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L’Albania e il sogno di Scanderbeg

Il 17 gennaio 1468, all’età di 63 anni, moriva Giorgio Castriota Scanderbeg, uno dei più grandi cavalieri dell’umanità: l’Europa avrebbe pianto commossamente la perdita del suo invincibile Eroe cui avrebbe fatto seguito la rovina del territorio albanese.
La strenua resistenza dell’Albania nei confronti degli eserciti ottomani continuò infatti ancora per anni, ma infine il Paese delle Aquile finì con l’essere interamente occupato dai Turchi.
Poco più di dieci anni dopo la morte dell’Eroe, nel 1478, infatti cadde definitivamente l’eroica cittadella di Croja, seguita nel 1479 da Scutari. L’Albania divenne un insieme di piccoli principati autonomi, posti sotto la sovranità della Turchia.
Soltanto il 28 novembre del 1912 si sarebbe raggiunta la definitiva liberazione dalla Turchia con la storica proclamazione d’indipendenza di Vlora (Valona). 500 anni ancora dunque sarebbero stati necessari al Popolo Albanese per la realizzazione del sogno di Scanderbeg riguardo la piena libertà del suo Paese, con un’ulteriore periodo finale denso di sforzi che arriva fino ai nostri giorni, indispensabile per la realizzazione di una nazione davvero democratica.

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Gli ultimi giorni di Scanderbeg:

Intorno al 1990 l’Albania, divenuta ultima roccaforte del comunismo di marca filocinese, si sfaldava e si apriva faticosamente a libere elezioni in un processo di democratizzazione che è ancora in corso e che deve tener conto della lezione esemplare dell’Eroe.
Scanderbeg insegnò infatti che solo se unito il popolo albanese può aspirare a traguardi importanti e che solo la giusta forma mentale collettiva può portare al raggiungimento di essi. E che la fede in se stessi insieme al convincimento di essere dalla parte del giusto, fornisce senza dubbio quell’incredibile energia, già esistente potenzialmente dentro ogni uomo, per sconfiggere con forze apparentemente modeste, difficoltà mastodontiche.
Dai tempi di Scanderbeg lo spirito di rivolta albanese giammai si spense, ma covò sotto la cenere sia storicamente che in arte, tanto che la figura dell’Eroe assunse dimensioni leggendarie, entrando nella letteratura e nel folklore skipetaro di tutta l’area balcanica e delle comunità albanesi italiane, ispirando, infine, numerosissime opere in lingue diverse.

Il mito dell’Albania grazie a Scanderbeg

Il mito dell’Aquila Bicipite è diventato argomento di oltre 1000 volumi pubblicati in 70 paesi del mondo e in 22 lingue, di canzoni e poesie. Negli ultimi giorni terreni di Scanderbeg, quando ormai egli era invaso dalla febbre malarica che lo obbligava a letto, i suoi fedeli guerrieri gli annunciarono una nuova invasione ottomana.Giorgio Castriota Scanderbeg statua
Si racconta che l’Eroe, già moribondo, chiese con insistenza la sua armatura e la spada e, nell’agonia, trovò ancora la forza di impugnarla. Domandò che lo portassero vicino al suo cavallo ma cadde indietro, riverso: il suo fisico, pur possente, era ormai completamente roso dalla malattia e non riusciva più a muoversi.
Lo portarono di nuovo sul letto, mentre i soldati, scossi dall’esempio, frementi di rabbia, partirono per il campo di battaglia. La leggenda narra che, benchè morente, i Turchi scorgendo le insegne innalzate dalla guardia del corpo lo credettero presente sul campo di battaglia. Furono colti da uno spavento indicibile e si diedero frettolosamente alla fuga, per essere sbaragliati ancora una volta dai montanari nelle gole, con micidiali imboscate.

Canto della tradizione popolare arberesh della Calabria:

Passò un giorno nebbioso, nebbioso e malinconico, quasi pianger, pare, volesse il cielo.
Venne il novo mattino tetro, pioviginoso; dalla piazza s’udì tremendo un ululo, sparse nei cuori il gelo, nei palagi portò lacrime e lutto.
Plorava urlando Lek Dukagjino, con una mano si percotea la fronte e con l’altra strappavasi i capelli:
– Scuoti dal piano al monte tutti i cordini tuoi, scuoti, Albania, agli occhi nostri tutto s’oscura il mondo: Skander non è più!
Matrone e cavalieri qui accorrete, venite qui, soldati e poverelli, il Grande a calde lagrime piangete.
Orbi oggi tutti siete del padre, della guida, dell’aiuto; oggi avete perduto quei che vi custodìa l’onore delle vergini, dei villaggi la pace e l’allegria.
Grave giorno di lutto! Stamane è morto il Principe, il padre dell’Albania, s’oscura il mondo tutto:
Skanderbeg non è più!-
Alla feral notizia i palazzi tremâr dai fondamenti, cadder le rupi e seppelir le fonti; dai campanili delle chiese in lenti tocchi annunziâr le squille il grave lutto.
In alto, dell’empireo s’aprì l’etereo velo e Skanderbeg magnanime e sventurato in gloria entrò nel cielo.

 

(Canto della tradizione popolare arberesh della Calabria )

Pubblicato in Focus

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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