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Come fare giornalismo televisivo

Su Facebook c’è chi chiede pubblicamente, su una pagina apposita che raccoglie i fan del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, la “eliminazione fisica”, anzi la “e-li-mi-na-zio-ne fisicaaa!!” del deputato Fabio Granata.
Lo racconta Fwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo. Che riporta anche vari commenti, apparsi sulla stessa pagina. Cogliamo l’occasione per scrivere qualcosa sul giornalismo televisivo, in particolare sulle sue regole base.
Per avere successo, attualmente, nel giornalismo televisivo, non serve una discreta preparazione culturale, nè una capacità d’analisi straordinaria, nè servono passione, senso d’equilibrio, consapevolezza di svolgere un’attività che può condizionare le azioni degli altri: basta adeguarsi, come hanno già fatto altri che sono arrivati a posizioni di carriera e di successo di buon livello, a regole semplici e chiare che adesso vi diremo.

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L’importanza del mezzo televisivo:

Prima è però doveroso fare una breve premessa: la televisione non è una semplice scatola piena di magiche virtù, come pensano molti; è qualcosa di più. Essa rappresenta per milioni di cittadini italiani uno strumento che soddisfa il loro desiderio di distrarsi, di avere compagnia, di spendere piacevolmente il proprio tempo libero dopo il lavoro; è un insostituibile riempitivo del tempo vuoto di molti anziani e bambini.
E’, insomma uno strumento che arricchisce la vita dei cittadini. Però, siccome niente è perfetto a questo mondo, essa è anche portatrice di problemi, soprattutto per chi la gestisce, in quanto contiene in sè anche alcune peculiarità che suscitano appetiti e desideri da parte, specialmente, del potere politico, che intravede in essa un formidabile mezzo di contatto col proprio elettorato, incluso quello che non ha familiarità alcuna con gli affari pubblici e con i complessi equilibri che li regolano.
Un aspirante giornalista televisivo è bene che tenga sempre in mente tale realtà, perchè essa genera la tendenza costante da parte della classe politica a volere un paesaggio televisivo omogeneo alle sue strategie; che non sia mai in contrasto con le sue azioni ed i suoi progetti.
E’ da evidenziare che proprio per l’esistenza di tale realtà, sempre più spesso i dirigenti televisivi sono costretti ad attivarsi, con le conseguenti pressioni sulle redazioni giornalistiche, per far realizzare degli interventi informativi “morbidi”, che portino cioè allo scopo di non provocare fastidi ed accese contrarietà ad essa classe politica.

La brutta abitudine della continuità tra politica e giornalismo

In questo contesto è permesso, naturalmente, l’oscuramento di notizie importanti per l’interesse pubblico e, quando ciò non è possibile, alla manipolazione di fatti ed eventi che tenda a generare confusione nelle menti dei telespettatori riguardo al “racconto” trasmesso.
Per dovere di chiarezza è da sapere che nel nostro Paese è consolidata una tradizione culturale che assolve quella sorta di continuità tra militanza politica e giornalismo: quindi non è necessaria quella neutralità dell’informazione di cui milioni di cittadini italiani sentono il bisogno. Aggiungiamo che il giornalista televisivo ideale deve saper applicare il vecchio metodo pedagocico che consiste nel suggerire ai telespettatori, davanti ai temi trattati, chi ha torto e chi ha ragione, come bisogna valutare un fatto e su quale base di pensiero. Perchè il giornalista televisivo dev’essere anche un moralizzatore.
Egli non deve mai proporsi solo il compito di dare notizie, nè mai deve rivelarsi portatore di intransigenza e separatezza dal potere. Al contrario, deve fare in modo che prevalga un’informazione costruita sull’enfasi data a certi argomenti e sulla sottovalutazione di altri, sul ritardo nel riportare certe opinioni e la tempestività con cui bisogna riferirne certe altre; la volontà di non fare certe inchieste sgradevoli al potere ed il buon senso di accettare le verità ufficiali.
Con queste prerogative, con queste regole di base, certamente si può accedere alla professione di giornalista televisivo ed avere buone speranze di essere accolti in varie redazioni.

Pubblicato in Focus

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