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Gli hotspot per migranti: cosa sono e qual è la situazione italiana

È un termine entrato purtroppo nel vocabolario quotidiano della politica italiana, alle prese come del resto tutta l’Europa con la problematica dell’immigrazione.
Se ne discute spesso anche in sede Unione Europea dove è stato più volte rimarcato lo sforzo che ha compiuto l’Italia a causa della grande quantità di migranti che si sta riversando sul nostro paese.
Ebbene partendo da questa realtà che certamente non si risolverà in tempi brevi e che, con ogni probabilità, ci porterà a parlare di queste strutture ancora per molto tempo, è bene fare una panoramica sui cosiddetti hotspot per capire meglio cosa sono, come nascono e come sono regolamentate queste realtà.
Che, è bene specificarlo, non riguardano soltanto l’Italia ma anche altri paesi che, come il nostro, sono esposti a grandi ondate immigratorie da cui nasce il nome di hotspot, ovvero punti caldi.

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Cosa sono gli hotspot?

Gli hotspot sono strutture create per andare a identificare in modo veloce i migranti; oltre al riconoscimento presso queste strutture viene effettuata anche la registrazione del migrante, il fotosegnalamento e la raccolta di impronte digitali.
A gestire queste strutture solo le forze dell’ordine italiane in collaborazione con funzionari delle agenzie europee Easo, Frontex ed Europol. Si parla quindi di strutture che dovrebbero essere il primo porto di approdo per migranti e nelle quali, in tempi rapidi, si dovrebbe effettuare una rapida scrematura tra chi deve essere rimpatriato (a spese dell’Europa), in quanto non in possesso dei requisiti necessari per la richiesta di permanenza (si vedano i cosiddetti migranti economici, ovvero quelli che non fuggono da violenze o guerre ma emigrano alla ricerca di migliori condizioni economiche senza tuttavia essere in regola per l’approdo nel nuovo paese), e chi invece ha il diritto all’asilo.

Differenza tra Cie e hotspot:

Da sottolineare che gli hotspot sono centri nuovi voluti dalla Commissione europea, mentre i Cie, ovvero i Centri di Identificazione ed Espulsione, sono nati nel 1998 a seguito di una legge italiana, la legge Turco-Napolitano (n. 40, 1998).
Erano nati per essere strutture destinate a trattenere, previa convalida del giudice di pace, stranieri sottoposti a provvedimento di espulsione o respingimento. In sostanza dai Cie transitano gli stranieri arrivati in Italia in modo irregolare e che non presentano la richiesta di protezione internazionale.

Chi gestisce gli hotspot:

Per la gestione degli hotspot è previsto un lavoro di equipe tra le singole autorità nazionali, e i tecnici delle principale agenzie europee quali Europol (l’Ufficio di Polizia Europeo), EASO (l’Agenzia europea per il diritto d’asilo), Eurojust (per la cooperazione giudiziaria tra varie autorità nazionali contro la criminalità), Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea).

Hotspot in Italia: dove e quando?

In Italia gli hotspot previsti per accogliere gli immigrati sono 6: si tratta dei porti di Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani, Augusta e Taranto. Ad oggi quelli già operanti e aperti sono 3: Lampedusa, Pozzallo, e Trapani.
Per ovviare all’emergenza, sentendo anche quelle che sono le dichiarazioni del ministro Alfano, anche le altre strutture dovranno diventare presto operative. Tra l’altro, data la situazione particolarmente critica della Sicilia, da segnalare che nell’isola sono comunque presenti già da tempi esperti e funzionari delle principali agenzie europee.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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