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Televisione e desiderio: quando la Tv manipola il pensiero

Ha scritto Pier Paolo Pasolini su ‘Rinascita’ nel 1974: “E’ in corso nel nostro Paese una sostituzione di valori e di modelli sulla quale hanno avuto grande peso i mezzi di comunicazione di massa e la televisione in particolare.
Con questo non sostengo che tali mezzi siano negativi: sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo spaventoso di regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani”.
Nell’attuale società incontrollatamente lanciata verso un consumo senza riflessione alcuna sui fattori e gli indotti che ruotano intorno ad esso, provocando gravi conseguenze alle società umane ed al contesto ambientale in cui esse spendono la loro vita, le televisioni spadroneggiano senza contrasto modulando i modelli sociali esistenti e creandone dei nuovi, imponendo mode e linee educative che influiscono notevolmente su una delle più grandi risorse di ogni persona: il suo pensiero.

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Da dove deriva il pensiero?

Il pensiero, ci piace ricordare, ha innata dentro di sè l’essenza della libertà; esso può spaziare in molte direzioni, creando e disfacendo universi, arrivando istantaneamente ovunque, riuscendo a concepire l’infinito, generando persino ciò che non è stato mai pensato. Ma il pensiero deriva, oltre che da fattori irrazionali ancora in gran parte misteriosi, anche e soprattutto dal flusso di informazioni, immagini ed impressioni che ognuno riceve dall’ambiente esterno fin dalla nascita.
Oggi viviamo in una società in cui, grazie soprattutto agli influssi televisivi, l’immaginario è divenuto più importante del reale ed i bisogni fittizi prevalgono su quelli concreti: in tale contesto è sempre più necessaria la riconquista della consapevolezza, perchè solo chi è sveglio e consapevole può sentire il grido muto delle persone, percepire i loro bisogni, accorgersi che qualcuno è prevaricato e quindi agire nel modo più giusto.
Il punto di partenza è la consapevolezza del fatto che le televisioni sono fabbriche di desideri. E il desiderio, com’è noto, è l’elemento attorno a cui si aggregano emozioni e idee: è un motore propulsore capace di portare una vita piena di cose disordinate, impegni, fantasie, obblighi, facendo perdere il senso dell’essenziale.

 

Quali modelli trasmette la televisione:

Attraverso i modelli trasmessi dalle televisioni ci viene fornita una falsa identità fatta di attaccamento verso persone, ruoli ed oggetti che ci danno sicurezza e, loro tramite, restiamo sempre più distratti dalla possibilità di guardare la vita nelle sue profondità più diverse. E’ da ricordare, inoltre, che il desiderio impedisce di vivere nel presente, spostando sempre la nostra mente verso il passato dei rimpianti o nel futuro della speranza.
Detto questo, immaginiamoci una vita dove il desiderio si trovi in uno stato di controllo: preoccupazioni, asservimento, senso di separazione dagli altri scomparirebbero. Non aspettandoci nulla, saremmo più presenti e sinceri; qualunque piega la vita prendesse, la accetteremmo senza rimpianti e proteste. Sarebbe possibile la vera obiettività perchè la mente, non più agitata da questa o quella bramosia, resterebbe tranquilla come uno specchio d’acqua trasparente e calma.
Ed a chi potrebbe obiettare che il desiderio fa parte della condizione umana per cui è impossibile eliminarlo, si potrebbe rispondere con i tanti casi di chi è riuscito a raggiungere la serenità conseguente al suo controllo, attraverso un razionale distacco. Perchè il desiderio colora la percezione, intensifica e potenzia le emozioni, influenza le idee e le immagini mentali, oltre a determinare i comportamenti degli individui.
Basta dunque essere consapevoli di ciò, per trovarsi davanti orizzonti nuovi che portano ad una trasformazione interiore capace di influire positivamente sulla crescita personale e sul ritrovamento della propria dimensione umana.

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