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Bondi e la rivoluzione berlusconiana

In una lettera a “La Repubblica” e “Il Giornale” il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, riferendosi ad un articolo di Aldo Schiavone dal titolo “La solitudine del Cavaliere” apparso su “La Repubblica” stessa, ha esternato la sua convinzione che sia necessaria una nuova rivoluzione berlusconiana.
Ha scritto, tra l’altro: “Sono convinto che la solitudine di Berlusconi non sia la conseguenza di errori politici, quanto dell’incompatibilità del suo programma di rinnovamento con tutti i conservatorismi della politica politicante, delle istituzioni reali, della cultura dell’odio e perfino di alcuni interessi economici consolidati.
Per questo c’è ancora la possibilità, anzi la necessità, di una nuova rivoluzione berlusconiana”. Poi, seguendo fedelmente il tracciato prefissato dal suo leader e premier, ha rinnovato gli attacchi alla solita parte della magistratura e alla stragrande maggioranza della Cultura, secondo lui fanatizzata.

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Provvedimenti controversi di Berlusconi:

Non è semplice, ad esser sinceri, comprendere a fondo in questa attuale fase della politica italiana se parlando di rivoluzione berlusconiana il ministro Bondi abbia tenuto in considerazione azioni come quella che ha portato alla ribalta Aldo Brancher quale ministro, appena dimessosi, ad un Decentramento che nessuno dei cittadini è riuscito a ben identificare: in questo caso la rivoluzione c’è stata, ma non è stata opera del capo del nostro governo Berlusconi.
Così come risulta abbastanza controverso inquadrare nell’ambito di una rivoluzione la nuova legge sulle intercettazioni che è ancora in fase di studio: in questo caso la rivoluzione sembrerebbe la stiano facendo per lo più giornalisti, editori, magistrati, forze dell’ordine e cittadini che non intendono essere imbavagliati e che continuano ad opporsi a tale provvedimento.
Se le reali intenzioni del premier fossero quelle di ridurre il numero delle intercettazioni per limitarle a quelle effettivamente necessarie, visto anche il loro costo esorbitante che oggi rappresentano per l’ intera collettività; se lo scopo fosse anche quello di imporre che non vengano pubblicati i testi delle intercettazioni almeno finché non siano stai visti od ascoltati da un giudice, sanzionando chi mette in piazza o pubblica notizie ancora riservate.
Se realmente mirasse a distinguere tra intercettazioni utili alle indagini e questioni private che se non attinenti ai reati andrebbero distrutte salvaguardando il diritto alla riservatezza personale, il che tra l’ altro è sancito dalla Costituzione; se così fosse, sarebbe bastato concordare con le parti sociali interessate ai provvedimenti, le decisioni più opportune. Purtroppo così non è.
La “nuova rivoluzione berlusconiana” di cui parla il ministro Bondi potrebbe riferirsi a qualcosa di pericoloso per la democrazia del nostro Paese, e se così fosse rischierebbe di scontrarsi apertamente con la rivoluzione che attuerebbero moltissimi cittadini italiani per contrastarla. Come dimostrano le numerose proteste di  piazza cui stiamo assistendo in questi giorni.

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