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Carceri: il terzo mondo è qui

Mentre l’attuale governo continua a dedicare ogni energia al tentativo di limitare le capacità operative di magistratura e libera informazione, molti settori portanti dello Stato (scuola, sicurezza, sanità, servizi sociali, per citarne alcuni) cadono a pezzi e su altri (ricerca, pubblico impiego,ecc.) si sta per abbattere il ciclone dei tagli alle risorse.
Nella dissoluzione generale della cosa pubblica che avanza, intanto nelle carceri del nostro paese la situazione diviene ogni giorno sempre più drammatica. Il carcere, che costituzionalmente dovrebbe avere il compito di rieducare le persone che hanno contravvenuto alle regole sociali, si presenta sempre più spesso come luogo di sofferenza e morte ineluttabili.
Poche sono le eccezioni, come ad esempio quella del carcere di Genova all’interno del quale è presente da circa 4 anni un panificio dove i detenuti lavorano e producono il pane che viene poi distribuito a prezzo calmierato nei mercati del capoluogo ligure. Le statistiche dal mondo delle carceri restano tuttavia agghiaccianti.
I numeri aggiornati a poche ore fa ci dicono che già 30 detenuti che si sono tolti la vita nel 2010 e tra essi 23 lo hanno fatto impiccandosi. Lo conferma l’Osservatorio Permanente sulle morti in carcere sottolineando che dall’inizio dell’anno i decessi sono stati 90. Lo scorso anno sono morte in carcere 175 persone (di cui 72 per suicidio) e dal 2000 ad oggi i decessi sono stati 1.680 (583 i suicidi).

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Suicidi e degrado nelle carceri italiane:

Numeri impressionanti ma che trovano indifferenti i responsabili governativi, se si tiene conto che la popolazione detenuta è costituita prevalentemente da persone giovani (i 2/3 dei reclusi hanno meno di 40 anni e soltanto 2.500 di loro sono ultrasessantenni) che raramente dovrebbero morire per causa naturale.
Per fare un esempio, se la stessa frequenza dei decessi in carcere si verificasse nell’intera popolazione italiana assisteremmo ogni anno alla scomparsa di tanti under 40 quanti ne abitano in una città delle dimensioni di Firenze.
L’Osservatorio sostiene che nelle carceri si muore così spesso perché negli ultimi 20 anni sono diventate il ricettacolo di tutti i disagi umani e sociali, con decine di migliaia di detenuti tossicodipendenti, 5.000 o 6.000 malati di mente, migliaia di sieropositivi HIV. Una recente ricerca della Simspe (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria) ha riscontrato che soltanto il 20% dei detenuti è in buone condizioni di salute.
Ma si muore anche perché le condizioni detentive sono sempre più difficili: il sovraffollamento, come abbiamo già denunciato su questo giornale attraverso interviste agli operatori carcerari, ha raggiunto livelli mai visti, il personale adibito al “trattamento” e alla sorveglianza è sempre più scarso, il lavoro per i detenuti sempre meno, il che significa che in carcere c’è maggiore povertà, che la manutenzione e le pulizie sono meno curate, che i detenuti trascorrono più ore in cella.
In molte carceri, malgrado i falsi proclami dei responsabili del ministero di Grazia e Giustizia, mancano anche i prodotti per la pulizia personale (carta igienica e sapone vengono forniti dal volontariato), la Regione Toscana ha dovuto comperare i materassi per 4.500 detenuti, il vitto giornaliero è fornito dall’Amministrazione con una spesa complessiva (fornitura dei prodotti e cottura pasti) di 3 euro a detenuto con la qualità e quantità che si possono immaginare. Come si vede, non bisogna andare tanto lontano per scoprire il terzo mondo: è già qui, in mezzo a noi, in Italia.

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