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Un paese che frana

Dopo la frana di San Fratello, nel messinese, che ha determinato come conseguenza lo sgombero di 1.500 persone, com’era prevedibile anche in altri territori limitrofi, bersagliati da incuria e speculazione negli ultimi anni, senza che le autorità governative facessero nulla per impedire le annunciate tragedie, incombe la paura di altri smottamenti del terreno.
E’ di poche ore fa la notizia che altre 20 famiglie sono state sgomberate a Tusa, a causa di fenomeni franosi. Tale decisione si aggiunge a quella del 14 febbraio inerente 20 ordinanze di sgombero notificate a Sant’Angelo di Brolo.
Quello della Protezione civile si conferma dunque l’impegno più oneroso che deve affrontare nell’oggi il nostro Paese e, per alcuni, il business su cui provare a tutti i costi a mettere le mani nel prossimo futuro.

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Il rischio frane in Italia:

Il “Rapporto Italia 2010”  pubblicato  poche settimane fa dall’Eurispes sottolinea la gravità del rischio frane nel nostro Paese: 5.581 comuni (68,9% del totale) indiziati di problemi geologici ed idraulici, dei quali 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione: ciò si rileva dal report e dai Piani per l’assetto idrogeologico (Pai) redatti. In Campania i comuni a rischio idrogeologico sono 210 su 552, di cui 120 a rischio di colate rapide di fango.
Calabria, Umbria Valle d’Aosta sono le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), seguite da Marche (99%) e Toscana (98%). La Sicilia è undicesima (70%), con 200 comuni a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 49 a rischio frana e alluvione.L’ inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi), sviluppato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), e attivo a partire dal 1996, sino ad oggi ha registrato 485 mila fenomeni franosi che interessano un’area di 20.721 chilometri quadrati, corrispondente al 6,9% del territorio nazionale.
Tuttavia, come sottolinea il rapporto Eurispes, il numero dei fenomeni censito da Iffi, è “largamente sottostimato”: i ricercatori sostengono che “una stima attendibile sia costituita da circa 2 milioni di fenomeni e di conseguenza la percentuale del territorio italiano soggetta a fenomeni in atto superi il 20%”.
Chiunque, alla lettura di questi dati, può rendersi conto del perchè intorno all’attività di intervento statale garantito finora dalla protezione Civile, in tanti si adoperino per fare in modo che i flussi finanziari pubblici nell’ordine di miliardi di euro previsti per gli interventi strutturali che non potranno non avere luogo su questa realtà, sfuggano al controllo di qualsiasi autorità, ma vengano gestiti riservatamente da istituzioni come la presidenza del consiglio o enti da essa dipendenti. Vogliono mettere le mani su un ” malloppo ” facile facile da prelevare, mentre il nostro Paese ” frana” sempre di più.

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