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Letame davanti alla Sede Lega Nord di Genova

Il letame parla, suggerisce, spiega: è simbolo di potere. In alcune regioni del sud, e non solo, si mandano a scorazzare ovini, bovini, cavalli liberamente, anche in luoghi dove non potrebbero starci, per riaffermare il proprio potere sul territorio. La “cacca” degli animali in tali casi parla, suggerisce e spiega il noto, antichissimo, “qui comando io”.
Ma non è solo questo il significato esoterico insito nel comune letame: in alcuni casi può esprimere significati e valori differenti. Nelle ore notturne di qualche giorno fa, per esempio, davanti alla sede della Lega Nord in via Napoli a Genova, nella zona al centro di violente polemiche per la costruzione di una moschea, è stata riversata da ignoti un’enorme quantità di letame.

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Letame davanti alla sede della Lega:

La mattina seguente gli aderenti del partito di Bossi chiaramente hanno reagito al loro solito prendendosela con gli islamici ed un povero prete della zona, noto per l’evidente tolleranza cristiana di cui è fornito. Fa dire Nietzsche a Zarathustra: “Diffida di tutti coloro in cui è potente l’impulso a punire“.
Probabilmente il letame davanti alla sede della Lega a Genova esprime il rapporto di grave diffidenza che si sta creando nella bellissima città ligure tra seguaci di diverse culture e religioni. Il letame dunque, estendendo il tema ad altre realtà italiane, diviene simbolo del clima che si sta respirando in alcune zone del nostro Paese, in cui sembra persa l’esperienza delle generazioni precedenti e sta prendendo consistenza una piega pericolosa che potrebbe divenire incontrollabile.
George Santayana, nella sua opera “La vita della ragione”, conferma che “quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo“. E non sono pochi coloro che in tutto il mondo stanno allibendo per alcune condotte inspiegabili (per loro) attribuite al capo del nostro governo.

Il significato del letame:

E’ di poche ore fa la notizia, infatti, della pubblicazione di un lungo articolo sul prestigioso quotidiano francese ‘Le Monde’ dal titolo «La faccia nera dell’Italia» che descrive ai propri lettori la situazione vigente nel nostro Paese. Nell’editoriale, la scrittrice e traduttrice Jacqueline Risset -professoressa di letteratura francese all’Università di Roma III, dove presiede il centro studi italo-francese- si interroga su come sia possibile «che la patria di Dante e di Leopardi sia così passiva rispetto al potere assoluto e corrotto di Berlusconi».
E risponde con semplicità che, al contrario della Germania con il nazismo, l’Italia non ha mai avviato una riflessione approfondita sul ventennio fascista. «Oggi -dice ancora  la Risset- è l’ignavia che prende il sopravvento, una passività, un’accettazione che ricordano come il regime fascista, che ha goduto di un ampio consenso per vent’anni, non sia senza dubbio mai stato oggetto di un lavoro di interrogazione e di giudizio, come lo è stato invece il periodo nazista nella Germania contemporanea».
Ciò accade mentre 120 professori dell’università di Parma  scendono in campo  per «difendere la Costituzione e la Democrazia». «Lanciamo un grido di fronte al degrado economico, sociale e soprattutto morale del nostro Paese» dice l’ideatore, il profes­sore Umberto Squarcia. “Non facciamo riferimento agli scan­dali politici di questi giorni, ma all’attacco alle istituzioni, ai pubblici ministeri visti come ta­lebani da parte del presidente del Consiglio” precisa il docente.

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