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La Russia di Putin prepara la “guerra” del grano

In Russia i raccolti di grano sono a rischio perché la calura estiva ha provocato una siccità prolungata e vasti incendi sono dilagati in molte regioni.
La crisi è grave perché la Russia è uno dei maggiori esportatori di grano del mondo e ricava da questa attività oltre 4 bilioni di dollari all’anno. Ma anche se la produzione di grano prevista da Mosca coprirà la domanda interna, Putin vuole approfittare della nuova situazione che si è creata per unire i paesi vicini in un cartello del grano.
La Russia produce normalmente circa 100 milioni di tonnellate di granaglie all’anno,ovvero il 10% della produzione mondiale totale. Un buon 20% lo esporta in Europa, in Medio Oriente e in Nord Africa.
Si stima che la produzione di grano sarà quest’anno di 65 milioni di tonnellate e siccome le riserve ammontano a 24 milioni di tonnellate ci sarà grano a sufficienza per coprire tranquillamente la domanda interna, che è pari a 75 milioni di tonnellate.

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Sospese le esportazioni di grano:

Il Cremlino ha, tuttavia, annunciato che avrebbe temporaneamente sospeso le esportazioni di grano. Due ragioni hanno portato a questa decisione. La prima è il desiderio di impedire che il prezzo del grano a livello nazionale aumenti a dismisura a causa di temute carenze.
L’altra è che Putin vuole assicurarsi che le forniture e la produzione del suo paese reggano qualora diminuisse anche il raccolto di grano invernale. In Russia stabilità dei prezzi e adeguate forniture di grano sono considerate condizioni irrinunciabili per la stabilità sociale. Già Lenin definì il grano “la moneta delle monete” della Russia, e impadronirsi delle scorte di grano fu una delle prime mosse dell’Armata Rossa durante la Rivoluzione. Anche guardando a questa tradizione, va letta la decisione del Cremlino di usare il grano come uno strumento di politica interna ed estera.
La Russia ha chiesto sia al Kazakistan che alla Bielorussia di sospendere temporaneamente le loro esportazioni di grano. La Bielorussia è un esportatore minore di grano, e quasi tutte le sue esportazioni vanno alla Russia. Ma il Kazakistan è uno dei primi cinque esportatori di grano al mondo, che produce 21 milioni di tonnellate di grano, esportandone oltre il 50 per cento.

Perchè la Russia sospende le esportazioni:

La richiesta della Russia non sembra derivare dalla preoccupazione per le forniture, ma appare più un’iniziativa politica. I tre paesi hanno, infatti, formato a gennaio un’unione doganale, che non ha l’obiettivo di incoraggiare lo scambio reciproco riducendo le barriere commerciali, così come avviene per le zone di libero scambio che si formano in Occidente, ma essa si configura come un modo per ampliare il controllo economico di Mosca sulla Bielorussia e sul Kazakistan.
Vista l’entità della sua produzione di granaglie e delle sue scorte, la Russia non ha la necessità che la Bielorussia o il Kazakistan diminuiscano le loro esportazioni. Sta, dunque, solo cercando di approfittare della siccità e degli incendi per creare un cartello regionale del grano con i suoi partner dell’unione doganale.
Ma cosa farà l’Ucraina, l’altro gigante ex sovietico della produzione di grano, che non fa parte dell’unione doganale ma è il terzo esportatore di grano del mondo?
Nel 2009, l’Ucraina ha esportato 21 milioni di tonnellate della sua produzione che ammonta a 46 milioni di tonnellate. Essendo stata anch’essa colpita dalla siccità, l’Ucraina prevede per il 2010 una riduzione della produzione e delle esportazioni del 20 per cento. Tuttavia, nonostante le recenti iniziative intraprese dalla Russia, l’Ucraina non ha annunciato alcuna azione riguardante le forniture e le esportazioni di grano.

Necessità della Russia di accordarsi con l’Ucraina:

Se la Russia vuole esercitare il suo potere politico nella regione attraverso il grano, deve avere nel cartello anche l’Ucraina. Solo controllando le esportazioni di grano di tutti questi stati, Mosca avrebbe in pugno il 15 per cento della produzione globale e il 16 per cento delle esportazioni mondiali.
Kiev si è recentemente avvicinata a Mosca su diverse questioni politiche,militari, regionali. Ma la crisi del grano colpisce un tassello fondamentale dell’economia ucraina. Bisognerà vedere se Kiev continuerà a piegare, anche nelle nuove condizioni, i propri interessi nazionali alle mire egemoniche di Mosca.
Da sempre le derrate alimentari hanno costituito un’arma in mano alle potenze mondiali per condizionare gli equilibri politici. Soprattutto da questo nesso hanno origine i protezionismi agricoli adottati dai diversi stati.
Ma l’uso strumentale della penuria di granaglie che sta facendo Putin in questo frangente eccelle in spregiudicatezza e lascia presagire l’aggiunta di una nuova variabile nella già complicata partita alimentare che si sta giocando nel pianeta e che potrebbe avere conseguenze devastanti.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Alfonso Pascale

Presidente dell’associazione "Rete Fattorie Sociali", vice presidente dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, autore e scrittore.

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