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Gli italiani non spendono: boom di soldi fermi in banca

soldi fermi nei conti correnti

Gli italiani non spendono più; fin qui nulla di nuovo data la crisi che continua a martellare il nostro paese. L’ aspetto più curioso è semmai quello messo in evidenza da uno studio di Unimpresa, Associazione nazionale di categoria delle micro, piccole e medie imprese, basato su dati della Banca d’Italia.
Secondo quanto riferito da questo studio gli italiani lasciano sempre più i propri risparmi fermi nei conti bancari; e non si tratta di un incremento da poco. Circa 30 miliardi in più nel giro dell’ultimo anno, questo è l’aumento della cifra lasciata ‘parcheggiata’ dagli italiani nei conti correnti.
Un aumento di tutto rilievo che si spiega con tanti fattori; dalla sfiducia dettata dalla crisi al crollo dei rendimenti di molte tipologie di investimenti passando per il timore di nuove stangate fiscali che sono sempre dietro l’angolo. Una serie di ragioni che hanno spinto gli italiani a essere più prudenti lasciando i propri risparmi fermi nei conti correnti; meglio, questa è la filosofia che prevale, non investire nulla e lasciare i propri soldi fermi in banca pagando le spese annuali per un conto corrente piuttosto che rischiare investimenti.
Il ragionamento non fa una piega e a guardare la situazione attuale del paese è difficile dar torto agli italiani; se i consumi sono al palo e gli italiani non spendono più quindi, le cause sono doppie. Alla mancanza di soldi da spendere si accompagna l’intenzione di non farlo pur avendo i mezzi. E in questo caso, i risparmi vengono lasciati fermi.

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Quanti sono i soldi bloccati nei conti correnti?

Negli ultimi 12 mesi è aumentata di quasi 30 miliardi la cifra complessiva che gli italiani, qui intesi tanto come famiglie quanto come imprese, lasciano tra depositi e conti corrente. A luglio il numero complessivo relativo a questa voce parlava di 1.071 miliardi di euro come cifra totale ferma nei conti corrente italiani.
Un incremento di circa 30 miliardi rispetto al luglio dell’anno precedente, ovvero 2013, che ha riguardato le riserve di imprese, famiglie, fondi, assicurazioni e onlus. L’ aumento maggiore è stato registrato per i depositi delle aziende seguite dalle onlus. Il dato più sorprendente è quello relativo ai conti correnti: qui si è registrata la crescita più alta nei 12 mesi presi a riferimento e si è passati da 775,87 miliardi a 818,84 miliardi con un aumento di 42 miliardi.
A salire è anche l’ammontare delle risorse parcheggiate nei depositi vincolati con scadenza più o meno breve; si è passati da 165,71 miliardi a 167,23 miliardi.

 

Crolla la fiducia e diminuiscono i consumi

I dati raccolti da Unimpresa, e Banca d’Italia sono piuttosto esplicativi; testimoniano un crollo della fiducia alquanto diffuso da parte degli italiani a causa della persistente crisi economica. L’ incertezza sul futuro regna sovrana e in momenti come questo è sempre meglio non rischiare.
Un ragionamento che non può essere minimamente condannato se è vero che, oltre a queste contingenze, anche gli investimenti risultano essere meno convenienti; la deriva intrapresa potrebbe essere piuttosto preoccupante. Se i consumi, di cui tanto si parla, non ripartono le conseguenze potranno essere ancora più nefaste.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Matteo Vespasiani

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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