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Crisi economica e globalizzazione

I processi di globalizzazione in atto, quasi incontrollabili da parte dei singoli governi mondiali, hanno scatenato dei fenomeni sociali ed economici di tale forza, da mettere in crisi conquiste e traguardi, in tema di diritti dell’uomo, il cui raggiungimento aveva richiesto lotte secolari e che fino a pochi anni fa venivano considerati, almeno in alcuni punti centrali, unanimamente immodificabili.
La delocalizzazione produttiva italiana ed europea riguardo non pochi settori dell’economia sembra far parte di un cammino irreversibile dove appaiono giustificate azioni di modifica di regole e comportamenti che hanno fin qui governato gli equilibri sociali costituendone un perno fondamentale di affidamenti e sicurezze.

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Il significato della globalizzazione

A ciò si aggiunge il fatto che molte decisioni che influenzano la vita sociale dei cittadini vengono assunte da persone non sempre conosciute che, da qualche parte del mondo, manipolano grandi flussi finanziari, rendendo spesso inutili le azioni stesse dei vari governi nazionali che si preoccupano di difendere interessi ed equilibri sottostanti la propria responsabilità.
L’allargamento a nuovi paesi emergenti delle capacità decisionali e strategiche in campo economico, finora riservate a poche nazioni, è divenuta dunque una necessità per fronteggiare le nuove situazioni e rapporti che si presentano sulla scena planetaria: la recente crisi finanziaria mondiale ha reso non più procastinabili l’ideazione e la messa in atto di nuovi strumenti giuridici d’effetto globale, per gestire meglio le storture presenti in un libero mercato lasciato a se stesso e regolato soltanto dai parametri legati a domanda ed offerta.

I rischi della globalizzazione

In attesa delle nuove leggi mondiali, nei singoli paesi, resi deboli anche da una tecnologia che avanza in modo travolgente sbaragliando facilmente barriere ed ostacoli di ogni sorta, soprattutto nel settore delle comunicazioni, si assiste agli stravolgimenti di cui abbiamo accennato all’inizio e verso cui i governi mondiali sembrano assistere impotenti.
La crisi dentro cui ci stiamo affannando, prevista da tempo da molti analisti rimasti inascoltati, trova perciò complici le dirigenze politiche di vari Stati, tra cui quello italiano, che non si sono in passato adoperate al meglio per assumere tutte quelle decisioni necessarie ad evitare la presente tragedia.
Pensare che il mercato globale che si stava allargando a dismisura avesse in sè gli anticorpi necessari alla sua regolazione e buona salute senza che fossero messe in piedi e strutturate istituzioni globalizzate atte ad un costante controllo, ha procurato a molte nazioni perdite ingenti di miliardi di dollari e costi sociali enormi caratterizzati soprattutto da milioni di nuovi disoccupati incolpevoli.

I costi in termini di crisi

Ma ciò che deve far riflettere molto, lontani dalle parole di circostanza da cui veniamo bombardati quotidianamente da molti media approssimativi e talvolta collusi, è il persistere di atteggiamenti burocratici e manageriali, da parte della classe dirigente, che considerano cose, cifre ed esseri umani come se fossero dei semplici oggetti passivi su cui scaricare, senza remora alcuna, il peso delle proprie decisioni.
La libertà riferita soltanto alla possibilità di produrre e vendere prodotti e merci ha poco a che vedere con gli irrinunciabili bisogni di dignità sociale che riguardano tutti gli uomini e tutti gli Stati del mondo: dignità certamente in pericolo in un contesto in cui le volontà dei cittadini e dei loro governi rischiano di soccombere davanti al complesso problema del controllo dell’economia globale.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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