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Mafia e politica paralizzano il Sud

Certamente avranno letto i diversi articoli presenti sul nostro giornale, gli estensori del documento divulgato dalla Cei dal titolo “Per un Paese solidale: Chiesa e Mezzogiorno”  in cui si rilevano le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti (anche noi avevamo usato questi termini per indicare le ruberie  e le incapacità di buona parte della nostra classe politica attenta soltanto ai propri interessi e privilegi), coniugate con l’incontrastato prevalere delle varie mafie che, seppur in questo momento colpite da un’attività senza precedenti da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, purtuttavia continuano ad “avvelenare la vita sociale, pervertire la mente e il cuore di tanti giovani, soffocare l’economia e deformare il volto autentico del Sud”.
Come avevamo spiegato ai nostri lettori nelle settimane scorse, i vescovi hanno confermato che nel nostro Paese è cresciuto “l’egoismo, individuale e corporativo, con il rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo” ricordando che la criminalità organizzata “negli ultimi vent’anni ha messo le radici in tutto il territorio nazionale“, condannando in primo luogo i giovani del Sud.
Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie”, scrivono i vescovi nel documento in oggetto.

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La criminalità organizzata al sud Italia:

Continuano, poi, dicendo che “La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento, dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale”.
E, in conclusione, asserisce che  “La mafia sta prepotentemente rialzando la testa. Di fronte a questo pericolo, si sta purtroppo abbassando l’attenzione. Il male viene ingoiato. Non si reagisce. La società civile fa fatica a scuotersi. Chiaro per tutti il giogo che ci opprime. Le analisi sono lucide ma non efficaci. Si è consapevoli ma non protagonisti”.

Reazione dei Vescovi alla Mafia:

Insomma, per non annoiare il lettore ripetendo cose che già sa, il documento presentato dalla Cei rimarca con energia i temi  che abbiamo trattato  fin dalla fondazione di questo giornale che, fatalità o intuizione di alcuni di noi, si sono rivelati e si rivelano tuttora  attuali ed attendibili.
Con la differenza che mentre i vescovi sollecitano i criminali a pentirsi e convertirsi, noi pensiamo di più ad uno Stato capace di riaffermare la propria autorità in tutto il territorio che amministra, magari attenendosi ai principi della Carta Costituzionale che ne regola l’attività.
Cosa che non sempre fa,come moltissimi cittadini italiani verificano non di rado. Non tocca ai vescovi intervenire sulle questioni sociali e civili del Paese: se lo fanno è perchè la mancanza di autorità dell’attuale classe politica lo rende necessario e colpevolmente lo consente.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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