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Popolo Viola: miracolo di democrazia o bluff?

Come tutti sanno il Popolo Viola nasce come un movimento autonomo, democratico e orizzontale, cresciuto soprattutto grazie alla rete con lo scopo principale di chiedere le dimissioni di Berlusconi in seguito alla dichiarazione di incostituzionalità del lodo Alfano, nell’Ottobre 2009.
I princìpi di libertà e partecipazione che hanno ispirato la nascita del movimento sono gli stessi che, teoricamente ancora oggi, vengono proclamati quotidianamente attraverso Facebook, uno dei principali strumenti di coordinazione del Popolo Viola, la cui pagina nazionale ha superato le 315.000 adesioni.
Tuttavia, in modo più o meno esplicito, i princìpi democratici che hanno ispirato la nascita del movimento vengono tutt’altro che rispettati. Come abbiamo avuto modo di constatare, infatti, la pagina web nazionale del Popolo Viola sarebbe gestita da un account anonimo che banna e censura i commenti “sgraditi” e non in linea con l’amministrazione, arrivando perfino a bloccare l’accesso alla pagina a chi ne critica o non ne condivide interamente l’operato.

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Censure su Facebook e controllo del gruppo:

Come ci hanno spiegato alcuni membri dello stesso Popolo Viola, infatti, a livello mediatico la libertà di espressione sul web è tutt’altro che rispettata: “le censure su Facebook hanno iniziato a verificarsi quasi subito. Tramite la pagina web gli amministratori vogliono far vedere che il movimento è democratico e che è tutto rosa e fiori, il problema è che la gente esterna che li segue non sa queste cose.
E’ una cosa orrenda: non puoi presentarti come un movimento orizzontale, democratico e rivoluzionario e poi comportarti in questo modo autoritario. Il potere li ha logorati: censurano le voci fuori dal coro di chi mette in luce i loro sbagli, ma non capiscono che gli sbagli sono leciti e che ammetterli sarebbe doveroso

Ci spiega Mirko Celii, uno studente del popolo viola di Roma bannato dalla pagina ufficiale proprio per averne denunciato la mancanza di libertà di espressione.
Il mio sospetto, nonché la mia paura, è che questi signori che gestiscono la pagina ufficiale del Popolo Viola, con il suo seguito di oltre 300.000 iscritti, possano presentarsi alle prossime elezioni. Non ci sono conferme, ma sono voci che corrono da tempo. Dietro si dice che ci sia Di Pietro, ma ripeto, sono solo voci senza conferme. Invece devo dire, sia per sensazione personale che poi per testimonianza diretta, che questa nuova ‘cricca’ non sia uno strumento dei partiti, almeno non in modo incisivo.
Credo piuttosto che gli attuali amministratori del Popolo Viola mirino alla visibilità e siano tutti pronti alla candidatura alle prossime politiche; non so se dentro i partiti, ovvero con una lista civica, o addirittura con la neonata Associazione Nazionale del Popolo Viola. Per ora sono solo supposizioni, ma se diventassero reali sarei molto perplesso considerando come si comportano questi amministratori sul web”.
Sono parole di Enrico “Peones”, storico ex membro del popolo viola attivo nel movimento fin dagli inizi, ma ora amareggiato per come viene gestito in modo ufficiale: “per quanto mi riguarda ho posato la bandiera viola, che oggi è priva di significato considerando questi atteggiamenti. Non voglio che venga strumentalizzata”.

Presidenti autoeletti e carta etica:

La suddetta associazione è stata recentemente fondata dalla ‘cricca’ per garantire paradossalmente una maggiore autonomia e libertà al movimento, anche da un punto di vista giuridico (ad esempio per ciò che concerne i permessi per le manifestazioni di piazza o l’organizzazione di determinati eventi).
In realtà è stato un colpo di mano, perché i gruppi viola locali non erano stati informati di nulla. Hanno comunicato tutto dal palco per la manifestazione nazionale contro il bavaglio del 1 Luglio a Roma. Il presidente si è perfino autoeletto”, ci spiega ancora Enrico.
Oggi il movimento viola, divenuto celebre anche all’estero, è dunque spaccato: da un lato la “cricca” con i suoi 300.000 iscritti su Facebook, per lo più ignari dell’atteggiamento tutt’altro che democratico tenuto degli organizzatori, e dall’altro circa 50 gruppi locali che, per dissociarsi, si sono dotati di una Carta Etica dove vengono ribaditi i principi alla base del movimento, che sarà presentata alle forze democratiche e alla società civile dopo l’estate. Come commentano Enrico e Mirko:
il Popolo Viola, un movimento nato dal basso in modo libero e spontaneo attraverso l’adesione di moltissime persone, è caratterizzato da un antagonismo in cui si rivendicano spazi di potere e visibilità mediatica, alla luce di censure e manipolazioni dall’ alto e rivendicazioni di ideali e libertà di espressione dal basso”. Vecchie logiche di nuove identità che crescono virtualmente attraverso la rete delle persone reali: l’evoluzione della specie?

Pubblicato in Focus

Scritto da

Martina Lacerenza

Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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