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Perchè molti cittadini non vanno a votare

La forte astensione registrata nelle ultime elezioni regionali sta sviluppando, all’interno delle varie formazioni partitiche, comprese quelle risultate vincenti, un acceso dibattito sulle cose fatte e quelle ancora da fare, che sfocia spesso in accesi confronti tra fazioni, correnti, gruppi di influenza, che si scaricano vicendevolmente addosso accuse e responsabilità.
Il che rende, all’esterno, ancora più marcata l’idea dell’infinito scaricabarile messo in scena dalla classe politica, cui i cittadini italiani, rassegnati ormai da lunghi anni, assistono con usuale puntualità. (Dum Romae consulitutur, Saguntum expugnatur: ci scusino i lettori se siamo costretti a ripeterci).
Argomenti elettorali che potessero suscitare l’interesse della colletività, come si è ben visto, non ve ne sono stati: il tutto si è risolto nel solito referendum pro/contro Berlusconi. Nessuna nuova proposta per riformare la sanità malata che, soprattutto al Sud, sta falcidiando la vita di molte persone che, talvolta per interventi sanitari banali, si rivolgono alle strutture ospedaliere pubbliche.

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Politica: aumenta la corruzione

In compenso si moltiplicano i casi di corruzione e collusione che la magistratura, pur costretta ad operare con mezzi ed uomini insufficienti per le sue necessità, riesce ancora a portare alla luce ogni qualvolta interviene nel settore. Nessuna speranza di risolvere le urgenze del mondo del lavoro precario, nei mesi scorsi duramente colpito, in soluzioni di certezza di un futuro garantito, in quanto la crisi in atto sta rendendo fragili persino i posti di lavoro che fino a poco tempo fa sembravano oltremodo solidi.
La scuola ridotta a colabrodo con tagli inimmaginabili che la stanno facendo tornare indietro di molto tempo nei metodi di gestione e nelle prospettive di inserimento sociale e lavorativo di chi è costretto a rivolgersi ad essa. Poche possibilità di ottenere risposte dal comparto “giustizia” e da quello della sicurezza pubblica, dove gli operatori sempre più spesso non dispongono neppure dei mezzi economici necessari alla minima capacità operativa.

Le carceri che scoppiano

Carceri che scoppiano, con casi di suicidio che si moltiplicano esponenzialmente, in un contesto di mancate riforme e di scelte strategiche poco avvedute, mentre aumentano i reati di ogni genere che presto non potranno più essere perseguiti a causa delle conseguenze derivanti dalle politiche di contenimento della spesa pubblica a tutti note (e chiaramente non solo per questo, dati gli ultimi interventi legislativi non proprio favorevoli alle attività connesse alla repressione dei reati).
Gli artigiani chiudono perchè gli elevati costi di locazione immobiliare e dei servizi indispensabili alla loro attività, insieme ad una feroce pressione fiscale e burocratica, li hanno da tempo messi all’angolo. Chiudono anche migliaia di esercizi commerciali che, data la povertà in crescita presso larghi strati della popolazione, non hanno più quel mercato minimo che li potrebbe tenere in piedi.
Le banche, per una somma di motivi spesso a molti incomprensibili, non fanno più prestiti se non ai supergarantiti o a chi non possono proprio dire di no; le imprese falliscono a ritmi che non si erano mai registrati nel nostro Paese. Lo Stato sembra per lo più assente, con l’aggravante di proporsi sempre più con una girandola di promesse che quasi mai mantiene e che, comunque, spesso strumentalizza per scopi troppo lontani dalle contingenze quotidiane dei suoi amministrati.

Perchè gli italiani non vanno a votare?

Il Paese si sente, insomma, in stato di completo abbandono, mentre assiste quotidianamente a proclami e spot pubblicitari che non si dirigono per niente verso il superamento degli infiniti problemi che distrazione ed assenza di interventi istituzionali hanno fatto accumulare nel tempo.
L’astensionismo, secondo noi, va letto anche e soprattutto attraverso questi parametri: a che serve, si chiede il cittadino comune, andare a votare, se le cose resteranno tali e quali a prima se non addirittura peggiori?
Altri sono invece convinti che il loro apporto elettorale potrebbe dare legittimità ai soliti comportamenti predatori di una classe politica che pensa solo a se stessa e alla difesa dei propri interessi e privilegi. E si preparano ad agire di conseguenza, al di fuori di regole e leggi che in questo clima stanno sempre più perdendo valore: la vita infatti continua, con le sue improcrastinabili esigenze, anche in assenza dello Stato.
In questa condizione diviene perciò ovvio che molti cittadini divengano Stato a se stessi, imponendo modi di agire e comportamenti al di fuori di ogni equilibrio sociale. E manifestando questa loro volontà attraverso il messaggio dell’astensionismo.

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