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Nuove tasse e contraddizioni del Governo

L. L. Levinson nella sua opera “The left handed dictionary” alla voce “attore” fa corrispondere questo significato: “Un uomo che fa delle facce per guadagnarsi da vivere”.
Riteniamo che questa definizione chiarisca bene il comportamento di alcuni uomini del nostro attuale governo, per ultimo il ministro Calderoli, che passano da promesse solenni, come quelle di diminuire le tasse una volta al governo, a sottili strategie preparatorie per realizzare l’esatto contrario.
I cittadini italiani, dunque, continuano ad essere spettatori di un teatrino in cui vedono mettere in scena un’ abolizione della tassa di successione sui grandi patrimoni compensata da un provvedimento denominato “scudo fiscale” che garantisce ai detentori di ricchezze realizzate illecitamente la più assoluta impunità al costo di un semplice tozzo di pane, oppure l’annullamento dell’Ici su immobili anche di elevatissimo valore commerciale, ma risultanti nei labirinti catastali sotto il salvifico termine di prima casa, ritenendo che tali rappresentazioni non abbiano nulla a che vedere con la vita pratica quotidiana in cui si trovano impegnati.

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Le promesse dei politici sul taglio delle tasse:

Questo risultato è possibile solo per attori consumati dall’esperienza maestrale dell’arte mimica mista alle capacità proprie dell’illusionismo: come i rappresentanti del nostro attuale governo, appunto. Che giurano di fare tutto il possibile per combattere l’enorme pressione fiscale che contraddistingue la realtà sociale del nostro Paese, ma poi incitano i governatori delle varie regioni italiane in difficoltà con i bilanci inerenti il settore della sanità, a sanare le proprie disastrate gestioni contabili attraverso l’aumento delle tasse ai propri concittadini. In un giornale on line, a questo proposito, pochi giorni fa era scritto:
“Sembra ancora di sentirlo Stefano Caldoro, il neogovernatore della Campania succeduto ad Antonio Bassolino, quando candidamente dichiarava che per far fronte al pesante deficit sanitario trovato in eredità a Palazzo Santa Lucia sarebbe stato indispensabile l’aiuto del governo centrale e – in particolare – del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale avrebbe dovuto rivedere il Patto di stabilità interno e riaffidare alle regioni i famigerati Fas (i fondi per le aree sottoutilizzate) che – almeno nel caso campano – avrebbero dovuto coprire il pesante disavanzo sanitario.
La stessa partitura l’avrebbero poi recitata, più o meno, tutti gli altri governatori “azzurri” del meridione. Certo, come in ogni orchestra che si rispetti, con strumenti e tonalità diverse. A seconda dei casi, toni gravi od acuti che, nelle intenzioni del sestetto di governatori, avrebbero dovuto incantare il compiacente (o almeno supposto tale) governo di Silvio Berlusconi. Macché.
La banda dei sei governatori è stata subito sgominata. Le loro attese rapidamente accantonate e, come detto, gli è stato servito pure un salatissimo conto da pagare. Tasse, imposte, tributi e balzelli vari – da girare ai loro corregionali – per ripianare i copiosi deficit sanitari”.
E’ evidente che il governo che doveva diminuire le tasse si ritrova dentro una vistosa contraddizione. Così come di enorme contraddizione si sta vestendo la ventilata manovra finanziaria annunciata dal ministro Tremonti e che fa presagire una grande bastonata che sta per piovere sugli ignari italiani: nonostante il ministro Calderoli cerchi di edulcorarla con la retorica che gli è congeniale ma apertamente smascherata da molto tempo. 
I giochi che si stanno per aprire a proposito del ripianamento dei conti pubblici andati in tilt, avranno i soliti, scontati destinatari: la fasce più deboli della società italiana. Affermava Ovidio: ” Pauper ubique iacet ( al povero va sempre male )”.

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