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Scoperta la chiave della felicità

Finalmente possiamo essere felici di conoscere i motivi della nostra infelicità. E’ una questione di soldi: finchè avremo entrate di poco superiori ai 1.000 euro al mese, appena sufficienti per sopravvivere, la felicità possiamo scordarcela. E non si pensi assolutamente che quanto stiamo affermando sia una semplice battuta: ci sono prove scientifiche inconfutabili che lo confermano.
La dimostrazione proviene da un accurato studio condotto da due professori della Princeton University, Angus Deaton e Daniel Kahneman (Premio Nobel per l’economia nel 2002), che, dati alla mano, comparano il livello di benessere soggettivo con l’entità del nostro conto in banca. Più esso sale, più cresce il nostro benessere.
E’ incontestabile l’analisi dei risultati del sondaggio Well-Being Index svolto su 450.000 americani nel 2008-2009 dalla società di rilevazione Gallup Organization. Ditelo al ministro Tremonti, che ci tartassa spregiudicatamente rendendoci la vita grama e problematica.

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Felicità e condizioni economiche:

Diteglielo che può contribuire alla nostra felicità mettendoci in condizioni economiche diverse. Comunicategli i risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che ha analizzato due diversi tipi di benessere

  1. il benessere emotivo, relativo alla qualità delle emozioni e delle esperienze quotidiane individuali (frequenza e intensità di gioia, stress, tristezza, rabbia, affetto), che rendono felice o infelice una persona
  2. la percezione che ogni individuo ha della propria vita

Da esso studio emerge evidentemente, infatti, che quando il reddito aumenta, la percezione del proprio stile di vita cresce in modo costante. Anche il benessere emotivo cresce con il reddito, ma solo fino alla soglia dei 75.000 dollari annui (circa 60.000 Euro), valore oltre il quale la crescita si arresta.
Aveva dunque ragione Dostoevskij che, nella sua opera “Diario di uno scrittore”, sosteneva che “La più grande felicità è conoscere le cause dell’infelicità!”.

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