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Rai, cattiva maestra

Osservando i comportamenti mantenuti ultimamente dalla nostra tv pubblica, vengono spontanee alcune considerazioni che ci aiutano a comprendere il distacco che si è creato tra l’azienda ed i cittadini – utenti.
In primis, la dirigenza della Rai sembra non aver ancora compreso bene quello che sta accadendo nella società italiana, soprattutto nelle fasce giovanili che vivono intensamente il mondo della rete Internet, in seguito all’avvento di rivoluzionari strumenti di rapida comunicazione quali i social network, Facebook su tutti.
Per molti versi la tv pubblica italiana vive ancorata al passato; sembra, la Rai, non avvertire il fiato sul collo con cui sarà costretta a convivere da adesso in poi in considerazione del fatto che, ogni notizia, grazie alla rivoluzione democratica di internet può correre velocemente di bocca in bocca senza censura alcuna. 
Nè sembra aver ancora valutato bene le conseguenze delle azioni di protesta che vaste masse di cittadini stanno sempre più spesso organizzando contro il suo operato e che potrebbero sfociare presto in pesanti pressioni nei confronti delle aziende che in essa investono rilevanti somme per la pubblicità.

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Rai e casi di oscuramenti mediatici:

Non sta tenendo in alcun conto, inoltre, il fatto che la sua immagine, per quanto riguarda il servizio pubblico che offre, rischia di essere offuscata sempre più dai suoi comportamenti di oscuramento mediatico (ormai completamente scoperti) inerenti molte questioni sociali aperte attualmente nel Paese, che sono argomento di dibattito quotidiano e di istanze civili da parte di moltissimi cittadini. 
Al riguardo è di poche ore la notizia della protesta messa in atta sotto la sede Rai di viale Mazzini, a Roma, dai cittadini aquilani che si sentono sempre più traditi da un servizio pubblico che da diverso tempo sembra averli dimenticati e che, come se non bastasse, è riuscito a non dare notizia di una manifestazione di ben 20.000 persone avvenuta nel capoluogo abruzzese pochi giorni fa.
Proprio adesso, ci si chiede, che le pecche della ricostruzione post – terremoto iniziano a venire fuori si assiste a questo atto di censura nei principali telegiornali e si lascia passare il messaggio che a l’Aquila vada tutto bene.

 

Connivenze con esponenti del Governo:

Quello intrapreso dalla Rai assomiglia sempre più ad un tunnel senza uscita, un percorso che potrebbe segnarne inesorabilmente il crollo; la tv pubblica sembra non tenere nella opportuna considerazione, infatti, nemmeno gli insegnamenti di recenti esperienze fatte quando alcune intercettazioni telefoniche hanno chiarito esaustivamente al pubblico i rapporti di scambio intercorrenti tra i suoi vertici ed i responsabili di governo.
Da quegli eventi, divenuti di dominio collettivo, si è evidenziata la continua genuflessione di parte della sua più alta dirigenza nei confronti dei poteri forti provocando una caduta di credito verticale nei telespettatori che si sono sentiti traditi nel rispetto per il criterio di imparzialità da cui la televisione pubblica dovrebbe essere guidata.
Tutto ciò rischia di trasformarsi presto in difficoltà di ogni genere nel reperimento di risorse finanziarie, dal momento che sarà sempre più difficile conservare quei pacchetti di telespettatori-consumatori richiesti dal mercato pubblicitario, a causa del crollo di affidabilità coincidente con l’allargamento dello spettro dei suoi concorrenti determinato dall’avvento di tecnologie sempre più invasive che già, pur all’inizio del loro processo, fanno sentire il loro determinante peso.
Nè tantomeno tutti i comportamenti sopra elencati sembrano tener in alcuna considerazione il fatto che una tv pubblica, proprio in quanto tale, dovrebbe svolgere, oltre a quella informativa, una funziona educativa per il proprio paese.
Ancora una volta, in sostanza, siamo costretti a ricordare il pensiero di uno dei più grandi maestri del secolo scorso, Karl Popper, che definiva la televisione “cattiva maestra” spiegandone approfonditamente i pericoli in essa insiti, riguardo, soprattutto, l’educazione sociale.

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