiuto.”

Segnali che lasciano intravedere il rischio violenza in un uomo:

Violenza fisica ma non solo?
“Esatto. In generale la chiamo violenza psicologica. Tutta quella violenza che non si vede fisicamente con lividi o altro. Non percepita come corporea ma unicamente come livido e abuso mentale. L’umiliazione, la denigrazione, la dipendenza delle donne agli uomini solo per tenerle legate a loro. Alienante.”
Quali sono i primi segnali che una donna non deve mai sottovalutare nel suo uomo?
“La prima cosa è l’eccessiva gelosia. Potrebbe sembrare banale ma non lo è. Un conto è un ‘mi da fastidio che gli altri uomini ti guardino’ altro è l’eccessiva gelosia. La gelosia è il campanello di allarme di un rapporto complicato. A questo si aggiunge il togliere sempre di più indipendenza sociale alla donna.”
A cosa ci riferiamo nello specifico?
“Uscire con le amiche piuttosto che andare a fare la spesa da sola, andare dal parrucchiere o a fare delle compere. Ti porto e ti vengo a prendere. Apparentemente sembrerebbe una cosa carinissima, in verità se la uniamo a tante altre cose, vediamo che una donna non ha più il controllo della sua vita. Sono tutti campanelli di allarme che presi singolarmente non sembrano nulla ma uno insieme all’altro iniziano a pesare. Un insieme di piccole cose.”

Superare i danni psicologici dopo una violenza:

I danni a livello psicologico di una donna che subisce violenza possono essere risolti con il tempo?
“L’esempio che faccio per rispondere a una domanda come questa sono le cicatrici. Le cicatrici purtroppo restano. Non fanno più male ma lasciano i segni. Nella violenza come in qualunque trauma che subiamo le ferite restano. La psicoterapia mi permette di fare in modo che non facciano più male e che non mi portino a influenzare le relazioni successive. In più se ci sono i figli, avuti col compagno o marito violento, manterranno sempre un pensiero rivolto a questo uomo. È una problematica importante. È importante che la donna costruisca attorno a sé una struttura tale da non subire più il ricordo del passato. È un lavoro molto complicato”.
Ci sono stereotipi culturali che possono aumentare la violenza di genere?
“Credo che lo stereotipo del mondo femminile che è sempre venuto dopo quello maschile faccia una grande differenza. In Italia gli studi dimostrano che le donne sono pagate il 30% in meno rispetto agli uomini a pari livello lavorativo. Ci deve essere qualche stereotipo culturale in questo. Un esempio pratico: io sono una psicologa di una azienda e ho un corso da fare ai manager. Ecco è difficile che loro mi ascoltino a meno che non abbia i capelli bianchi. E non per le mie competenze ma perché sono una donna. La società è in generale è in difficoltà su questo. Differenze di genere che non aiutano.”

La questione dei figli di donne vittime di violenza:

Un tasto dolente. I figli di queste donne?
“Da un punto di vista legale il minore io non lo posso vedere. Perché ricordiamoci sempre che gli psicologi non possono vedere i figli a meno che non ci sia l’approvazione di entrambi i genitori che hanno la patria potestà. Si cerca di fare il possibile. Però ci sono strutture come i centri giovani dove gli adolescenti hanno la possibilità di essere visti senza che i genitori lo sappiano.”
Cosa si può fare in quei casi?
“In quanto psicologa cerco in quel momento lì, in base alla situazione e anche all’età del ragazzo di lavorare in rete e di capire come posso aiutarlo. Si chiede poi al giudice cosa fare e come intervenire. Sono minori che hanno assistito a violenza verbale, o peggio ancora hanno percepito le violenze (leggi: Le altre vittime dei femminicidi: i figli dimenticati). Hanno sicuramente bisogno di sostegno.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Diletta Della Rocca

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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