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Voto di scambio: ‘usanza’ italiana che non si vuol combattere

È polemica sul voto di scambio e sull’iter per l’approvazione del disegno di legge contro questa pratica: il ddl, già licenziato negli scorsi giorni dalla Camera, è passato al vaglio del Senato scatenando non poche polemiche e discussioni.
Il motivo? Secondo alcuni (su tutti Forza Italia e Grandi Autonomie e Libertà) il disegno di legge così varato sarebbe eccessivamente stringente; dall’altra parte Movimento 5 Stelle e Pd spingono per l’approvazione del ddl così come è adesso.
Ad accendere tensioni e litigi, potere della parola, è stato un semplice avverbio: consapevolmente. Tanto è bastato a creare divisioni.
Si perché l’avverbio ‘consapevolmente’, presente nella originale versione del ddl approvato alla Camera, è stato cancellato grazie ad un emendamento del Movimento 5 Stelle che vi si è opposto.

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Voto di scambio: la legge in Italia

Sembra una questione di lana caprina ma non lo è: perché con la versione originale, ovvero con la presenza dell’ avverbio ‘consapevolmente’, si stabiliva che il voto di scambio potesse considerarsi tale e prefigurarsi come reato soltanto nel caso in cui il politico in questione ha la consapevolezza che la persona con la quale sta trattando lo scambio di voti sia un esponente della criminalità organizzata.
In sostanza, così come era configurato il ddl, l’unico modo per commettere reato sarebbe quello di andare a trattare, consapevolmente per l’appunto, con la criminalità organizzata; “sono un esponente della criminalità organizzata e vorrei scambiare voti in cambio di favori”… “bene, sono un politico e accetto la sua offerta.” Questo l’unico caso per il quale si prefigurerebbe l’ipotesi di voto di scambio. Giudicate voi.

Cos’è il voto di scambio:

Viceversa, togliendo dal disegno di legge l’avverbio ‘consapevolmente’, il voto di scambio sarebbe reato indipendentemente dal fatto che il politico di turno sappia o no che la persona con la quale sta trattando è un esponente della criminalità organizzata.
Che già suona un po’ meglio e sembra più umano. Ma, strano a dirsi, ha fatto andare su tutte le furie alcuni partiti, Forza Italia su tutti, i quali temono di dover dipendere dai magistrati per sapere con chi trattare e con  chi no.
La questione relativa allo scambio elettorale politico-mafioso è piuttosto delicata ed il fatto che questa venga affrontata in parlamento è un passo importante: ricordiamo che lo scambio elettorale politico-mafioso è un reato disciplinato dall’ articolo 416 ter del codice penale.
Il reato fu introdotto tramite decreto legislativo nel 1992, non a caso in piena Tangentopoli, con l’obiettivo di porre un argine ai fitti legami tra politica e criminalità organizzata.

Introduzione del reato nel 1992:

In base a quell’articolo, chi ottiene la promessa di voti da parte di gruppi criminali in cambio di denaro va incontro ad una pena da 4 a 10 anni. Il fatto che soltanto la ricezione di denaro sia considerata reato è di per sé  un fattore limitante.
Anche per questo, oltre che per l’impostazione attuale della legge che non consente un’azione incisiva, si è pensato di modificare la legge sul voto di scambio andando anche a prevedere pene più severe, dai 7 ai 12 anni, rispetto a quelle attuali e dotandosi di armi per poter agire in maniera più risoluta nei confronti di questa tipologia di reato.
Il voto di scambio è, d’altra parte, una triste realtà che caratterizza il nostro paese; non si assiste ad una tornata elettorale nel corso della quale non emergano episodi legati a questa pratica.
Un cancro della democrazia che ha radici profonde in Italia e che assume diverse forme; d’altra parte sono in molti a ‘vendere’ il proprio voto e, soprattutto nelle piccole realtà territoriali, c’è chi controlla una certa quantità di voti ed è in grado di orientare una votazione verso un risultato piuttosto che un altro. Naturalmente in cambio di favori da parte del politico cui si fanno confluire i voti.

Come funziona il voto di scambio:

L’elettore di per sé è come sempre l’ultima ruota del carro; il suo voto vale poco, qualche decina di euro ma in tempo di crisi non si butta niente. Un tempo, ma si parla di decenni fa, vendere il proprio voto poteva valere molto di più, magari anche un posto di lavoro. Oggi con la crisi diffusa si è disposti ad accontentarsi di molto meno.
Come funziona il voto di scambio è quindi facilmente intuibile; in un determinato territorio, preferibilmente circoscritto e con una forte presenza criminale, ci sono ‘referenti’ che controllano e muovono un dato numero di voti.
Questi referenti prendono contatti con il politico di turno che deve essere naturalmente accondiscendente (ma immaginiamo non sia così difficile trovarne), e ‘offrono’ il pacchetto di voti che controllano. Naturalmente non gratis né per ideologia o fede politica.
All’ ultimo posto, come detto, l’elettore che non conta niente e che è disposto a vendere il proprio voto; magari in cambio di un tozzo di pane o giù di lì. Perchè, e questa è un’altra responsabilità della politica, oltre alla necessità che influisce sicuramente sulla decisione finale bisogna valutare anche il fatto che chi vende il proprio voto lo fa perché ritiene che il voto stesso valga zero o giù di lì.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Pierfrancesco Palattella

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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