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Tremonti: i numeri prima della politica

Nelle ore scorse il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha ribadito ancora una volta che “i numeri vengono prima della politica”. E’ chiaro che in tale esternazione non si ravvisa alcun segno di umiltà da parte del ministro.
Quell’umiltà che si origina dall’ humus, il suolo, il territorio, dove ognuno di noi consuma la vita di ogni giorno, dove affondiamo, trovandoci tutta la fertilità e vitalità che ci alimenta e ci fa crescere.
C’è anche chi la calpesta soltanto, camminando in superficie, attirato da traguardi lontani e, talvolta, densi di miraggi: sono coloro che mettono i numeri al di sopra della politica dimenticando che dentro i numeri si celano le sofferenze e le speranze della persone. 
Per assecondare Tremonti vogliamo scendere nel campo da lui proposto, quello dei numeri, per mostrare il disastro che ha generato l’attuale governo e gli altri precedenti nel Sud del nostro Paese. Per rimanere imparziali facciamo parlare i numeri dell’ultimo rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno.

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I numeri sull’Italia:

Secondo il rapporto, presentato qualche giorno fa, il Sud è tornato indietro di 10 anni. “Nel 2009 il Pil è calato del 4,5%, un valore molto più negativo del -1,5% del 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il Pil per abitante è pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro).
Secondo i numeri del rapporto, nel 2009 tutti i settori sono stati investiti dalla crisi: dall’ agricoltura (crollo del valore aggiunto del 5%) all’ industria (meno 15,8%), mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo del 16,6% e il commercio -11%. Giù anche turismo e trasporti (-3%) e intermediazione creditizia e immobiliare (-1,7%).
Due, secondo l’ Associazione per lo sviluppo dell’ industria del Mezzogiorno, le cause principali dell’ andamento recessivo: investimenti che rallentano, famiglie che non consumano. Queste ultime infatti hanno ridotto al Sud la spesa del 2,6% contro l’1,6% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti industriali sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008. Il territorio del Sud richiede  urgentemente la realizzazione di grandi infrastrutture dei trasporti, condizione necessaria e imprescindibile per il rilancio dell?economia meridionale.
La Svimez stima un costo di 49 miliardi di euro, di cui 11 miliardi già disponibili e quasi 38 da reperire, da dedicare al potenziamento dell’ Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della Statale Jonica; la realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia; l’ estensione dell’Alta Capacità; il Ponte sullo Stretto.
Secondo l’ analisi dell’ organizzazione, la programmazione degli interventi strategici per il rilancio del Sud andrebbe affidata a una Conferenza delle Regioni meridionali, in stretta relazione con la Presidenza del Consiglio.

 

Una politica fallimentare:

I due soggetti costituirebbero una sorta di «Consiglio per la coesione nazionale» deputato a impegnarsi in pochi grandi progetti strategici prioritari. Accanto, un’ Agenzia indipendente di natura tecnica, di supporto operativo alle decisioni del Consiglio, e destinata alla progettazione.
C’è, in più, come settore su cui puntare, la Green economy. Dal 2000 al 2008 la potenza degli impianti e l’elettricità prodotta con le rinnovabili al Sud è cresciuta in modo rilevante. Nel periodo in questione la potenza è cresciuta del 108% nel Mezzogiorno e l’elettricità prodotta del 151%, staccando di 3 e 4 volte il dato nazionale (rispettivamente 31% e 15% )”.
Dopo questa carrellata di numeri, soffermiamoci sul perchè le famiglie non consumano: da questa riflessione potrebbe scaturire il risultato della politica fallimentare di chi ha amministrato e continua, imperterrito, ad amministrare, a livello centrale e a livello regionale e locale.
Ha scritto Georges Bernanos: “Un mondo dominato dalla Forza è abominevole, ma il mondo dominato dal Numero è ignobile“.

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