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Precarietà: dagli stranieri ai cittadini de L’ Aquila

Per via della crisi che ha falcidiato molte attività produttive nel nostro Paese, sono tanti gli stranieri che sono stati costretti ad iscriversi ai Centri per l’ impiego per ottenere il permesso di soggiorno per attesa occupazione; l’attuale legislazione italiana riserva loro soltanto sei mesi di tempo per trovare un nuovo lavoro, in caso contrario diventeranno irregolari.
Ci sembra una legge non particolarmente attenta al rispetto di quelle regole civili e solidali che dovrebbero contraddistinguere un Paese, quale quello nostro, che in fatto di emigrazione ha una lunga serie di esperienze alle spalle. Tra l’altro è eccessivamente punitiva nei confronti dei lavoratori più deboli rappresentati, per lo più, dagli immigrati.
Per fare un esempio, la legge 189/2002, la cosiddetta Bossi-Fini, stabilisce che il lavoratore immigrato possa ricevere la pensione soltanto al compimento del sessantacinquesimo anno di età e non per anzianità lavorativa.

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Criticità della Bossi – Fini e precarietà degli aquilani:

Così se il lavoratore, passati i sei mesi di ricerca di un nuovo lavoro, dovesse accorgersi  che non c’ è più prospettiva occupazionale nel nostro Paese, facilmente potrebbe decidere di far ritorno al suo paese di origine. E se, per ipotesi, non ha lavorato per almeno cinque anni e, tra l’altro, dovesse essere assente un accordo di reciprocità tra il suo Paese e l’ Inps, i contributi da lui versati andranno perduti e resterebbero in Italia.
A questo proposito, diverse sedi Inps hanno evidenziato molti casi di immigrati che, rientrati nel paese di origine anche dopo parecchi anni di lavoro in Italia, al compimento del sessantacinquesimo anno non hanno presentato domanda di riscossione della pensione, probabilmente per la mancata conoscenza della normativa. Ecco l’importanza dell’informazione.
Ci viene in mente, paradossalmente, la situazione precaria che stanno vivendo i cittadini aquilani, stranieri nel loro stesso paese, utilizzati nella loro tragedia, legata al terremoto, dai media televisivi per la realizzazione di spot propagandistici per le elezioni regionali all’epoca incombenti, e alla fine abbandonati al proprio destino perchè la visione delle condizioni reali in cui attualmente si trovano non produce quelle positività richieste dai padroni delle televisioni ai loro subalterni che si sforzano fedelmente di adempiere alle disposizioni superiori ricevute.
Per fortuna gli abruzzesi sono una componente molto “tosta” della società italiana e sanno conquistarsi il rispetto cui hanno diritto. Ed è una fortuna loro, ma anche dell’intero popolo italiano.

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