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Classe politica italiana senza vergogna

Qualche giorno fa a Conegliano (Veneto) il giudice Angelo Mascolo ha stabilito, attraverso una sentenza, che dire “Vergognatevi” ai politici non costituisce reato, in quanto tale termine o epiteto non rappresenta ingiuria e neanche offesa: nel caso oggetto del giudizio si trattava di presunta offesa all’onore del consiglio comunale cui lo sfogo era stato rivolto dalla cittadina Ada Stefan.
Il caso, chiaramente per la cronaca, vuol rappresentare una puntualizzazione giurisprudenziale per i lettori, perchè è abbastanza notorio che dire “Vergognatevi” ai nostri politici non sortisce alcun effetto pratico, trattandosi di gente che ormai non ha più alcuna vergogna di niente.
Premesso questo, passiamo adesso ad una notizia da tanti attesa in questi giorni, inerente il caso del sottosegretario Cosentino.

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Il caso di Cosentino:

La Cassazione, nella sentenza protocollata col numero 8158 da poche ore depositata e collegata all’udienza dello scorso 28 gennaio, ha sancito che la motivazione con cui il Gip del tribunale di Napoli ha confermato le esigenze di custodia cautelare nei confronti dell’accusato di concorso esterno nell’associazione mafiosa del clan dei Casalesi è adeguata.
Il Parlamento, come sappiamo (e qui torniamo al fatto  di cui prima e cioè che i politici nostrani non provano più il senso della vergogna), non ha dato ancora il via libera all’esecuzione dell’arresto nei confronti dell’esponente del Pdl. Alcuni pensano ad un ulteriore caso in cui la casta si autoprotegge.
Per entrare nel merito della vicenda giudiziaria, i difensori di Cosentino chiedevano, in particolare, alla Cassazione, di dichiarare l’inutilizzabilità di tutti gli atti investigativi, in primis le dichiarazioni del collaboratore Vassallo, e la consequenziale scadenza dei termini di durata delle indagini.
A tale richiesta, la Suprema Corte ha obiettato che l’iscrizione di Cosentino nel registro degli indagati, avvenuta il 12 febbraio 2009, pochi giorni prima della richiesta cautelare, si basava sulle dichiarazioni rese dal Vassallo nel 2008 e non su dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia ‘casalesi’  nel 1996 e 1997.

Richiesta di custodia cautelare:

Insomma, per sfuggire alla confusione, sorvoliamo su altri dettagli tecnico-giuridici ed andiamo alla conclusione in cui la Cassazione, confermando la validità della richiesta di custodia cautelare nei confronti di Cosentino nell’ambito dell’inchiesta che lo vede imputato di concorso esterno con il clan dei Casalesi, sostiene che «deve inferirsi che il termine biennale di durata massima delle indagini preliminari, stabilito dalla legge per il reato di cui all’art. 416 bis, è tuttora in corso» (ricordiamo che l’inchiesta oggetto della sentenza della Cassazione è costata al sottosegretario Cosentino la candidatura come presidente della Regione Campania per il Pdl alle imminenti elezioni amministrative).
E’ comprensibile, a questo punto, che il sottosegretario Cosentino definisca la sentenza della Cassazione sempre e comunque come una valutazione di mera “legittimità” che non pregiudica minimamente la difesa nel “merito” che sarà messa a punto (si auspica nel più breve tempo possibile) nella sede opportuna: il processo». Siamo d’accordo. Certo che, se la vergogna, a livello politico, fosse sentita ad un livello diverso da quello odierno, le cose andrebbero per tutti i cittadini  in modo totalmente migliore.

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