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Consiglieri regionali che non conoscono crisi

Il ministro Giulio Tremonti si è dato un gran da fare per reperire i fondi necessari a riequilibrare i conti dello Stato che si dirigevano verso il dissesto: sembra ci sia riuscito, togliendo a chi già non aveva molto.
Si è comportato così perchè forse non sapeva dove attingere altrimenti, con la gran confusione vigente attualmente nel nostro Paese. Noi, per esempio, qualche idea avremmo potuto suggerirla, ma siamo troppo piccoli per essere ascoltati. Ci proviamo lo stesso.
Un buon serbatoio di denaro sono le Regioni, che, se è vero che sono state colpite dalla nuova manovra finanziaria in modo deciso, è altrettanto vero che chi pagherà il risultato di tali tagli sarà sempre il cittadino che vedrà ridursi i servizi elargiti dalle varie strutture regionali come servizi.
Chi non paherà alcun costo, saranno i consiglieri regionali che, a titolo dimostrativo prendiamo quelli della regione Puglia, se la godranno tranquillamente da nababbi come hanno sempre fatto finora.

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Quanto guadagnano i consiglieri regionali in Puglia:

Ad un consigliere di questa regione bastano 15 anni di attività per garantirsi una pensione di 10.071,8 euro lordi al mese, circa 7mila euro netti. Chiunque voglia constatare quanto sia vero ciò che scriviamo, può andarlo a verificare di persona in via Capruzzi a Bari, sede del consiglio regionale della Puglia.
In quella sede scoprirà che, alla faccia di chi non riesce con le proprie entrate ad arrivare alla terza settimana del mese, è stata da poco disposta l’ erogazione dei vitalizi agli ex consiglieri. Questi vitalizi sono uno dei tanti privilegi previsti dalla legge 8 del 2003, meglio nota come legge De Cristofaro.
Oltre a prevedere che ai consiglieri in attività spetti una indennità pari all’80% di quella dei parlamentari (da quest’ anno sono 11.190,89 euro al mese) cui si aggiunge una diaria variabile ed esentasse, la legge ha pensato pure alla vecchiaia del consigliere. Che ha diritto, con almeno 5 anni di servizio ed a partire dai 60 anni d’ età, ad un vitalizio mensile pari al 40% dell’ indennità.
Più sono gli anni trascorsi in aula, più sale l’ assegno (fino ad arrivare al 90% per chi ha fatto tre lustri o più) e più diminuisce l’ età minima necessaria a ricevere il vitalizio (bastano 10 anni di presenza per ottenere il vitalizio a 55 anni).

La legge garantisce stipendi d’oro:

Gli anni, ovviamente, si calcolano all’italiana (bastano 6 mesi e un giorno), e per chi si fa riconoscere l’inabilità parziale o totale al lavoro non si calcolano affatto. E non ha importanza se nella stessa Puglia scuole, strutture carcerarie ed ospedali sono fatiscienti e sull’orlo della catastrofe totale: ciò che percepiscono i consiglieri regionali pugliesi è sacrosanto, senza trucchi, nè inganni.
È tutto in regola, come la legge comanda. Per aver diritto al vitalizio, i consiglieri in attività lasciano ogni mese, infatti, nelle casse dell’ ente il 25% dell’ indennità. Tutto nella norma, dunque, che è quella che mostra come le varie rappresentanze politiche locali e regionali presenti in tutto il territorio nazionale costituiscono una categoria che non conosce crisi e che non viene colpita da nessun provvedimento del governo perchè contribuisca in modo solidale al ripianamento dei conti pubblici.
Chiaramente a questi introiti bisogna aggiungere gli extra, che si conoscono abbastanza bene perchè inquadrati dentro specifici fascicoli esistenti nelle varie procure della Repubblica. Riguardano uomini di tutti i partiti, senza distinzioni di sorta. Che non hanno mai avuto, per i loro comportamenti, crisi di coscienza alcuna, proprio come aveva ben spiegato a suo tempo Trilussa in uno dei suoi sonetti:

“….Te ricordi de Checco er comunista
che voleva ammazzà de prepotenza
tutta la borghesia capitalista?

 

Invece,mò, la pensa a l’incontrario:
e doppo quarche crisi de coscenza
s’è comprato un villino a Montemario “.

Pubblicato in Focus

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