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Italia, culla di disuguaglianza

Un grande maestro del secolo scorso sosteneva che il valore supremo, in ogni sistema economico e sociale, è l’uomo; scopo della società è quello di offrire le condizioni adatte al pieno sviluppo delle potenzialità umane, ragione, amore, creatività; e tutte le soluzioni sociali devono proporsi il superamento dell’alienazione e della mutilazione dell’uomo, permettendogli di raggiungere la vera libertà e individualità.
Questi definiva inoltre l’uguaglianza come la  condizione in cui nessun uomo deve essere mezzo, essendo ogni uomo fine in se  stesso, indipendentemente dall’età, dal colore della pelle, dal sesso.
Tale  definizione umanistica  di uguaglianza dev’essere la base dello sviluppo delle differenze perchè solo se ci è permesso di essere differenti senza la minaccia di essere trattati da uguali, allora siamo veramente uguali.

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Le disuguaglianze tra ricchi e poveri

Invece, cosa che ci deve molto far riflettere, negli ultimi trent’anni le disuguaglianze sono aumentate, in tutta Europa ma particolarmente in Italia, in modo senz’altro rilevante. Come conseguenza ulteriore della crisi finanziaria mondiale del 2008, certamente assisteremo a breve all’allargarsi di tale tragedia, con aggravamento dei problemi legati a disoccupazione e povertà, che recheranno come conseguenza alti costi sociali ed instabilità generale.
C’è da evidenziare che le disuguaglianze, soprattutto quelle legate a reddito e ricchezza, derivano da vari meccanismi che vedono come perni il mercato del lavoro, la dinamica dell’occupazione e dei salari delle diverse categorie professionali, la distribuzione del reddito tra salari, profitti e rendite, e altri fenomeni prodotti dai processi di innovazione in atto.

Un sistema sociale debole

Chi dovrebbe moderare le azioni negative derivanti dal fenomeno che si sta dispiegando con tutta evidenza sotto i nostri occhi è lo Stato, che finora ha agito in modo parziale e spesso contraddittorio, facendo emergere una debolezza strutturale del sistema sociale le cui conseguenze potrebbero rivelarsi presto drammatiche.
L’Ocse, per esempio, ritiene che la strada più praticabile per limitare le disuguaglianze sia quella di sostenere di più i cittadini in difficoltà nel loro inserimento nel mondo del lavoro, piuttosto che ricorrere ai soliti palliativi rappresentati da indennità di disoccupazione o pensioni sociali, facendo leva anche su salari più corrispondenti alle reali necessità che essi devono soddisfare durante la loro vita quotidiana.

Storia di Kahlil Gibran: “Del comprare e del vendere”

Forse non è ancora troppo tardi per scuotere con forza l’apatia democratica che ci pervade e che consente  comportamenti del potere che certamente richiederebbero di essere bilanciati da una società composta da cittadini attivi.
E, soprattutto, da cittadini vigili e in stato d’allerta, capaci di far sentire la propria voce nel grave contesto di crisi che stiamo vivendo. In condizioni democratiche, ricordiamo, è la voce del popolo che conta, e se quella voce tace o non si fa sentire con tono adeguato, potrebbe crearsi una situazione in cui può divenire impossibile farla sentire in seguito. Ci piace concludere con una breve storia di Kahlil Gibran, dal titolo “Del comprare e del vendere”:

E un mercante disse: Parlaci del comprare e del vendere. Ed egli rispose e disse: La terra vi offre i suoi frutti, e voi non patirete indigenza se solo saprete come riempirvene le mani. E’ scambiandovi i doni della terra che troverete abbondanza e sarete soddisfatti. Ma se lo scambio non sarà con amore ed equanime giustizia, non condurrà che alcuni all’ingordigia ed altri alla fame.
Quando voi, lavoratori del mare e dei campi e delle vigne incontrate sulla piazza del mercato i tessitori, i vasai e i venditori di spezie, invocate allora che lo spirito supremo della terra intervenga tra voi a santificare bilance e calcolo, di modo che pesi e valori si corrispondano. E non lasciate che chi ha mani sterili partecipi alle vostre transazioni, perché costoro venderebbero le loro chiacchiere per la vostra fatica.
Dovreste dire a tali uomini: “Venite con noi nei campi, o recatevi con i nostri fratelli al mare a gettare la vostra rete: Poiché la terra e il mare saranno generosi come con noi”. E se colà verranno i danzatori e i cantanti e i suonatori di flauto, ebbene, comprate pure i loro doni. Poiché anch’essi sono raccoglitori di frutti e d’incenso, e ciò che essi vi recano, benché fatto di sogni, è di ornamento e alimento alla vostra anima. E prima di lasciare la piazza del mercato, badate a che nessuno vada via a mani vuote. Poiché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento finchè i bisogni dell’ultimo tra voi, non siano soddisfatti.

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