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Caporale evitò una strage: le promesse non mantenute dello Stato

Una classe politica ed una dirigenza statale che promettono senza quasi mai mantenere: la loro lontananza dai problemi reali dei cittadini è ormai conclamata presso la gran parte dei cittadini italiani che ormai conoscono bene il valore di quanto viene loro propagandato attraverso i vari circuiti mediatici.
Una gara a promettere senza poi far seguire fatti concreti, che sta recando notevoli danni al nostro Paese in tutte le sue strutture sociali, industriali, economiche.
In questo contesto le aziende chiudono senza speranza alcuna per il futuro, scuole ed università si dirigono verso livelli da terzo mondo, la disoccupazione e la disperazione sociale avanza incontrastata. I telegiornali manipolati dal potere non hanno più effetto alcuno sulla gente comune che ormai s’è fatta l’idea che quanto viene loro trasmesso come informazioni fa parte di un sistema di falsità facili da scoprire.

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Storia del Caporale che evitò una strage

Le promesse non mantenute non riguardano soltanto i grandi temi o gruppi sociali: sempre più spesso si riferiscono anche ad episodi che hanno come protagonisti dei giovani che aspirano a delle mete legittime.
Come nel caso di Guido Laveneziana, giovane ventunenne di Ostuni che un anno fa, mentre era in servizio come caporale del primo reggimento Trasmissioni, rimase lievemente ferito nell’attentato, poco dopo le 7,40 del 12 ottobre, all’ingresso della caserma Santa Barbara, in via Perrucchetti, zona San Siro, a Milano. La sua presenza permise di sventare un grave attentato che stava per essere messo in atto.

Rischia la vita per salvare gli altri

Mettendo a repentaglio la propria vita, questo soldato ha evitato che il 35nne libico, Mohamed Game, che tentava di introdursi nella caserma approfittando dell’ingresso dell’auto di un militare, portasse a termine una strage facendo esplodere un ordigno artigianale costituito da circa due chilogrammi di esplosivo, all’ingresso della caserma e provocando una violenta deflagrazione nella quale rimase anche gravemente ferito.
Sua madre, Angela Orlando, in una lettera aperta di denuncia afferma: “L’eroe dimenticato del 12 ottobre 2009 si è trovato di fronte ad un nemico che non sa che lingua parla, non sa perché costui si definisce ‘nemico’, non conosce alcune ragioni. Lui continua a sognare e a credere nel giuramento che ha fatto su una sola e unica bandiera, non ha ricevuto nulla in cambio e aspetta risposte, vittima del proprio destino”. (Sventò attentato kamikaze a Milano. “Lo Stato promise ma poi non ha mantenuto”)

La promessa disattesa

Immediatamente dopo quell’attentato che all’epoca scosse non poco l’opinione pubblica, il ministro, tutti i politici e militari ma anche il Capo dello Stato, segnalarono il gesto eroico compiuto da Guido Laveneziana, si affrettarono a dire che lo avrebbero integrato nel prossimo scaglione per la ferma lunga dopo aver fatto un corso.
Il giovane ha frequentato con profitto il corso, ha fatto una nuova domanda di arruolamento ma, a tutt’oggi, nulla di questo è accaduto e le promesse fatte all’ epoca sono rimaste disattese con Guido che è a casa in attesa di eventi. Immaginiamo la sua grande amarezza e quella dei suoi familiari, a partire dalla madre: purtroppo gli uomini che in questo momento comandano nel Paese sono sono quelli che conosciamo tutti molto bene.

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