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Televisione, veline e modelle: il segreto della vera bellezza

Quante volte è stato detto che le modelle delle pubblicità incarnano parametri estetici irreali o ingannevoli, frutto (molto spesso) di sapienti “ritocchini” digitali? Innumerevoli. Eppure quelle pance piattissime continuano a sferrare un bombardamento ininterrotto di costumi e biancheria intima, che durante le feste natalizie suona ancora più anacronistico.
Lo ha ammesso finalmente perfino la nota marca di abbigliamento H&M, che sul giornale svedese “Aftonbladet ” ha svelato nei giorni scorsi di aver utilizzato delle indossatrici virtuali per presentare i propri abiti sul suo sito Internet.
In pratica l’azienda ha confessato che nelle otto modelle utilizzate, solamente “le teste” appartengono a ragazze vere: i corpi slanciati e perfetti sono quelli di indossatrici di plastica “umanizzate” grazie ad un software informatico.

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Immagini ritoccate fino alla perfezione

Anche il colore della pelle è finto e creato al computer per renderlo simile a quello della modella originaria. Una trovata indubbiamente vantaggiosa per l’azienda, visto il costo delle indossatrici, ma che sta generando una nuova ondata di attacchi all’irrealismo delle foto dove protagonista è il corpo femminile, tirando in ballo ancora una volta le responsabilità connesse all’industria della moda nel veicolare determinati ideali o pericolosi canoni estetici.
Come ha riportato un lungo articolo comparso di recente sul quotidiano Le Monde, con l’avvento del digitale le immagini sono ormai sempre più facili da modificare attraverso il computer. Niente più rughe, occhiaie, cellulite o chili di troppo. Perfino i nei vengono cancellati. Il risultato?
Donne che sembrano bambole senza età. Per confermarlo basterebbe ricordare un altro caso clamoroso del 2009, quando in Gran Bretagna una nota marca di cosmetici fu costretta a ritirare la pubblicità di una crema anti-età poiché l’indossatrice (la 60enne Twiggy) aveva il viso decisamente troppo giovanile per risultare credibile.

Niente più rughe, occhiaie o cellulite grazie al computer

I ritocchi eclatanti delle immagini sono ormai parte integrante nel costruire il messaggio destinato al consumatore, non solo nel campo della moda. E proprio in vista degli effetti potenzialmente dannosi che esse veicolano, diverse riviste femminili hanno iniziato ultimamente a pubblicare anche immagini non ritoccate, proponendo donne al naturale di notevole impatto sul pubblico.
Tuttavia si tratta ancora di casi sporadici. Soltanto una famosa marca di saponi e cosmetici continua ad utilizzare sistematicamente nelle proprie pubblicità donne rotonde e non più giovanissime, in modo pressoché isolato.
Nel frattempo due ricercatori d’informatica di Dartmouth (New Hampshire, Usa) hanno appena messo a punto un programma che classifica le fotografie in base a una scala che va da 1 a 5 a seconda del livello di alterazione. Lo scopo è rendere visibile, dietro l’immagine glamour, la dose di illusione nascosta. Finalmente ne vedremo delle “belle”.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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