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Partiti politici e pubblicità ingannevole

L’Italia è stato il primo paese dell’ Unione Europea a recepire la direttiva n. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno, approvando i Decreti legislativi nn. 145 e 146 del 2 agosto 2007, entrati in vigore il 21 settembre 2007.
E’ notorio che  la direttiva 2005/29/CE non solo regola le pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori, ma, nell’art. 14, introduce anche delle modifiche alla disciplina in tema di pubblicità ingannevole e comparativa (disciplina contenuta nella direttiva 84/450/CEE, ora abrogata dalla direttiva 2006/114/CE).

Pubblicità

Pubblicità e attività commerciali:

La direttiva 2005/29/CE annovera la “pubblicità” tra le “pratiche commerciali” senza, tuttavia, offrirne alcuna definizione. Infatti, utilizzando termini propri del linguaggio manageriale più che giuridico, essa include la pubblicità tra le attività di natura commerciale. Il decreto legislativo n. 145/07 definisce invece la pubblicità una “qualsiasi forma di messaggio che è diffuso, in qualsiasi modo, nell’esercizio di una attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, allo scopo di promuovere il trasferimento di beni mobili o immobili, la prestazione di opere o di servizi oppure la costituzione o il trasferimento di diritti ed obblighi su di essi”.
In tale quadro, ed è un vero peccato, non trovano collocazione i partiti politici, che della pubblicità ingannevole sono maestri esemplari. Essi infatti possono essere definiti soltanto come associazioni di persone che hanno le stesse idee e gli stessi interessi e che, attraverso un’organizzazione stabile, hanno l’obiettivo di influenzare l’indirizzo politico del Paese.
Le loro principali funzioni, come in tutti gli altri Paesi democratici, sono quattro. Hanno il compito di “formare” gli elettori dal punto di vista ideologico e politico; selezionano i candidati da presentare nelle liste elettorali in occasione delle elezioni politiche o amministrative; inquadrano le persone che vengono elette attraverso la disciplina di partito; e garantiscono la comunicazione tra elettori ed eletti nell’intervallo tra un elezione e l’altra.

Partiti politici e pubblicità:

In questo ambito pubblicizzano iniziative, per ottenere consenso e voti dai cittadini, che quasi mai trovano riscontri nella realtà pratica. Basta guardare alle promesse dei vari politici riguardo l’abbassamento delle tasse o dello snellimento degli apparati partitici che gravano in modo insostenibile sul bilancio dello Stato, come quelli presenti nelle province italiane o nei tanti enti inutili che ancora nessuna forza è riuscita a smuovere dai propri ruoli e privilegi. Sono apparati che dicono di essere al servizio del cittadino, ma quando se ne vanno a controllare azioni ed attività facilmente si scopre che al cittadino costano soltanto denaro senza ritorno alcuno.
Anche questo, ove i partiti fossero delle imprese, andrebbe annoverato nel contesto della pubblicità ingannevole. Che nel nostro Paese è un hobby molto sentito.

Lo spot di Napoli: “Te la diamo gratis”

Nelle ore scorse a Napoli sono venuti fuori dei cartelloni pubblicitari che evidenziavano la scritta «Te la diamo gratis». Uno spot, una specie di allettante promessa, proprio come quelle che fanno volentieri i nostri esponenti politici, un gioco di parole, una provocazione. Certamente l’occasione per attirare l’attenzione dei cittadini napoletani su un doppiosenso da tutti  percepibile. Ma gli ideatori dello spot  non avevano fatto bene i conti con le battagliere componenti dell’Udi, l’unione donne italiane: nei manifesti, infatti, viene lesa la dignità della donne. Insomma è successo un casino.
Se l’erano presa gratis, invece, la pensione di invalidità, sempre a Napoli, un esercito di finti ciechi (64) che, individuati, sta restituendo il maltolto dopo il blitz che ha portato a molti  arresti nel Pallonetto di Santa Lucia. I colpevoli si stanno presentando di giorno in giorno in procura accompagnati dal proprio avvocato con buste piene di denaro in contante, anche tre-quattromila euro per  volta. A modo loro, si erano costruiti la loro bella pubblicità ingannevole.

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