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Politica e corruzione: Italia perduta?

Continuano in queste ore indagini ed arresti inerenti comportamenti corruttivi nel nostro Paese. Certamente, di questo passo, il piano carceri da poco approvato dal nostro governo, andrà revisionato ed allargato per contenere le centinaia di migliaia di persone  di cui si presume il prossimo arrivo.
Da più parti si scatena il solito scaricabarile tra i politici che, pur essendo i primi responsabili del fenomeno, tentano di giustificare con argomenti senza più fondamento, il grado di degenerazione raggiunta cercando di non allarmare oltre i cittadini che stanno assistendo esterrefatti, con le elezioni regionali incombenti, ai fatti che si inseguono sulle cronache dei giornali e degli altri media.
Alcuni dirigenti istituzionali,in questo quadro, propongono di risolvere il grave problema, togliendo alle strutture investigative e giudiziarie la possibilità di fare intercettazioni telefoniche: niente prove, niente reati, è la logica di tali individui. Nelle ore scorse l’autorevole opinione di Luca di Montezemolo per rassicurare i cittadini italiani, ha parlato delle azioni da programmare e mettere in atto contro la corruzione come di un’impresa titanica.

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La corruzione è l’arma della mediocrità

Condividiamo, trattandosi della messa in cantiere di un processo culturale estremamente lungo nei tempi e difficile nella complessa realizzazione. Ma forse è da ricordare anche  che, come dice Balzac nella sua opera “Papà Goriot”, la corruzione è l’arma della mediocrità, ed in questo momento il nostro paese, che a detta di molte istituzioni culturali e sociali internazionali non eccelle come uomini di qualità politica,diviene terreno ideale per affermarsi corrompendo o lasciandosi corrompere. Trionfa infatti attualmente un amore per il possesso a tutti i costi di denaro che ha del patologico.
Ed a questo proposito Jhon M. Keynes nel suo saggio ‘Prospettive economiche per i nostri nipoti’, dice: “L’amore per il denaro come possesso – da distinguere dall’amore per il denaro come mezzo per ottenere le gioie e sperimentare la realtà della vita – sarà riconosciuto per ciò che è: un fatto morboso leggermente ripugnante, una di quelle propensioni per metà criminali, per metà patologiche di cui si affida la cura agli specialisti di malattie mentali “.
Noi pensiamo che le cose stiano in un piano leggermente più basso: si tratta semplicemente di “birbantelli” che sono stati fuorviati da Belli che nel sonetto “La madre der borzaroletto” ha avuto la mancanza d’accortezza di tramandare ai posteri un concetto ironico preso da molti sul serio.
Dice in esso il grande poeta romano: 
“Io sempre je l’ho dato sto conzijo:  – Checco, arruba un mijone… e pe le chiese sarai San Checco, e t’arzeranno un gijo – “.

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