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Una targa per Scanderbeg: Halil Jacellari ricorda

Pubblichiamo la lettera di appello che il celebre scrittore albanese Halil Jacellari ha scritto per il nostro giornale assecondando la battaglia storica culturale su Palazzo Scanderbeg: la lettera verrà proposta di seguito in lingua italiana ed inglese.
Hali Jacellari è nato a Lusnje (Albania) il 15 aprile 1942. Malgrado le condizioni disagiate in cui versava il suo paese è riuscito a tenersi aggiornato, conoscendo bene la lingua francese e quella italiana, sull’evoluzione letteraria europea e mondiale. E’ stato per molti anni direttore del museo storico di Lusnje ed ha diretto il giornale della sua città ” Hapesire Mendini ” per oltre 10 anni. Conosciutissimo in Albania il suo romanzo ” Domani è domenica ” uscito nel 1988, che andava ad aggiungersi a varie pubblicazioni di racconti  tra i quali  “I suoi passi ” e” Buongiorno gente ” rispettivamente del 1976 e 1978 premiati dalla critica insieme ai successivi ” Il deserto e il canto ” e ” Gli alleati. L’ultimo romanzo stampato in Albania si chiama ”  La stagione senza matrimoni “. In Italia sta per andare alle stampe l’ultima raccolta di racconti ” Anni rubati”.

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Una targa per Scanderbeg: lo scrittore albanese Halil Jacellari

“Avevo circa tredici anni quando nella mia città albanese di Lushnje corse voce che nella capitale Tirana avrebbero presto proiettato un film, realizzato e prodotto con la collaborazione sovietica, sulla leggendaria vita del nostro Eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg. L’entusiasmo giovanile ed insieme una irrefrenabile curiosità spontanea mi portarono a chiedere ai miei genitori, ottenendolo, il permesso di recarmi a Tirana per assistere all’evento cinematografico.
A me si aggiunse un caro amico d’infanzia di nome Emilio, col quale quella volta avrei convissuto una delle esperienze più esaltanti della mia intera vita. Dato il sistema quasi primitivo dei trasporti dell’epoca in Albania, il viaggio si presentò subito con tutti gli aspetti di una vera avventura, basti pensare che per prima cosa fummo costretti ad affrontare, a piedi, i circa 18 chilometri che ci separavano dalla città di Rrogozhina ove si trovava la più vicina stazione ferroviaria per Tirana.
Ricordo ancora che ci mettemmo tre ore, quel lontano giorno del 1955, per arrivare a Rrogozhina: ma il tempo, conversando e fantasticando col mio amico Emilio lungo tutto il percorso, volò come un baleno. Giunti a Tirana, avremmo vissuto momenti esaltanti come non molti riserva, purtroppo, la nostra esistenza, nel vedere proiettate le immagini delle vicissitudini e delle gesta dell’Eroe, che era impersonato da un attore georgiano di notevole talento artistico.
Alla fine del film la nostra eccitazione era ai massimi livelli e addirittura Emilio sarebbe stato preso da una profondissima commozione che produceva sul suo giovane viso abbondanti rigagnoli di lacrime. Tornati a Lushnje, mentre Emilio raccontava concitatamente l’evento cinematografico a destra e a manca, mi accorsi che le stesse lacrime sgorgavano impietosamente dagli occhi di coloro che si trovavano coinvolti dal suo racconto.
Il tredicenne di allora vive ancora dentro di me, determinando palpitazioni nostalgiche che la mia penna di scrittore fatica notevolmente a descrivere. Così come mi è difficile esprimere il senso di offesa e di tradimento che mi assale quando, trovandomi a Roma, nei pressi della fontana di Trevi, davanti all’edificio che vide il Padre dell’Albania (e per questo fu da allora chiamato palazzo Scanderbeg), osservo che neppure una targa in memoria dell’Eroe è presente accanto al portone.
Mentre mi accingo ad avvicinarmi alla soglia dei 70 anni di età, vissuti quasi interamente dentro la drammatica realtà storica e sociale albanese, non avrei mai pensato di vivere dei sentimenti così forti e dolorosi proprio in Italia, culla della cultura mondiale e depositaria delle attuali speranze di rinascita europea del Paese delle Aquile. Mi auguro che uomini di buona volontà, che non difettano certamente alla fraterna nazione italiana, intervengano saggiamente per concedere ancora un momento di grande felicità a questo mio innocente tredicenne: vuole soltanto che venga messa una targa a Palazzo Scanderbeg in onore dell’Eroe.”

 

A commemorative plaque for Scanderbeg: a memory from Halil Jacellari

“I was around 13 when in my hometown, Lushnje, rumors started to spread about the forthcoming showing in capital city Tirana of a movie inspired by the legendary life of our national hero Giorgio Castrota Skanderberg, co-wrote and produced by the soviets. The juvenile excitement together with an irresistible curiosity led me to ask my parents the permission to travel to Tirana in order to attend the cinematographic event.
Fortunately the permission was granted. A long-time dear friend of mine joined me. His name was Emilio, with whom I shared on that very day one of the most awesome experiences of my whole life. Since the transportation in Albania was rather primitive at that time, the journey immediately took the form of an adventure. Suffice it to say that firstly we were forced to walk for approximately 12 miles in order to reach Rrogozhina, where the nearest train station to Tirana was located. I remember it took almost three hours for us to reach Rrogozhina, on that remote day of 1955, though while talking and daydreaming through the journey with my friend Emilio, time literally flew away.
Once in Tirana, we were about to experience a great time watching the movie about the achievements and vicissitudes of the Hero, played on the screen by a great talented Georgian actor. It was one of those few exciting moments which life gives us, though we’d probably deserve more. When the movie ended, our excitement was at a peak with Emilio feeling such an emotion that his young face was shedding copious tears. Back in Lushnje, Emilio was excitedly telling everybody about the movie event, when I realised that pitiless tears where streaming down the faces of all those listening to his words.
The then 13 years old guy  is still living inside me, giving me nostalgic memories which I as a writer can hardly describe. In the same way it is very hard for me to express the offence and betrayal feelings which I experience every time I find myself in Rome, somewhere around Trevi Fountain, in front of the building once dwelt by the Father of Albany (for this reason the building is called after Skanderberg), and I realise that not even a commemorative plaque close to the main entrance is dedicated to our Hero.
As soon as I prepare myself to turn 70, almost a whole existance lived into the dramatic historical and social Albanian context, I would not have imagine to experience such deep and painful feelings in Italy, “cradle” of global culture and keeper of all present European renaissance hopes of the “Eagles Nation” (Albania). I hope that goodwill men, which certainly populate the brotherly nation of Italy, will wisely intervene to bestow a moment of high happiness to this 13 years innocent old boy of mine: all that he wants is simply a commemorative plaque in Palazzo Scanderberg, in honour of his Hero”.

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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