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Quando le banche portano al suicidio

Nelle ore scorse abbiamo registrato un importante intervento del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso, su quello che dovrebbe essere il comportamento delle banche rispetto agli attuali mercati condizionati da una crisi che ancora non vuole dar tregua.
“E’ giusto – ha detto Barroso – che il settore finanziario dia un contributo chiaro al superamento della crisi generale”. Ed ha aggiunto: “Finora abbiamo proposto dei fondi di risoluzione che agiscono come forma di assicurazione per la crisi delle banche. Ma mi sembra logico che dopo lo sforzo chiesto ai contribuenti per salvare le banche ci sia ora anche un contributo più ampio del settore finanziario. Credo che sarà molto difficile far passare un’idea del genere a livello globale, perché ci sono enormi resistenze. Ma io insisterò al G20 perché si vada in questa direzione“.

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Suicidi e responsabilità delle banche:

Il modo in cui il sistema bancario italiano sta assecondando il pensiero del presidente Barroso è sotto gli occhi di tutti. Per colpa del comportamento spietato delle banche, a Vicenza, qualche ora fa, un altro imprenditore si è tolto la vita: si era ritrovato solo, schiacciato da alcuni debiti, senza nessuno che avesse accolto il suo grido disperato.
Sulle responsabilità di questo ennesimo suicidio, per l’ assessore provinciale al lavoro Morena Martini non ci sono dubbi: la colpa è certamente di quelle banche che non hanno voluto aiutare l’ imprenditore disperato. L’assessore ha inoltre evidenziato, nel suo intervento, che le banche dovrebbero tornare a fare il loro lavoro, cioè dare credito.
Oggi fanno invece le finanziarie accumulando in modo scandaloso guadagni coi soldi altrui. Sempre secondo Morena Martini, gli istituti di credito firmano convenzioni con le Province, con la Regione, coi Comuni, ma poi al momento di mettere in pratica ciò che sottoscrivono, sono proprio loro i primi a disattendere unilateralmente gli accordi.
Vogliamo dire di nostro che le banche, alle accuse che stanno ripetutamente ricevendo da una clientela sempre più esasperata, continuano a ripetere che esse non sono il ministero del welfare, nè tantomeno una succursale della Caritas.
E poco importa se anche il ministro Tremonti non molto tempo fa si è scagliato contro di loro con veementi accuse di egoismo e di perseguimento di scopi non in linea con l’interesse generale della collettività. Forse aveva ragione Honorè de Balzac nel dire: “Non è scandaloso che alcuni banchieri siano finiti in prigione: è scandaloso che tutti gli altri siano in libertà”.

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