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Vendo un rene o mi impicco

In provincia di Treviso c’è un ex imprenditore, G.M., 46 anni, di Ponte della Priula, che ha lanciato un appello, non originale in quanto eventi come quelli che lui richiama si verificano ormai ogni giorno nel nostro Paese, ma certamente disperato che dice:
«Sono sano, forte come un lupo e abbastanza giovane: metto in vendita un mio rene per 150mila euro». Spiega i motivi della sua decisione associandoli ai debiti da cui è oberato e alla famiglia che non riesce più a mantenere. Ove non riuscisse a risolvere i problemi che lo angosciano potrebbe prendere l’ulteriore decisione di mettere fine alla propria vita, impiccandosi.
Come hanno fatto tanti altri nelle settimane scorse nel quasi assoluto silenzio dei mezzi d’informazione pubblici e come altri ci si aspetta che facciano, data la drammaticità della crisi economica in atto e l’assoluta lontananza sui problemi esistenziali che stanno vivendo attualmente centinaia di migliaia di famiglie italiane da parte delle varie istituzioni che dovrebbero prendersi carico del problema.

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Fallisce, mette in vendita un rene:

Tornando al caso in questione, il protagonista ha affermato: «Dal 28 maggio sono di nuovo disoccupato, adesso mi arrangio con dei lavoretti, faccio anche il muratore. La casa è andata all’asta e ci viviamo fino a quando non ci sfratteranno. Che futuro posso assicurare alle mie figlie in queste condizioni? Ogni mattina quando mi sveglio non so se impiccarmi e mettere fine a tutto questo o se continuare a vivere. Sono alla ricerca di denaro, disposto a fare qualsiasi lavoro. Non riesco a trovarne uno di stabile e adesso ho deciso. Sono friulano, terra di lavoratori, nato a Pordenone nel settembre del ’64 e dal ’93 mi sono trasferito a Ponte della Priula».
Aggiungiamo noi che si tratta di un uomo che, giunto nel coneglianese, aveva provato ad investire i propri risparmi avviando un’attività in proprio nel settore degli autotrasporti. Racconta ancora:
«Era il 2001 e avevo quattro camion e tante speranze, poi sono iniziate le pendenze con le banche e ho dovuto chiudere. Ho lavorato come operaio autista, alle dipendenze di due aziende locali una delle quali è fallita. Mi sono vista sottrarre la casa è finita all’asta ed acquisita a fine aprile per 80mila euro circa, ma non è bastato. Le banche mi chiedono ancora denaro e io non ne ho più. Sono in mezzo alla strada. Mia moglie lavora da anni, ma non posso pensare che sia sufficiente per tutti noi, comprese le nostre due bimbe piccole. Viviamo ancora nella casa fino a quando non ci sfratteranno. Lo so che qui in Italia non si potrebbe fare, ma io offro il mio rene. È sano, io sono sano e se c’è qualche persona benestante con problemi di salute sono a sua disposizione. Chiedo 150mila euro e prometto che 20mila euro li destinerò per la ricerca».
Non pensiamo che questa storia andrà a finire bene.

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