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Tg1: “Arma di distrazione di massa”

“Il TG1 è un’arma di distrazione di massa” ha affermato nelle ore scorse la brava giornalista Rai, Tiziana Ferrario, che condurrà con Ottavia Piccolo la manifestazione del 1 luglio a Piazza Navona, a Roma, per la libertà di informazione e contro i tagli ed i bavagli alla conoscenza e alla cultura, indetta dalla FNSI.
E’ una frase dal significato inquietante, dal momento che la televisione, ed in particolare quella pubblica ed il suo più importante telegiornale è, per molti cittadini italiani, la prima fonte d’informazione, cioè di modelli di comportamento, di idee, di conoscenza del mondo, di proposte politiche e di mobilitazione di interessi.
Soprattutto attraverso i telegiornali, con lo spregiudicato uso della immagini, la trasmissione degli eventi in diretta, la contemporaneità dei testimoni, con la loro capacità di mettere in scena il mondo, si dà avvio alla grande raccolta di pubblico atto a divenire pacchetto di telespettatori da offrire agli inserzionisti pubblicitari che su tali potenziali clienti investono cifre non indifferenti.
Inoltre, essi si presentano, almeno in potenza, come il più importante strumento propagandistico disponibile a partiti e forze politiche, determinando di conseguenza una lotta sfrenata per cercare di influenzarli, o magari di impadronirsi del loro controllo, dividendosene l’influenza o lottizzandoli.

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Le affermazioni di Tiziana Ferrario sul Tg1:

Nel caso del TG1, è sottineso nelle affeemazioni di Tiziana Ferrario, una delle più importanti fonti d’informazione del nostro Paese è stata trasformata in “arma di distrazione di massa” capace di nascondere ai cittadini-utenti fatti di grande rilevanza sociale o di ingigantire eventi che servono allo stordimento e conseguentemente alla distrazione collettiva da problemi fondamentali che riguardano l’intero Paese. 
Ciò è possibile organizzando e manipolando la realtà in funzione degli obiettivi che il telegiornale vuol raggiungere, nascosti dietro la finzione di una descrizione imparziale dei fatti. Per essere disinnescata, “l’ arma di distrazione di massa” deve essere riportata nei binari dell’assoluta oggettività, di una sufficiente completezza, di una certa neutralità, anche se è risaputo quanto tali traguardi non siano assolutamente facili da raggiungere.
Su tale tema, e soprattutto su come un giornale o un giornalista possono influenzare l’opinione del pubblico, Picone Stella, molti anni fa direttore del giornale radio del terzo programma, scrisse: “Basta dare un nome agli uomini che in Grecia combattono contro i governativi per sottointendere un giudizio. Chi li chiama ‘ribelli’ li condanna; chi li chiama ‘insorti’ quasi li assolve; chi li chiama ‘patrioti’ li elogia.”
Ma se le difficoltà descritte sono incontestabili, è noto che la sola garanzia ed unica condizione affinchè si possa giungere ad un’organizzazione delle notizie che salvaguardi in qualche modo il pubblico dei telespettatori dai sistematici tentativi di influenzarlo, si trova nel reale pluralismo delle fonti d’informazione.
Ma sembra che il Tg1 da questo orecchio non ci senta e che voglia continuare a rimanere “l’arma di distrazione di massa” che attualmente è. Chiaramente finchè la rabbia dei cittadini italiani non monterà al punto tale da rendere impossibile questa vergognosa realtà.

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