Seguici su:

Interviste

Letto 819 Volte
Condividi

L’economia circolare: adeguarsi ai tempi per uscire dalla crisi

Adeguarsi ai tempi che cambiano e andare incontro alle necessità del momento: da qualche anno il sistema economico mondiale non è più lo stesso, e questo è ormai è un dato di fatto. Si è passati attraverso una serie di scossoni che ne hanno mutato la conformazione dalle fondamenta.
Oggi il concetto di economia deve necessariamente tenere conto di queste contingenze e modellarsi su di esse dando vita a nuovi modelli funzionali: rientra in quest’ottica la necessità di una economia circolare, dove la circolarità è data da un riutilizzo ed una rivalorizzazione delle risorse.
Un modello basato sulla sostenibilità perché le risorse, su questa terra, non sono infinite: dato che ridurre i consumi è impensabile, si rende necessario rivederne il funzionamento. Ne parliamo con Alessandra De Santis e Cecilia Erba, membri dell’équipe di ricerca di Storie di Economia Circolare (http://www.economiacircolare.com).

Pubblicità

Cosa vuol dire economia circolare

Cos’è l’economia circolare e in che modo può essere utile nella società attuale?
“Secondo la Ellen MacArthur Foundation, che ha elaborato per prima il concetto, l’economia circolare è un’economia pensata per auto-rigenerarsi, in cui i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.
È dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Ma per il comitato scientifico di Storie di Economia Circolare è qualcosa in più: un modo di ripensare l’Economia in cui servizi, prodotti e processi di produzione siano poco impattanti, equi e ad alto valore sociale e territoriale.”
Qualche esempio di economia circolare?
“Le realtà presenti nel nostro Atlante Italiano dell’Economia Circolare (http://www.economiacircolare.com/latlante/) sono tutte significative nel proprio settore, che sia quello dell’agroalimentare o della gestione dei rifiuti, dell’abbigliamento o dell’edilizia, e così via. Per esempio c’è Quagga, un’azienda che produce vestiti da plastica rinnovata e senza l’uso di prodotti di origine animale, o Manifattura Maiano, che realizza feltri, imbottiture e isolanti a partire dalla lavorazione di fibre tessili naturali e riciclate, recuperando ad esempio bottiglie di plastica e residui di lavorazioni del settore tessile e dell’abbigliamento. C’è anche il Centro di Lombicultura Toscano che produce humus di lombrico, o vermicompost, a partire dagli scarti organici provenienti da aziende agricole del territorio. I progetti esosport run e bike della ESO nascono, invece, per la raccolta e il riciclo di scarpe sportive esauste, camere d’aria e copertoni di biciclette per la produzione di materia prima seconda, utilizzabile nel caso di esosport per realizzare pavimentazioni anticaduta per i parchi giochi – Il Giardino di Betty”– e piste di atletica – la Pista di Pietro”.

Un’economia sostenibile per minimizzare le perdite

Quanto è importante un’economia che tenga in massima considerazione la sostenibilità?
“Il modello economico lineare basato sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia non è adatto a un mondo dalle risorse finite. Le iniziative a sostegno dell’efficientamento e della riduzione dei consumi da sole possono al massimo ritardare la crisi sistemica. È cruciale promuovere la transizione dal modello usa e getta di oggi a uno circolare che, nella considerazione di tutte le fasi di vita di un prodotto – dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione finale –, sappia cogliere ogni opportunità per limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso e minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale.”
Questo può bastare, da solo, per uscire dalla crisi?
“No. Ciò che più conta è entrare nell’ottica che anche un intero sistema economico, pensato nei termini della circolarità, non è assolutamente sufficiente ad arginare la crisi contro la quale il nostro modello di società rischia di schiantarsi. Ridurre i consumi in generale e, di conseguenza, la produzione, è imprescindibile perché non è in termini di mera quantizzazione delle merci che può essere ripensato il nostro modello economico ma occorre la costruzione di un sistema valoriale nuovo, slegato dalle logiche del consumo che sottendono ogni aspetto di quello attuale.

Dal riciclo alle nuove forme di produzione

In Italia ci sono esempi virtuosi di economia circolare o stenta a decollare?
“Esistono esempi virtuosi di Economia Circolare come testimoniato dal nostro Atlante, dove a oggi sono state raccolte ben 109 esperienze. Le attività delle realtà censite vanno dal semplice recupero di oggetti usati da rimettere in commercio, a esperienze industriali in grado di produrre materia prima seconda a partire dal riciclo di una materia prima vergine. Un altro elemento che spicca è la capacità innovativa dell’imprenditoria italiana: c’è chi si ingegna per produrre filate dagli scarti della lavorazione delle arance o carta dalle alghe infestanti della laguna di Venezia, chi inventa macchinari per separare le componenti delle capsule del caffè o chi dal caffè fa nascere i funghi, chi ricicla in soli 30 minuti gli pneumatici fuori uso attraverso l’utilizzo delle microonde. Tuttavia la difficoltà sta nel mettere a sistema le varie realtà per creare una filiera che chiuda il cerchio, stimolare una rivoluzione culturale e fare dell’economia sostenibile non un’eccezione ma la norma.
A livello politico, in questi anni c’è stato (e c’è tutt’ora) interesse a promuovere questo tipo di economia?
“Nonostante l’inclusione di alcuni dei principi dell’Economia Circolare nella normativa italiana sulla gestione dei rifiuti e il recente lancio delle linee guida a livello europeo, c’è ancora molta strada da fare per poter parlare di un quadro normativo organico di riferimento in materia. Attualmente, ad esempio, l’esigenza di semplificazione delle procedure autorizzative previste per il riciclo dei materiali, l’esistenza di normative contraddittorie e la mancanza di una normativa sulla qualità del trattamento sono alcuni degli elementi che spingono a definire il quadro normativo nazionale ancora inadeguato. In generale riscontriamo una importante spinta da parte delle istituzioni europee e un genuino interesse da parte delle imprese italiane in questo senso.”

Il concorso ‘Storie di Economia Circolare’

Oltre a questo cosa si potrebbe fare?
“Ciò che più conta è la necessaria capacità di monitoraggio e controllo da parte delle nostre istituzioni nazionali affinché anche questa importane opportunità non rischi di divenire un mero escamotage di green washing. Adeguare la nostra economia in termini di circolarità è innanzitutto conveniente: non fa bene solo all’ambiente ma anche al mercato del lavoro: secondo la Commissione Europea, grazie all’Economia Circolare si potranno creare nel vecchio continente 2 milioni nuovi posti di lavoro e registrare un risparmio annuo di circa 72 miliardi di euro per le imprese europee.
Ci parlate del vostro concorso, Storie di Economia Circolare?
“Storie di Economia Circolare è anche un concorso annuale a premi (http://www.economiacircolare.com/bando/), patrocinato dall’Ordine dei Giornalisti e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, rivolto a story-teller professionisti e amatori per raccontare con quattro modalità espressive – video, foto, radio e scrittura – esperienze di economia circolare scelte tra quelle già presenti sull’Atlante, oppure proponendone di nuove. I quattro vincitori, uno per categoria, saranno scremati tramite un sistema di votazione on-line e successivamente selezionati da una giuria formata da esperti del mondo dell’informazione e della cultura, come Andrea Segre, regista di film e documentari (per la categoria video), Giulia Tornari, dell’agenzia fotografica Contrasto (per la categoria foto), Florinda Fiamma, giornalista culturale (per la categoria radio), Giuseppe Rizzo, giornalista di Internazionale (per la categoria scrittura). La giuria sarà assistita nel suo lavoro da un rappresentante di CDCA e del Comitato Scientifico per certificare i requisiti di circolarità individuati. Il concorso è uno strumento fondamentale per innescare la rivoluzione culturale in senso circolare e creare una nuova consapevolezza tra i consumatori.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Seguici su: