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Federalismo fiscale: come si sta sta sfasciando l’Italia

La legge n.42 del 5 maggio 2009 sul federalismo fiscale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 maggio 2009, entrerà in vigore il 21 maggio prossimo. Il disegno di legge n. 1117-B, collegato alla manovra finanziaria, recante delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione era stato approvato in via definitiva dal Senato con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 87 astenuti nella seduta del 29 aprile 2009.
Le dichiarazioni di voto finali avevano confermato l’ampio consenso delle forze politiche intorno ad una riforma ampiamente modificata rispetto alla stesura originaria.

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Cos’è il federalismo fiscale:

Principi base del federalismo fiscale sono il coordinamento dei centri di spesa con i centri di prelievo, che comporterà automaticamente maggiore responsabilità da parte degli enti nel gestire le risorse e la sostituzione della spesa storica, basata sulla continuità dei livelli di spesa raggiunti l’anno precedente, con la spesa standard. Sul sito del Governo, per chi volesse approfondire tale tema, è in evidenza tutto ciò che può essere utile ad un’analisi più attenta.
A noi interessa anticipare un dato che certamente la dice lunga su quanto avverrà prossimamente nel nostro Paese, legato al fatto che il federalismo fiscale introduce un sistema premiante nei confronti degli enti che assicurano elevata qualità dei servizi e livello di pressione fiscale inferiore alla media degli altri enti del proprio livello di governo a parità di servizi offerti. Viceversa, nei confronti degli enti meno virtuosi è previsto un sistema sanzionatorio che consiste nel divieto di fare assunzioni e di procedere a spese per attività discrezionali.

Il sud Italia penalizzato del federalismo:

Non riusciamo a comprendere come farà il Sud ad adeguarsi a tali nuove disposizioni, nel momento in cui esso Sud proviene da molti decenni in cui la vita economica è stata determinata soprattutto da interventi dello Stato centrale, a pioggia, elargiti da una classe politica che ha da sempre barattato la gran parte dei voti con la gestione più incontrollata dei fondi da parte alcuni potentati radicati nei vari territori, che, secondo la convenienza del momento, facevano e disfacevano le alleanze di cui moltissimi sanno.
La Lega Nord su questa realtà incontestabile ha costruito nel tempo il suo potere e continua ad accrescerlo, facendo facilmente prevedere un vicinissimo sfaldamento tra le regioni del Nord con quelle del Sud, dove moltissimi sono sufficientemente coscienti di quanto sta per succedere e delle collegate conseguenze.
Del resto che l’economia del Sud sia basata su intrecci complessi tra varie forze che si evidenziano per capacità corruttiva, mancanza del senso del bene comune, favoritismi clientelari, abusi di ogni genere che portano ad evasione fiscale e lavoro nero fuori da ogni controllo, è risaputo da tempo: il federalismo fiscale, richiedendo perciò al Sud una cultura che assolutamente non ha, farà aumentare esponenzialmente questi fenomeni.

Sud Italia e rischio istanze di autonomia:

Il Nord invece potrà tranquillamente andare per la sua strada, scegliendo agevolmente di collegarsi principalmente con quell’ Europa con cui si sente in sintonia per procedere verso nuovi avanzamenti industriali, commerciali e finanziari. La delocalizzazione cui si sta assistendo nelle regioni del Nord è solo la prima parte degli eventi che seguiranno presto per il raggiungimento dello scopo di cui abbiamo accennato. Cosa accadrà al Sud?
Non è difficile prevedere che nella situazione di sfascio che presto prenderà forma concreta, alcune forze utilizzeranno il malcontento popolare conseguente alla decrescita economica e alla riduzione dei servizi, per far prevalere istanze di autonomia di cui attualmente non si conoscono esattamente le conseguenze. Per questo sta nascendo il partito del Sud. Altro che festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’ unità d’Italia!

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