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Misteri di Cronaca Nera

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“Il lavoro del criminologo”. Carmelo Lavorino

“Un bravo criminologo deve avere diverse caratteristiche: esperienza, curiosità, intuito, scienza, cultura, umiltà e voglia di imparare; deve conoscere le scienze psicologiche, criminologiche, criminalistiche; deve capire in quale codice di procedura penale si sta muovendo. In sostanza deve avere conoscenze trasversali.”
Inizia così la nostra conversazione con il prof. Carmelo Lavorino, noto criminologo, investigatore criminale, analista scena del crimine, direttore tecnico scientifico del Cescrin (Centro Studi Investigazione Criminale) ed autore di diversi libri su alcuni dei casi di cronaca nera italiani più noti. Perché l’approccio alla criminologia è tutt’altro che scontato e diventare un criminologo è cosa non semplice. Anche questo è il monito che arriva a chi vuole intraprendere il lavoro del criminologo.
“Ci sono diversi tipi di approcci alla criminologia: l’approccio psicologico, psichiatrico, criminalistico investigativo, statistico ecc… io cerco sempre di metterli in atto tutti perché ritengo che il criminologo debba essere una figura di supporto per qualsiasi attività investigativa e di analisi criminale.”

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Il lavoro del criminologo:

 Cosa prevede il lavoro del criminologo?
“Deve tracciare il profilo comportamentale di un soggetto ignoto; individuare, dalla tracce lasciate sulla scena del crimine, il movente,  il modus operandi, la metodologia. Deve da una parte studiare tracce, scena del crimine e comportamento del soggetto; dall’altra deve studiare le tracce psicologiche, sapere come si effettuano indagini criminali.”
Quindi si richiede una capacità di indagine molto ampia?
“Tutto dipende dalla qualità dell’osservazione, come nel giornalismo; io oltre che criminologo sono anche giornalista investigativo. Nel 1992 fondai la rivista Detective & Crime Magazine che iniziò ad interessarsi in maniera critica dei casi di cronaca nera.”
In che modo si intrecciano il giornalismo investigativo e l’attività del criminologo?
“In Italia il giornalismo investigativo quasi non esiste affatto; tutto ciò che si fa è andare ad informarsi presso le questure per attingere dati. Pochissimi giornalisti si schierano contro le ipotesi investigative degli inquirenti. La maggior parte si accoda al filone delle indagini ed è vietato criticarle.”
Può farci un esempio?
“In passato venni nominato consulente per la difesa di Carmine Belli, il carrozziere che era stato arrestato ed accusato dell’omicidio di Serena Mollicone. Lo facemmo assolvere in primo grado, appello e Cassazione; ricordo che anche le grandi trasmissioni televisive, tipo Porta a Porta, che fino a quel momento avevano speso fiumi di trasmissioni su quel delitto, nel  momento in cui lo facemmo assolvere ben si guardarono dal chiamarci per chiederci come eravamo riusciti ad ottenere l’assoluzione.”

Criminologia e giornalismo investigativo:

Da cosa dipende questa impostazione del giornalismo investigativo italiano?
“In Italia c’è ancora una mentalità antica, addirittura pre-fascista, che sostiene che le indagini le debbano fare polizia e magistratura e basta; gli altri devono adeguarsi. Quando penso allo scandalo Watergate e mi chiedo se in Italia sarebbe mai potuto accadere un fatto simile mi viene da ridere: qui mai e poi mai due giornalisti sarebbero potuti arrivare a fare quel tipo di scoperta.”
Perché, secondo lei, è impossibile in Italia far emergere un caso simile a Watergate?
“Primo perché i giornalisti qui non hanno quel tipo di mentalità; secondo perché non glielo avrebbero consentito. Ci sarebbero state molte scuri che sarebbero intervenute per tagliare l’inchiesta sul nascere.”
Quanto è importante il ruolo dei media in riferimento ai casi di cronaca nera?
“Moltissimo: basti pensare al cosiddetto problema dell’emulazione dei delitti. Che accade perché, a livello sociologico, c’è la cassa di risonanza dei mezzi di informazione e soggetti con problemi psichici o di adattamento possono essere direzionati in tal senso.”

Casi di cronaca nera italiani:

Perché in Italia ci sono così tanti casi di cronaca nera irrisolti?
“Piuttosto direi che in Italia un delitto o viene risolto immediatamente o finisce per diventare un caso destinato a dividere per sempre l’opinione pubblica. Quelli irrisolti restano in auge a lungo, per questo restano nella mente dell’opinione pubblica. Ma abbiamo anche casi risolti in 48 ore e dei quali non si parla più. Finiscono subito nel dimenticatoio.”
Parlando dei casi non risolti, quali sono i fattori che impediscono di arrivare ad una verità?
“Solitamente un caso non si risolve per uno dei seguenti motivi: inadeguatezza investigativa; fortuna dell’ omicida; abilità dell’omicida; una serie di quid che portano al cosiddetto delitto irrisolto.”
Tra i delitti ancora irrisolti e maggiormente discussi vi è il caso Meredith: che opinione ha al riguardo?
“Lì abbiamo due scenari: il primo è che l’assassino sia nel gruppo composto da Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede. Con le varie combinazioni, ossia omicidio singolo, di coppia o di terzetto. Se optiamo per questo scenario io individuo come unico responsabile Guede.”
Da cosa deriva questa sua certezza?
“Basta leggere autopsie, consulenze, perizie ecc… Guede ha avuto un approccio sessuale verso Meredith la quale non era consenziente. D’altra parte tracce di Sollecito o della Knox riferibili al momento del delitto non ce ne sono.”
E venendo al secondo scenario?
“Il secondo scenario per l’omicidio Meredith sarebbe quello relativo ad un soggetto esterno, attualmente sconosciuto, che abbia avuto la fortuna di penetrare nella casa, uccidere la ragazza mentre Rudy Guede era in bagno e Raffaele Sollecito ed Amanda Knox non erano presenti. Si tratta di un’ipotesi molto remota e che nessuno ha mai voluto nè saputo seguire.”

Pubblicato in Misteri di Cronaca Nera

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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