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Pagamenti Pubblica Amministrazione: procedura infrazione per l’Italia

È una piaga diffusa che contribuisce a mettere in ginocchio le imprese italiane, una cattiva abitudine che da anni si abbatte sul mondo industriale del nostro paese e che ora porterà a conseguenze concrete in termini di penalizzazioni. Si perché il ritardo nei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione è un malvezzo non più tollerabile e l’Unione Europea è pronta ad intervenire con i mezzi che le competono.
A dare l’annuncio è stato un italiano; Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea nonché commissario dell’Industria, sulla cui scrivania giaceva da tempo la lettera di procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.
Mancava solo l’ultimo passaggio, una sorta di visto sul provvedimento; ed è arrivato in queste ore. Si tratta del rapporto dell’Ance, l’associazione nazionale costruttori edili, contenente il monitoraggio dei tempi di pagamento della fatture da parte della PA. L’Ance era il secondo dei due consulenti scelti dal commissario Tajani per analizzare la situazione pagamenti della Pubblica Amministrazione: il primo era Confartigianato che aveva già fatto pervenire il proprio rapporto con dati non certo esaltanti.

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L’Italia viola leggi Ue sui tempi

Ricevuti entrambi i pareri ed assodato che questi sono negativi, parte oggi l’avvio di procedura di infrazione contro l’Italia per i ritardi dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione.
“L’Italia e’ il peggior pagatore dell’Unione europea”: queste le parole con le quali il commissario Tajani ha accompagnato la decisione di avvio del provvedimento. E che risuonano piuttosto imbarazzanti per un paese come il nostro, abituato ormai a raccogliere record negativi.
Tanto per fornire un altro esempio nelle scorse ore la Commissione Europea ha diramato un rapporto sulla corruzione sottolineando come in Italia il livello sia piuttosto preoccupante e invitando il nostro paese a prendere le opportune misure.
Ma tornando alla procedura di infrazione nei nostri riguardi per il ritardo dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, l’ Italia ha violato una direttiva Ue riguardante l’applicazione di norme europee in tema di ritardi dei pagamenti della Pa alle imprese; gli articoli violati sono il 4 ed il 7.

Le fatture devono essere pagate tra i 30 e i 60 giorni

Articoli nei quali si stabilisce rispettivamente il termine di giorni per il pagamento delle fatture, che deve essere tra i 30 ed i 60 (art .4); e l’illegittimità di richiesta di prassi inique da parte della Pubblica Amministrazione, come nel caso di fatture postdatate (art.7).
Tra l’altro l’Italia ha recepito la normativa prima di altri paesi Ue, ma nei fatti non l’ha mai applicata. A partire da oggi l’Italia avrà a disposizione 5 settimane per replicare alle contestazioni mosse dalla Ue; dopodiché scatterà la messa in mora.  Vedremo come reagirà il nostro paese anche perché la questione è delicata oltre che di non facile lettura.

A quanto ammontano i debiti della Pubblica Amministrazione:

Un censimento definitivo dello stock di debiti della PA ancora non è stato realizzato; per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni, questi variano da una media di 7 – 8 mesi e, secondo il report dell’Ance, possono arrivare a sfiorare anche i 1000 giorni nei casi limite. Altro che 30 – 60 giorni come indicato dalla direttiva Ue.
Nel 2013 il decreto legge n.35 “Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione”, adottato dal governo Monti, aveva stabilito lo stanziamento di una cifra di circa 40 miliardi per il biennio 2013/2014, cifra poi incrementata ad agosto 2013 di oltre 7 miliardi, da erogare agli enti debitori.
Il provvedimento prevedeva il pagamento di arretrati alle imprese; le amministrazioni dovevano identificare i soggetti titolari del diritto di credito e procedere al pagamento seguendo un ordine cronologico.
Per l’anno 2013, in base a questo provvedimento l’Italia avrebbe pagato una cifra di circa 25 miliardi, cifra assicurata agli enti debitori dal Governo attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. E cifra che, comunque, è meno di quanto si ritiene possa essere il totale di debiti pregressi cui sono da aggiungere, naturalmente, quelli nuovi.

L’Italia deve ora difendersi

Per tutta questa serie di motivi è scattata oggi, dopo vari avvertimenti, la procedura di infrazione da parte di Bruxelles nei confronti dell’Italia per violazione di diritto comunitario. L’Italia da parte sua dovrà ora dimostrare di avere argomenti validi per smentire le accuse facendo così decadere la procedura di infrazione.
Operazione che il nostro paese deve comunque fare entro il limite massimo di 5 settimane. In questo caso, a differenza dei pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese, non è consentito sgarrare.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Erik Lasiola

Giornalista di inchiesta, blogger e rivoluzionario

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