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Jobs Act: rivoluzione o compromesso?

Il Jobs Act, la riforma del lavoro, prende definitivamente il volo e lo fa in un modo tipicamente italiano: dividendo tutte le parti in causa e finendo per non accontentare del tutto né l’una né l’altra sponda.
A seguito del provvedimento tramite il quale il governo ha dato il via libera ai decreti attuativi, è partita immediata la polemica tra chi, soprattutto nel centrodestra, ha parlato di una norma di molto annacquata forse per venire incontro alle proteste dei sindacati e chi, viceversa, soprattutto da sinistra, parla di un provvedimento che andrà a togliere tutele ai lavoratori. Il solito teatrino della politica, dove ognuno tenta di portare consenso al proprio campo mettendo sul piatto argomenti ideologici di dubbia attualità.
Dopo il braccio di ferro dei mesi scorsi sostanzialmente si è arrivati ad un compromesso: un tentativo di mettere sotto lo stesso tetto diverse parti per un provvedimento, il Jobs Act, che è sembrato fin da subito essere una coperta corta (leggi: Cos’ è il Jobs Act, la riforma del lavoro di Renzi).
Bisognava scontentare qualcuno, da una parte o dall’altra. Alla fine si è tentato di limitare i danni con un compromesso di matrice italica.

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Le novità del Jobs Act:

Nel concreto, cosa cambierà con la riforma del lavoro passato sotto il nome di Jobs Act? A partire dal 1 gennaio 2015 muteranno le modalità di ingresso e di uscita dal mondo del lavoro.
La novità più nota è l’introduzione del cosiddetto contratto a tutele crescenti: vale a dire, quando si firma un contratto le tutele previste andranno aumentando man mano che passa il tempo. Se all’inizio saranno scarse, per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, con il passare degli anni aumenteranno.
Il contratto a tutele crescenti prevede un indennizzo esclusivamente di natura economica in caso di licenziamento, fatta esclusione per gli allontanamenti discriminatori. Indennizzo che aumenterà a seconda dell’anzianità del servizio e che andrà da un minino di 2 ad un massimo di 24 mensilità.
Il contratto a tutele crescenti si presenta come un’opportunità interessante anche per il datore poichè va a tagliare del 30% il costo del lavoro; in questo modo di dovrebbero favorire assunzioni da parte delle aziende. Naturalmente questa nuova forma di contratto si applicherà esclusivamente ai nuovi assunti a partire dal 1 gennaio 2015.

La questione licenziamenti disciplinari:

Vi è poi la questione sulla quale si è dibattuto per settimane e che ha portato alla spaccatura maggiore in materia di Jobs Act; il caso dei licenziamenti disciplinari.
Ad oggi la decisione era sempre appannaggio esclusivo del giudice che tendeva spesso e volentieri a stabilire il reintegro del lavoratore: con la nuova disciplina il reintegro avverrà solo nel caso in cui il giudice rilevi che il fatto non sussiste. Verrà tuttavia lasciato un ampio margine alla trattativa tra sindacato e datore di lavoro per giungere ad una soluzione; in sostanza si dovrà arrivare a stabilire se ogni singolo fatto materiale può configurare un comportamento indisciplinato passibile di licenziamento. licenziamentiDal provvedimento è stato escluso, all’ultimo momento, il meccanismo noto come Opting Out, che consentiva all’azienda condannata dal giudice per licenziamento disciplinare ingiustificato di poter comunque scegliere per il non reintegro a vantaggio di un indennizzo più alto.
Da segnalare anche che l’indennizzo economico continuerà a essere differente tra piccole e grandi aziende; per le imprese con meno di 15 dipendente ad esempio, che lo ricordiamo sono escluse dall’applicazione dell’Articolo 18 (leggi: Articolo 18: storia, significato e differenze con l’estero), l’indennizzo per licenziamenti ingiustificati resterà quello attuale che va dai 2,5 ai 6 mesi di retribuzione.

Licenziamenti collettivi e Aspi:

Le nuove regole del Jobs Act si applicano anche per i licenziamenti collettivi, cui è esteso lo stesso regime dei licenziamenti individuali, e varranno anche per partiti politici e sindacati che, invece, erano prima esclusi dalla normativa.
Da segnalare poi le novità in materia di Aspi (Assicurazione Sociale per l’ Impiego), l’ammortizzatore sociale che accorpa le varie tipologie di sostegno previste per i lavoratori che perdono l’occupazione (leggi: Aspi e indennità disoccupazione: cos’è e come richiederla).
Dovrebbe cambiare denominazione in Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego e si sta valutando l’estensione della platea degli aventi diritto anche ai collaboratori oltre che l’aumento della durata dell’erogazione del sostegno.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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