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Satira

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Un calcio alla crisi

I detti popolari sono sovente fonte di somma saggezza. E’ per questo che chi ha coniato l’espressione “calcio oppio del popolo” ha fotografato appieno una grande verità.
Inutile accantonare il gioco del calcio tra il faceto del nostro quotidiano, perchè anche ministri e parlamentari impegnati in sedute fiume interrompono spesso e volentieri le loro attività per assistere alle gesta dei propri beniamini e talvolta sono proprio incravattati governativi a rivelarsi come i più folcloristici ultras.
Quattro anni sportivi e finanziari fa, una eternità oramai, l’Italia si approcciava alla Coppa del Mondo con un nuovo Presidente della Repubblica e “forte” di un nuovo governo. L’esito della competizione sportiva, noto a tutti, spazzò via le mille polemiche che accompagnarono il rimpasto nel mondo del calcio, frutto di uno dei più grandi scandali di tutti i tempi.
Chissenefrega di “calciopoli”, avranno pensato i circa 15 milioni di italiani che si riversarono nelle strade bandiere in mano, a festeggiare Cannavaro e co. Lo spirito di appartenenza nazionale trova senza dubbio la sua massima espressione proprio in occasione di eventi calcistici, capaci di trascinare in strada anche chi se ne guarda bene quando si tratta di attuare una protesta organizzata.

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Perchè il calcio è così amato dal popolo?

Non si sa cosa renda il calcio così amato, forse la trasposizione simbolica di quanto accade quotidianamente, ovvero uomini ridotti in mutande che si battono per la sopravvivenza.
E proprio in virtù del legame viscerale che lega popolo e pallone, apparirà blasfemo e provocatorio celebrare l’uscita dell’Italia dal mondiale sudafricano. Ma vincere di nuovo la competizione avrebbe significato distogliere l’attenzione pubblica dalla pressione fiscale alle stelle – in questo, campioni del mondo forse non lo siamo, ma d’Europa senza dubbio si – o dai tagli legati alla discussa finanziaria che pone un freno perfino all’indizione di concorsi pubblici.
D’altronde, dopo la mesta uscita di scena degli azzurri, ci si è indignati molto più per la discutibile scelta di nominare Marcello Lippi quale guida della squadra, piuttosto che per la nomina improvvisa di un ulteriore e chissà quanto necessario nuovo ministro senza portafoglio (altra espressione poco felice nell’attuale contesto economico: se il portafoglio non ce l’ha neanche un ministro, figuriamoci un operaio).
Eppure, chiamare a far parte della squadra di Governo Brancher è apparsa una mossa quantomeno inopportuna, un po’ come per un selezionatore tecnico aver chiamato a giocare con gli azzurri Criscito, Pepe o Iaquinta.

 

L’ Oppio del popoli:

Peraltro, anche senza l’Italia, i mondiali proseguono, e per il momento a brillare è la stella dell’Argentina, paese molto simile al nostro se non altro per l’attaccamento ideale alla maglia della nazionale. Il Paese sudamericano è guidato in campo da Diego Armando Maradona ed al Governo da Cristina Fernandez de Kirchner, entrambi chiamati a risollevare le difficili sorti della propria nazione a seguito del drammatico default di pochi anni orsono.
E nonostante l’Argentina sia additata dai media come la probabile vincitrice della coppa del mondo, ci auguriamo sinceramente che ciò che non avvenga, per non far sì che l’oppio del popolo distolga nuovamente l’attenzione della gente dalle reali problematiche. E’ preferibile che la pressione esistente sulla gestione della affascinante Cristina resti alta, e che il suo popolo resti maggiormente interessato ai cacerolazos (le rivolte rumorose nelle strade di Buenos Aires) più che ai golazos di Messi.
Caro Diego, ci perdonerai, ma avrai occasione di rifarti. Poi se nel frattempo potessi attivarti per quel debituccio che hai nei confronti del fisco italiano, suoneremo una vuvuzuela anche per te.

Pubblicato in Satira

Scritto da

Gianfabio Florio

Scrittore tagliente ed ironico; avvocato e romanziere.

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