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Lo spot inutile dei militari in Calabria

Al via un nuovo spot pubblicitario dell’attuale Governo, per rassicurare i cittadini italiani, soprattutto quelli che risiedono nella regione calabra condizionata dalla ‘ndrangheta, sull’efficienza dei propri interventi.
Meno di cento militari, poco avvezzi alle cose di mafia, vigileranno sulla sicurezza di alcuni siti istituzionali di Reggio Calabria. Gli associati alla ‘ndrangheta già ridono a crepapelle. Finchè saranno di tal natura le operazioni di contrasto statali alla loro intelligenza criminale, potranno dormire sonni tranquilli. Ricordiamo cosa sta avvenendo.
Da lunedì prossimo, 18 ottobre, saranno impiegati alcuni militari dell’Esercito per vigilare sugli uffici della Procura della Repubblica e della Procura generale di Reggio Calabria, come avevamo già descritto nelle scorse ore dalle pagine del nostro giornale ( Reggio Calabria: l’ esercito per contrastare la criminalità ).

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La risposta dello Stato all’intimidazione:

E’ la risposta dello Stato  dopo l’intimidazione arrogante, con contorno di bazooka, compiuta il 5 ottobre scorso. Il 14 ottobre prossimo, inoltre, si riunirà il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata dal prefetto Luigi Varratta, per valutare se il presidio da parte dei militari, oltre che negli uffici della Procura della Repubblica e della Procura generale, debba essere esteso anche all’ abitazione del pg Salvatore Di Landro, davanti al quale il 26 agosto scorso era stata fatta esplodere una bomba.
Intanto il procuratore antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, intervenendo a Radio 24, ha criticato la decisione di mandare i militari a Reggio in quanto non corrispondente come deterrente ai requisiti richiesti ad una struttura capace di rispondere alla criminalità organizzata calabrese. Gratteri ha insistito sulla necessità di coprire prima gli organici vuoti di migliaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri, ribadendo che come prima cosa va fatto l’ordinario, poi se necessaria va realizzata l’eccezionalità.
Anche per una questione di costi. Ecco le sue testuali parole: “Se arrivano dei militari bisognerà provvedere alla logistica, all’aspetto amministrativo. Se invece trasferiamo stabilmente delle persone non dobbiamo pagare missioni o trasferte. Questi militari avranno bisogno di due mesi per imparare nomi e cognomi, il mese successivo inizieranno a lavorare e il mese dopo ancora saranno riassorbiti pian piano”.

Gli affari della ‘ndrangheta:

Gratteri si è mostrato anche contrario alla proposta di schierare, come richiesto da alcuni ambienti governativi, l’esercito nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria dove persistono attentati ai mezzi delle aziende: “Così -ha continuato- si può limitare che salti un escavatore ma la tangente è discussa a monte, prima che si inizino i lavori. Se salta una betoniera significa che sono saltati gli accordi, ma la verità è che non esiste un solo chilometro di autostrada in ristrutturazione in cui ogni cellula locale di ‘ndrangheta non voglia la sua fetta.
Dalle indagini in corso non c’è un solo chilometro esente da questo problema. Da gennaio a oggi abbiamo arrestato mille ‘ndranghetisti e in questo momento ce ne sono liberi 10mila nella sola provincia di Reggio Calabria. Come si fa a dire che la ‘ndrangheta è in crisi?”.
Noi sappiamo bene come si fa e perchè lo si fa. Ecco perchè abbiamo scritto che si tratta di un altro, solito, spot pubblicitario con cui l’attuale Governo vuol mettere a tacere le voci critiche che lo inchiodano alle proprie responsabilità.

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